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	<title>SMamma &#187; nativi digitali</title>
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	<description>...perché essere mamma non è un gioco!</description>
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		<title>Topolino, dalla carta all&#8217;iPad</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 10:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo storico settimanale a fumetti di casa Disney, sempre al passo con i tempi, interagisce con i nativi digitali e diventa piattaforma integrata tra carta, web e tablets
The Walt Disney Company Italia è lieta di annunciare il nuovo progetto editoriale dello storico settimanale a fumetti di casa Disney: una piattaforma integrata che rende sinergici il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo storico settimanale a fumetti di casa Disney, sempre al passo con i tempi, interagisce con i nativi digitali e diventa piattaforma integrata tra carta, web e tablets<span id="more-3699"></span></p>
<p><a href="http://www.smamma.net/tag/disney/" target="_blank">The Walt Disney Company Italia</a> è lieta di annunciare il nuovo progetto editoriale dello storico settimanale a fumetti di casa Disney: una piattaforma integrata che rende sinergici il magazine e il <a href="http://www.topolino.it/home" target="_blank">nuovo sito</a>, anche grazie all’arrivo sull’<a href="http://www.smamma.net/tag/ipad/" target="_blank">iPad</a>, per interagire con la generazione dei <a href="http://www.smamma.net/tag/nativi-digitali/" target="_blank">nativi digitali</a>.</p>
<p>Topolino, il magazine che ancora oggi appassiona intere generazioni, è <strong>il primo periodico a fumetti per ragazzi in Italia a essere disponibile anche su iPad</strong>, continuando al tempo stesso a garantire i classici contenuti a cui i lettori sono affezionati. Le storie a fumetti, rese uniche dal talento artistico di sceneggiatori e disegnatori, mantengono la loro inconfondibile identità, e da oggi si potranno sfogliare anche sullo schermo di un device.</p>
<p>«Il pubblico del settimanale a fumetti di casa Disney è quello definito dei “Nativi Digitali”, i ragazzi che hanno imparato a leggere davanti a uno schermo; quelli che, anziché voltare pagina, cliccano; quelli che leggono ma anzitutto navigano&#8230;» – ha commentato <strong>Valentina De Poli</strong>, direttore di Topolino.</p>
<p>La lettura digitale di Topolino risulta ancor più naturale grazie al fatto che nel traferimento su iPad il magazine mantiene quel particolare formato che ha tanto contribuito al suo successo! Nella versione iPad il giornale è maggiormente interattivo e permette, grazie a un semplice click, di scoprire nuovi contenuti, accedendo al sito <a href="http://www.topolino.it/home" target="_blank">www.topolino.it</a> tramite le inconfondibili etichette nere e gialle cliccabili, disseminate tra le pagine del giornale.</p>
<p>Il progetto editoriale del magazine include, infatti, anche un nuovo sito, una finestra sempre aperta sul mondo di Topolinia, un luogo magico dove vivono i personaggi più amati del fumetto e con cui i ragazzi possono interagire, creandosi il proprio avatar personalizzato grazie alla straordinaria “avatar machine”.</p>
<p><a href="http://www.topolino.it/home" target="_blank">Topolino.it</a> ha un’ampia sezione dedicata ai giochi dove i visitatori si potranno cimentare in mille sfide all’ultimo “topopoint”, ognuno con il proprio avatar personalizzato. Nella homepage è sempre visibile la classifica dei migliori giocatori che si potranno aggiudicare i fantastici premi messi in palio periodicamente dalla redazione. Attraverso il sito, è possibile entrare in una community Disney, per interagire con i personaggi del fumetto e con i giornalisti della redazione, ciascuno presente con il proprio blog.</p>
<p>I richiami al sito sono presenti anche sulla versione cartacea, per andare verso una sempre maggior sinergia tra carta e online. Sulla carta, come sull’iPad, mantenendo l’inconfondibile identità di Topolino, il magazine dal 6 luglio è disponibile con una nuova veste grafica, che cambia volto alla sezione dei redazionali presenti sul giornale.</p>
