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	<title>SMamma &#187; primo legame</title>
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	<description>...perché essere mamma non è un gioco!</description>
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		<title>Due anni insieme per una vita felice</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 21:01:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Contrordine dall&#8217;Inghilterra: il &#8220;guru&#8221; del parto in acqua e ginecologo delle star Yehudi Gordon, afferma in un articolo sul <a href="http://www.dailymail.co.uk/femail/article-1191263/Dont-work-years--want-happy-baby.html" target="_blank">DailyMail</a> che per essere sereno, e avere una vita felice, un bambino deve passare i primi due anni di vita a stretto contatto con la mamma.<br />
<span id="more-1947"></span><br />
Il titolo è precisamente &#8220;Don&#8217;t go back to work for two years &#8211; if you want a happy baby&#8221;. Pfiuu, mica poca cosa. Anche perché il Dottore sottolinea come stress, ansia e insicurezze che ci portiamo dietro tutta la vita siano dovute al trauma del distacco prematuro dai genitori, in particolare dalla mamma. E dichiara: &#8220;Maternity policy places emphasis on the nine months leading up to birth and not enough on the years after&#8221;. Affermazione che, sinceramente, mi sento di sottoscrivere appieno.</p>
<p>Gordon prosegue spiegando come è importante che il bambino e la madre possano coltivare il loro legame nel corso dei primi due anni, anche dormendo insieme o perlomeno nella stessa stanza. L&#8217;allontanamento precoce dalla mamma è motivo di stress e di ansia da separazione per il bambino, che potrebbe &#8220;interiorizzare&#8221; questi sentimenti per sempre. In effetti, il consiglio del medico è che, ove possibile, la mamma si dedichi interamente al figlio per 24 mesi, posticipando il rientro al lavoro.</p>
<p>Lo strumento migliore per ogni madre sarebbe, infatti, il proprio istinto naturale che deve però essere sviluppato attraverso un&#8217;interazione costante con il proprio bambino. In una parola, creare un legame, progetto al centro del nuovo programma di Gordon.</p>
<p>Le polemiche di risposta non sono mancate, naturalmente. Non ultima, <a href="http://www.lastampa.it/" target="_blank">LaStampa</a> che ha riportato <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200906articoli/44556girata.asp" target="_blank">la notizia</a>, ha interpellato Silvia Vegetti Finzi, nota psicologa, che ha definito opportuno l&#8217;ammonimento di Gordon</p>
<blockquote><p>perché i bambini non hanno voce, perchè certe madri affermano: «Lo mando al nido, così socializza», senza capire che a pochi mesi non ce n’è bisogno. Oppure: «Sta tanto bene con la babysitter!», che magari non sa l’italiano. Li vedi, questi bambini con gli occhi sgranati, la bocca aperta, la faccia umida, un po’ intontita. E’ il segno di un cattivo adattamento, anche se al nido non piangono. Ecco spiegata una generazione di figli ansiosi, insicuri.</p></blockquote>
<p>E controbatte:</p>
<blockquote><p>«A Gordon vorrei rispondere con le parole di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Winnicott" target="_blank">Donald Winnicott</a>. Il bambino non esiste: esiste la relazione. Se la madre è angosciata perché non ha potuto riprendere il lavoro, vedrà il figlio come un problema. Quanto al lettone: c’è un compagno che non può essere estromesso. Le donne hanno il difficile compito di trovare una mediazione. A ognuna tocca scalare il suo Everest personale».</p></blockquote>
<p>Che la Vegetti Finzi sia una donna illuminata non sono certo io la prima a dirlo. Davvero, ogni Everest è personale, ogni mamma crea il suo rapporto unico e irripetibile. Comunque, una delle frasi che più ho usato come mantra nella mia &#8220;maternità&#8221; è <em>un giorno alla volta</em>. Che è uno dei motti dell&#8217;anonima alcolisti :-O</p>
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