<p>Per sfogliare Topolino su iPad, o su computer, è necessario abbonarsi al magazine dal sito <a href="http://abbonamenti.disney.it/" target="_blank">www.abbonamenti.it</a>. Registrandosi al sito e acquistando l’abbonamento, si riceveranno username e password per leggere il magazine dal sito stesso, oppure dall’iPad dopo aver scaricato dall’app store l&#8217;applicazione gratuita <strong>abbonamenti.it</strong>.</p>
<p><em>Comunicato stampa</em></p>
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		<title>Quando mio figlio vorrà aprirsi un blog</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 23:19:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La semplificazione delle piattaforme di blogging apre, secondo Mashable, gli orizzonti dell&#8217;impegno genitoriale. Tips&#38;tricks autorevoli per aiutare vostro figlio a muovere i primi passi online consapevolmente
L&#8217;articolo, segnalato alla famiglia da Benedetta &#8211; Labna.it, si intitola How to help your child set up a blog ed è ricco di spunti interessanti. Preciso: non credo sia fondamentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La semplificazione delle piattaforme di blogging apre, secondo Mashable, gli orizzonti dell&#8217;impegno genitoriale. Tips&amp;tricks autorevoli per aiutare vostro figlio a muovere i primi passi online consapevolmente<span id="more-3076"></span></p>
<p>L&#8217;articolo, segnalato alla famiglia da <a href="http://www.labna.it/" target="_blank">Benedetta &#8211; Labna.it</a>, si intitola <a href="http://mashable.com/2010/10/03/help-children-blog/">How to help your child set up a blog</a> ed è ricco di spunti interessanti. Preciso: non credo sia fondamentale avere un blog nella vita, non credo che un blog debba necessariamente contenere informazioni personali o essere un diario online, mi piace moltissimo fare i collage con le foglie ma se tra qualche anno un insegnante volesse proporre alla classe di mio figlio di aprire un blog sull&#8217;autunno, sui dinosauri o sui gladiatori sarei decisamente entusiasta (e probabilmente anche un po&#8217; pignola ma tant&#8217;è).</p>
<p>Credo, in effetti, che aprire un blog con i figli e con il tempo aiutarli nel lanciare un progetto tutto loro possa essere educativo per quelli che, a tutti gli effetti, vengono definiti nativi digitali. L&#8217;autrice di <a href="http://kidslearntoblog.com/" target="_blank">KidsLearnToBlog.com</a> consiglia a tutti i genitori cinque semplici regole per sostenere adeguatamente i ragazzi in questa esperienza.</p>
<p><strong>1. Impara tu stesso a bloggare</strong> (ola delle mamme blogger in sottofondo)<br />
<strong>2. Scegli una piattaforma adeguata</strong> (molte quelle in lingua inglese pensate per i minori)<br />
<strong>3. Insegna a tuo figlio le regole della sicurezza online</strong><br />
<strong>4. Esalta l&#8217;esperienza educativa</strong> (post ortograficamente e grammaticalmente corretti, uso di tool grafici per foto, &#8220;muoversi&#8221; in rete alla ricerca di notizie )<br />
<strong>5. Monitora quel che tuo figlio posta online</strong></p>
<p>Mashable riporta l&#8217;esperienza di ragazzino di undici anni fondatore e autore di un <a href="http://technewskids.com" target="_blank">blog dedicato alla tecnologia</a> diventato così autorevole da essere invitato alle conferenze stampa della Apple. Il racconto e il punto di vista dei genitori, per esempio sul fatto che il ragazzo non pubblichi foto o che rediga post su un tema informativo e non inerenti la sua vita, credo descrivano bene un approccio formativo, creativo e &#8220;sicuro&#8221; nei confronti di un media con cui i nostri figli dovranno necessariamente confrontarsi.</p>
<p>Un po&#8217; come quando a scuola si faceva il giornalino di classe&#8230; Dal momento, però, che non si sa se la scuola italiana potrà garantire anche questo tipo di esperienza, tanto vale portarsi avanti.<br />
Non dico proprio tutti <em>geek </em>ma almeno <em>tech-savy</em> sì.</p>
<p>(Noi aspettiamo di saper leggere e scrivere quantomeno e per il momento ci godiamo il collage di foglie autunnali)</p>
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		<title>Generazione Kindle (e iPad)</title>
		<link>http://www.smamma.net/2010/03/generazione-kindle-e-ipad/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 08:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; di qualche settimana fa un interessante articolo sull&#8217;accelerazione del gap generazionale dovuto alla velocità del progesso tecnologico.
L&#8217;articolo è apparso su D di Repubblica il 20 febbraio.
Il kindle nella culla
La velocità del progresso tecnologico accelera il gap generazionale anche tra bambini. Ecco quello che un 11enne ha da imparare da una 4enne
di Brad Stone
Mia figlia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; di qualche settimana fa un interessante articolo sull&#8217;accelerazione del gap generazionale dovuto alla velocità del progesso tecnologico.</p>
<p>L&#8217;articolo è apparso su <a href="http://dweb.repubblica.it/" target="_blank">D di Repubblica</a> il 20 febbraio.<span id="more-2786"></span></p>
<p><strong>Il kindle nella culla</strong><br />
<em>La velocità del progresso tecnologico accelera il gap generazionale anche tra bambini. Ecco quello che un 11enne ha da imparare da una 4enne</em><br />
di Brad Stone</p>
<p>Mia figlia di 2 anni qualche tempo fa mi ha sorpreso con quattro semplici parole: &#8220;Il libro di papà&#8221;. Stava indicando il mio lettore elettronico <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amazon_Kindle" target="_blank">Kindle</a>. E&#8217; una bimba che ha appena cominciato a parlare, ma sta rivelando che i semi del divario tra la mia e la sua generazione sono già stati piantati. Ha identificato il Kindle come un sostituto delle parole stampate su carta; nonostante sia stato io a volerlo e sia io il principale utilizzatore, non mi sono ancora del tutto abituato all&#8217;idea. Inevitabilmente, il suo modo di vedere il mondo sarà influenzato dalle nuove diavolerie tecnologiche, come il Kindle, e da tutta una serie di congegni a metà tra il magico e il ludico come il nuovo cellulare Nexus One di Google o il <a href="http://www.apple.com/it/ipad/" target="_blank">tablet ultrapiatto Apple</a>, da poco sul mercato. Imparerà nuove parole attraverso libri digitali, utilizzerà <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Skype" target="_blank">Skype</a> per videochattare con parenti e amici lontani e giocherà con le applicazioni per<a href="http://www.apple.com/it/iphone/" target="_blank"> iPhone</a> studiate per i più piccoli: la sua visione del mondo e il suo approccio alla vita saranno sicuramente diversi rispetto ai suoi genitori. E non solo. I bambini che oggi hanno 10 anni non sono cresciuti con tutta questa tecnologia e ciò mi porta a concludere che &#8211; anche in questo caso &#8211; il suo modo di approcciarsi al mondo sarà del tutto diverso rispetto alla generazione di ragazzini che l&#8217;hanno preceduta. Questo fenomeno è sotto la lente di <strong>alcuni ricercatori che teorizzano che il ritmo sempre più rapido dell&#8217;avanzamento tecnologico può portare a gap fra mini-generazioni</strong>, e che la formazione di questi distinti gruppi di bambini sia in unica istanza influenzata dai dispositivi tecnologici con i quali hanno avuto a che fare durante le prime fasi dell&#8217;apprendimento.</p>
<p>&#8220;In un gruppo composto da soggetti la cui differenza d&#8217;età può variare di 2, 3 o 4 anni, il modo di approcciarsi alla tecnologia è completamente diverso&#8221;, dice Lee Rainie, direttore del Pew Research Center&#8217;s <em>Internet and American Life Project</em>. &#8220;Nei college, gli studenti rimangono perplessi quando osservano ciò che fanno i ragazzi del corso successivo. E viceversa. La tecnologia ha accelerato il processo di differenziazione tra generazioni&#8221;. Risultato? Le generazioni più giovani hanno un approccio molto particolare nei confronti della vita di tutti i giorni e le loro aspettative suscitano un certo interesse nella comunità scientifica.</p>
<p>La figlia di 3 anni di un mio amico, ad esempio, è talmente abituata all&#8217;iPhone di papà che, di fronte al laptop, tocca lo schermo &#8211; anziché la tastiera &#8211; aspettandosi una reazione. A Natale la mia nipotina di 4 anni ha ricevuto in regalo uno <a href="http://www.zhuzhupets.com/" target="_blank">Zhu-Zhu</a> (<strong>criceto tecnologico</strong> che va per la maggiore); ho fatto notare che il giocattolo era essenzialmente un robot con alcune funzioni base per evitare gli ostacoli. Lei mi ha spiazzato, puntualizzando che non si trattava di un robot: &#8220;è un cucciolo&#8221;. Questi gap tra minigenerazioni sono riscontrabili anche se si osserva il modo di comunicare o di divertirsi. Da un&#8217;indagine del<em> Pew Research Center</em> emerge infatti che l&#8217;utilizzo degli sms è pari al 68% nei teenager e al 59% nei ventenni. Ancora più evidente il divario nei risultati sull&#8217;online game: 78% contro un misero 50%. Larry D. Rosen, docente di psicologia alla California State University Dominguez Hills e autore di Rewired: <em>Understanding the iGeneration and the Way They Learn</em> (<strong>Riconnessi: comprendere la iGeneration e i processi di apprendimento</strong>), ha delineato una netta distinzione tra ciò che definisce la <strong>Net Generation</strong> &#8211; composta da soggetti nati negli anni Ottanta &#8211; e la <strong>iGeneration dei nati dagli anni Novanta</strong> in poi. Dalle ricerche del professor Rosen emerge che i ventenni della Net Generation trascorrono un paio d&#8217;ore al giorno tra conversazioni telefoniche e mail; la iGeneration invece preferisce gli sms, guarda meno la tv e comunica tramite sistemi di messaggistica istantanea. Inoltre i più giovani si aspettano una risposta immediata quando comunicano, &#8220;anche dai loro insegnanti e da tutte le persone con cui interagiscono, perché la loro esperienza li ha abituati in questo modo. Sono già diversi dai loro fratelli o sorelle maggiori&#8221;.</p>
<p>Oggetto della ricerca di Mizuko Ito &#8211; antropologo culturale e ricercatore associato dell&#8217;Humanities Research Institute presso l&#8217;Università della California &#8211; è il <strong>boom dei mondi virtuali e dei giochi online </strong>(come Club Pinguin o Moshi Monsters) che attirano moltissimi ragazzini. Il dottor Ito ha concluso che <strong>i bambini che trascorrono molto tempo in questi ambienti virtuali tendono a non fare una grande differenza tra amici reali e amici in rete</strong>: per loro l&#8217;interazione virtuale è appagante quanto andare a un party il venerdì sera. E si dimostrano molto più a loro agio seduti davanti al pc che a una festa abbandonati su un divano. Per certi versi &#8211; aggiunge Ito &#8211; ciò potrebbe garantire loro un potenziale creativo maggiore rispetto alle generazioni che li hanno preceduti, e farli risultare più interessanti per il mercato: &#8220;Prima i ragazzini venivano considerati un target da raggiungere, meri consumatori che acquistavano tutto ciò che veniva proposto, oggi non è più così&#8221;. Un altro fattore di distinzione tra generazioni è che <strong>i bambini sono in grado di occuparsi di più attività contemporaneamente</strong>. Dagli studi condotti dal professor Rosen emerge che i ragazzi dai 16 ai 18 anni riescono a gestire mediamente sette attività nello stesso arco di tempo, tra mandare sms, fare una conversazione online e collegarsi a Facebook. Il tutto, ovviamente, mentre guardano la tv. I ventenni ne possono gestire fino a sei e i trentenni ancora meno (circa cinque e mezzo). Essere versatili è indubbiamente positivo durante il tempo libero, ma ci si chiede se i giovanissimi siano in grado di mantenere la dovuta concentrazione a scuola o al lavoro, come avevano imparato &#8211; ai tempi &#8211; i loro predecessori. Dubbio condiviso da Vicky Rideout, vice presidente della <em>Kaiser Family Foundation</em>: &#8220;Mi preoccupa che le nuove generazioni potrebbero non riuscire a rimanere concentrate nei momenti in cui è necessario&#8221;.</p>
<p>Per dare una risposta attendibile, la Fondazione pubblicherà presto i risultati spiazzanti di un sondaggio condotto su un campione di bambini e adolescenti per studiare il loro rapporto con le nuove tecnologie e i nuovi media. Anche rispetto al concetto di privacy, i piccoli dell&#8217;età di mia figlia hanno un approccio molto più rilassato. L&#8217;idea di un cellulare o di un altro dispositivo elettronico in grado di mappare in ogni momento la tua posizione e di dichiarare &#8211; seppur a una lista di &#8220;amici&#8221; &#8211; le tue coordinate geografiche, per noi è semplicemente spaventoso. Per loro non lo è affatto. Ma le prossime ondate di giovanissimi internauti e di utenti smartphone considereranno questi geo-localizzatori come frutto di una seconda natura, e lo stesso discorso varrà per software e hardware. Ed è qui che le aziende si leccano i baffi. Mia figlia e i suoi amichetti non si troveranno mai al di fuori della &#8220;griglia&#8221; e probabilmente si aspetteranno di ricevere messaggi pubblicitari dal negozio presso il quale si trovano a passeggiare. O di sapere in tempo reale l&#8217;esatta posizione degli amici, per poterli raggiungere in ogni momento. &#8220;Abituarsi sin da piccoli a qualcosa di completamente nuovo è più semplice rispetto a chi deve disimparare ciò che ha già appreso&#8221;, dichiara Raine del Pew Research Center. Non è ancora chiaro se queste differenze tra micro-generazioni siano destinate a svanire &#8211; plausibile, qualora i ragazzini con qualche anno in più si avvicinino velocemente alle tecnologie più recenti &#8211; o a marcare ulteriormente la linea di separazione tra i gruppi. In ogni caso, <strong>bambini, teenager e giovani adulti avranno qualcosa in comune: condivideranno online ogni minuto della loro esistenza, compreranno prodotti in rete e gestiranno tutto con un unico avanzatissimo dispositivo tecnologico. </strong>Per loro il Kindle non sarà altro che un libro. E i genitori? Scollegati. <em>(The New York Times News Service)</em></p>
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		<title>Internet for peace&#8230; Un affare da mamme</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 09:00:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Perlomeno da Mamme 2.0&#8230; Di certo, siamo tutte mamme di nativi digitali ed è bello pensare che Internet possa davvero essere uno strumento di pace, conoscenza, condivisione&#8230;
Lanciata da Wired, la candidatura al Nobel per Internet è letteralmente esplosa sul web (e ci mancherebbe) raccogliendo consensi  e plausi. Qui trovate un post per sapere tutto quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perlomeno da <a href="http://www.smamma.net/category/mamme-2.0/" target="_blank">Mamme 2.0</a>&#8230; Di certo, siamo tutte mamme di <a href="http://www.smamma.net/tag/nativi-digitali/" target="_blank">nativi digitali</a> ed è bello pensare che Internet possa davvero essere uno strumento di pace, conoscenza, condivisione&#8230;<span id="more-2471"></span></p>
<p>Lanciata da Wired, la candidatura al Nobel per Internet è letteralmente esplosa sul web (e ci mancherebbe) raccogliendo consensi  e plausi. <a href="http://www.gabrielelunati.com/2009/11/18/a-internet-il-nobel-per-la-pace-una-proposta-di-wired/" target="_blank">Qui</a> trovate un post per sapere tutto quello che c&#8217;è da sapere.</p>
<p>Sotto, segnalo un video che racconta perché il Premio Nobel a Internet sarebbe meritatissimo! Insomma&#8230; informatevi e sostenete anche voi <a href="http://www.internetforpeace.org/" target="_blank"><strong>Internet for Peace</strong></a>: avete quasi un anno di tempo, nessuna scusa!</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/BODi13iX5xw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/BODi13iX5xw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Via | <a href="http://www.gabrielelunati.com" target="_blank">GabrieleLunati.com</a></p>
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		<title>Nativi digitali, istruzioni per l&#8217;uso</title>
		<link>http://www.smamma.net/2009/06/nativi-digitali-istruzioni-per-luso/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 20:52:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo L&#8217;immaginario prigioniero, arriva in libreria Nati con la rete. La prima generazione cresciuta su Internet. Istruzioni per l&#8217;uso.

 E&#8217; uscita in Italia la traduzione del libro di John Paltrey e Urs Gasser Born digital, un progetto interdisciplinare collaborativo del Berkman Center di Harvard e del Centro di ricerche di Information Law all&#8217;università di St. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo <a href="http://www.smamma.net/2009/05/i-nativi-digitali-secondo-lastampait/" target="_blank">L&#8217;immaginario prigioniero</a>, arriva in libreria <a href="http://www.ibs.it/code/9788817031653/palfrey-john-gasser-urs/nati-con-la-rete.html" target="_blank">Nati con la rete. La prima generazione cresciuta su Internet. Istruzioni per l&#8217;uso</a>.</p>
<p><span id="more-1903"></span></p>
<p><a href="http://www.smamma.net/wp-content/uploads/2009/06/naticonlarete.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1904" style="margin: 5px;" title="naticonlarete" src="http://www.smamma.net/wp-content/uploads/2009/06/naticonlarete.jpg" alt="" width="200" height="305" /></a> E&#8217; uscita in Italia la traduzione del libro di John Paltrey e Urs Gasser <a href="http://borndigitalbook.com/" target="_blank">Born digital</a>, un progetto interdisciplinare collaborativo del Berkman Center di Harvard e del Centro di ricerche di Information Law all&#8217;università di St. Gallen.<br />
Un libro, come ben spiega <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=2" target="_blank">Anna Masera</a>, che si rivolge a genitori, educatori e insegnanti che ancora non hanno confidenza con le nuove tecnologie. Di più: pare che questo libri finalmente spazzi via un po&#8217; di stereotipi e non getti panico e diffidenza su Internet e dintorni.</p>
<p>Sempre citando la Masera,</p>
<blockquote><p>Secondo Palfrey, che insegna legge ad Harvard, dobbiamo scegliere: andare avanti e abbracciare la tecnologia e i nuovi media responsabilmente, ammettendo il loro crescente ruolo nelle nostre vite, o arrenderci alla paura e limitare la crescita e la creatività che la tecnologia può alimentare.</p></blockquote>
<p>Direi che almeno su questo possiamo star sereni: la nostra scelta è già stata fatta <img src='http://www.smamma.net/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>I &#8220;nativi digitali&#8221; secondo LaStampa.it</title>
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		<pubDate>Tue, 26 May 2009 21:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mamme 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[bambini e internet]]></category>
		<category><![CDATA[bambini e nuove tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[nativi digitali]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprendo un articolo comparso sulla Stampa in cui si predice un futuro multitasking per i bambini cresciuti alle prese con cellulari e videogames. Prepariamoci.

Fin dalla culla giocano con il telefonino di mamma, quando ancora gattonano sono già padroni di telecomando e videogame. Così, ai tempi della scuola materna, sanno leggere senza problemi le icone di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo un articolo comparso sulla <a href="http://www.lastampa.it" target="_blank">Stampa</a> in cui si predice un futuro multitasking per i bambini cresciuti alle prese con cellulari e videogames. Prepariamoci.<br />
<span id="more-1874"></span></p>
<blockquote><p>Fin dalla culla giocano con il telefonino di mamma, quando ancora gattonano sono già padroni di telecomando e videogame. Così, ai tempi della scuola materna, sanno leggere senza problemi le icone di tv, computer e videoregistratore. E sfidano i grandi ai videogame. «Dal 2000 circa in poi il genere umano ha subito un’ulteriore evoluzione. Dopo l’Homo sapiens sapiens è la volta della generazione dei “nativi digitali”. Una nuova umanità “figlia” di cellulari e videogiochi, che ha già un cervello diverso dal nostro». A “fotografare” le caratteristiche di questi bambini è Tonino Cantelmi, docente di psichiatria dell’Università Gregoriana di Roma e presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici.</p>
<p>«Abbiamo esaminato un vasto campione di bimbi, nati a partire dal 2002. Concentrandoci sulle caratteristiche dei nativi digitali, figli della “generazione di mezzo” e nipoti dei “predigitali” &#8211; spiega all’Adnkronos salute lo psichiatra, che a questo tema ha dedicato un libro, “<a href="http://www.ibs.it/code/9788804586968/parsi-m-rita-cantelmi/immaginario-prigioniero-come-educare.html" target="_blank">L’immaginario prigioniero</a>” (Mondadori), scritto a quattro mani con la psicoterapeuta Maria Rita Parsi &#8211; Questi piccoli hanno un apprendimento più percettivo e meno simbolico, e sono dotati di abilità visuo-motorie eccezionali. Una volta adulti &#8211; aggiunge &#8211; saranno spesso uomini e donne alexitimici, incapaci cioè di riconoscere le emozioni interne, ma abilissimi a rappresentarle».</p></blockquote>
<p>Il sottotitolo del libro recita &#8220;<em>Come educare i nostri figli a un uso creativo e responsabile delle nuove tecnologie</em>&#8220;: inutile dire che mi pare degno di nota. Quanto al concetto di <a href="http://www.simone.it/newdiz/newdiz.php?action=view&amp;dizionario=15&amp;id=53" target="_blank">alexitimia</a> fa un po&#8217; paura, è vero. Del resto, conosco un sacco di adulti che non solo non sanno riconoscere le emozioni interne ma tantomeno sono in grado di rappresentarle.</p>
<blockquote><p>Per la generazione dei nativi digitali, che in questi anni sono ancora sui banchi di materna ed elementare, «le emozioni non sono vissute, ma piuttosto rappresentate. Saranno abilissimi a tecnomediare le relazioni. E, naturalmente, comunicare con loro sarà difficile sia per la generazione di mezzo, che per i predigitali», prevede Cantelmi. Infatti l’uso di vari strumenti tecnologici fin da bambini attiva aree cerebrali differenti. E predispone a svelare senza fatica i segreti delle strumentazioni più high-tech.</p></blockquote>
<blockquote><p>Tutti genietti del computer, dunque? «Non solo, questa generazione &#8211; racconta lo psichiatra &#8211; nasce con l’esperienza della democrazia dal basso. La pressione del gruppo di coetanei con cui si condividono le chiacchiere digitali sarà fortissima, e presto sulla rete si commenteranno eventi e avvenimenti, piccoli e grandi». Dall’uscita di un film in 3D, all’apertura del negozio sotto casa.</p>
<p>Il futuro dei nativi digitali, secondo Cantelmi, è sempre più scritto nei blog. E la Rete «muterà per alimentare le passioni e i modi di socializzazione di questa generazione in crescita. Affamata di novità &#8211; conclude &#8211; e bravissima a sintetizzare con un’icona i suoi messaggi al clan degli amici», via mail su telefonini sempre più ricchi di applicazioni.</p></blockquote>
<p>Mah. Non è che questo fantomatico futuro in cui &#8220;si commenteranno eventi e avvenimenti, piccoli e grandi&#8221; mi sembri molto lontano dalla mia realtà. Aspettiamo i mutamenti&#8230;</p>
<p>La versione integrale dell&#8217;articolo è <a href="si commenteranno eventi e avvenimenti, piccoli e grandi" target="_blank">qui</a></p>
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		<title>Il computer a scuola riduce il divario sociale</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 06:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo l&#8217;Istat, il laboratorio scolastico avvantaggia chi non dispone di strumenti adeguati. Ma la riforma ha operato dall&#8217;anno prossimo tagli consistenti nei finanziamenti.

L&#8217;articolo di Repubblica.it.
Il laboratorio di informatica non costituisce un insegnamento prioritario nella scuola primaria, ha precisato un tecnico del ministero dell&#8217;Istruzione, all&#8217;indomani del varo della riforma Gelmini. Eppure, rileva oggi l&#8217;Istat, nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l&#8217;Istat, il laboratorio scolastico avvantaggia chi non dispone di strumenti adeguati. Ma la riforma ha operato dall&#8217;anno prossimo tagli consistenti nei finanziamenti.<br />
<span id="more-1255"></span><br />
L&#8217;articolo di <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">Repubblica.it</a>.</p>
<p>Il laboratorio di informatica non costituisce un insegnamento prioritario nella scuola primaria, ha precisato un tecnico del ministero dell&#8217;Istruzione, all&#8217;indomani del varo della riforma <a href="http://www.smamma.net/tag/gelmini/" target="_blank">Gelmini</a>. Eppure, rileva oggi l&#8217;Istat, nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine &#8220;Cittadini e nuove tecnologie &#8211; Anno 2008&#8243;, l&#8217;uso a scuola del personal computer ha permesso di riequilibrare, sia pure in parte, le differenze tra i bambini i cui genitori hanno la laurea e i bambini con genitori &#8220;con titoli di studio bassi&#8221;.</p>
<p>Registrando ancora passi in avanti nell&#8217;uso delle nuove tecnologie, l&#8217;Istat non può fare a meno di registrare le forti differenze nella conoscenza e nell&#8217;uso dell&#8217;informatica e in particolare di Internet dovute al lavoro del capofamiglia (operaio o libero professionista), al posto in cui si vive (Sud o Centro-Nord) e anche al titolo di studio. E sembra quest&#8217;ultima la circostanza più incisiva.</p>
<p>&#8220;Il divario tra i bambini e ragazzi di 3-17 anni &#8211; spiegano i ricercatori dell&#8217;Istat &#8211; dovuto al titolo di studio dei genitori è molto forte. Infatti, ha usato il personal computer negli ultimi tre mesi il 66,3% dei bambini e ragazzi con almeno un genitore laureato rispetto al 40,6% di quelli con i genitori con al massimo la licenza elementare con una differenza di 26 punti percentuali&#8221;.</p>
<p>&#8220;I bambini e ragazzi con genitori con titoli di studio bassi &#8211; prosegue l&#8217;Istat &#8211; sono svantaggiati sia nell&#8217;uso a casa che nell&#8217;uso combinato a casa e a scuola. L&#8217;uso esclusivo a scuola permette di riequilibrare leggemente le differenze. Usano il personal computer solo a scuola, infatti, il 6,3% dei bambini e dei ragazzi con genitori con la licenza elementare a fronte dell&#8217;1,5% di quelli con genitori laureati. Tuttavia la scuola non riesce a colmare il profondo divario dovuto a un ambiente familiare non favorevole&#8221;.</p>
<p>Ma almeno, fino ad oggi, ci ha provato. Naturalmente queste cifre sono destinate a cambiare profondamente dal prossimo anno scolastico, con il <strong>drastico taglio operato ai finanziamenti per i laboratori informatici</strong>. Una scelta, l&#8217;ennesima, che penalizzerà tanto di più il Sud. Infatti, attesta l&#8217;Istat, &#8220;sono le famiglie del Centro e del Nord a possedere le quote più elevate di beni tecnologici&#8221;.</p>
<p>Mentre infatti il personal computer è diffuso in eguale misura al Centro e nel Nord (oltre il 52%), al Sud si arriva solo al 44,9%. Inoltre, nel Centro-Nord si riscontra la quota più alta di famiglie con accesso a Internet (circa il 45%) e alla connessione a banda larga (circa il 30%) mentre nel Sud e nelle Isole le quote scendono rispettivamente al 35% e al 21% circa. Tra il 2007 e il 2008 il divario tecnologico tra il Nord e il Sud del Paese è anche aumentato (dal momento che la crescita del Nord non è stata equilibrata da tassi analoghi al Sud).</p>
<p>L&#8217;unica buona notizia, in materie di disuguaglianze, è la riduzione nelle differenze sociali nel possesso di beni tecnologici. Una riduzione rispetto a un divario che rimane comunque amplissimo: le famiglie con capofamiglia operaio hanno infatti livelli di possesso di beni tecnologici molto inferiori a quelli delle famiglie in cui il capofamiglia è dirigente, imprenditore o libero professionista. Ad esempio, rileva l&#8217;Istat, &#8220;c&#8217;è una differenza di 27 punti percentuali nel possesso di personal computer e di 30 punti nel possesso dell&#8217;accesso a Internet&#8221;. Un abisso, nonostante l&#8217;avvicinamento messo a segno nel 2008: infatti nel 2007 il divario era rispettivamente di 38 e di 33,8 punti per il Pc e la Rete.</p>
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