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	<title>SMamma &#187; Lavorare</title>
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	<description>...perché essere mamma non è un gioco!</description>
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		<title>Buongiorno, arriva Amazon in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 11:17:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come ho già raccontato su MommyPride, questo è un giorno un po&#8217; speciale per tutti quelli che sguazzano in Rete da anni. Il gigantesco Amazon sbarca in Italia&#8230;
Niente Kindle per il momento, che peccato!, ma una selezione di prodotti che ha decretato il successo di una delle più grandi e innovative librerie online. Su tutti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ho già raccontato su <a href="http://blog.donnamoderna.com/mommypride/2010/11/23/arriva-amazon-it-enjoy/" target="_blank">MommyPride</a>, questo è un giorno un po&#8217; speciale per tutti quelli che sguazzano in Rete da anni. Il gigantesco <a href="http://www.amazon.it/" target="_blank">Amazon</a> sbarca in Italia&#8230;<span id="more-3192"></span></p>
<p>Niente <a href="http://www.smamma.net/tag/kindle/" target="_blank">Kindle </a>per il momento, che peccato!, ma una selezione di prodotti che ha decretato il successo di una delle più grandi e innovative librerie online. Su tutti, la selezione di <a href="http://www.amazon.it/s/ref=amb_link_157890467_12?ie=UTF8&amp;rh=n%3A509160031%2Cp_n_feature_browse-bin%3A509817031&amp;pf_rd_m=A11IL2PNWYJU7H&amp;pf_rd_s=left-1&amp;pf_rd_r=0N59KHF2KEENEEMPZ87Z&amp;pf_rd_t=101&amp;pf_rd_p=218241507&amp;pf_rd_i=451122031" target="_blank">libri in lingua originale</a> anche per i più piccoli, un&#8217;occasione imperdibile per sforzarsi di coltivare un po&#8217; di inglese.</p>
<p>Alle <a href="http://www.smamma.net/tag/mamme-blogger/" target="_blank">amiche blogger</a>, che spesso, immeritatamente, mi chiedono consigli su opportunità di guadagno online, segnalo invece, la possibilità di entrare nel <a href="https://programma-affiliazione.amazon.it/" target="_blank">programma di affiliazione di Amazon.it</a> che consente di guadagnare fino al dieci per cento sulle commissioni dando visibilità sul proprio sito a libri e prodotti disponibili sul sito. Non illudetevi: <strong>non diventerete certo ricche</strong> ma è sempre una possibilità in più. Se poi vi convince, ricordatevi che è una possibilità offerta anche da <a href="http://www.ibs.it/par/parpge.asp" target="_blank">Internet Bookshop</a></p>
<p>Non ci resta che fare un bel giro tra gli scaffali virtuali per cogliere al volo le offerte di lancio!</p>
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		<title>Scusi, lei concilia?</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 21:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;Italia delle discriminazioni e di un gap gender su cui molti si soffermano solo in occasione dell&#8217;8 marzo e simili, le donne che conosco, frequento e hanno una famiglia (certo non le single rampanti) si confrontano tutti i giorni con una realtà sociale che non le sostiene nell&#8217;essere madri e lavoratrici.
Ognuna poi, in questo deserto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/10/12/news/gender_gap-7976966/" target="_blank">Italia delle discriminazioni </a>e di un <strong>gap gender</strong> su cui molti si soffermano solo in occasione dell&#8217;8 marzo e simili, le donne che conosco, frequento e hanno una famiglia (certo non le single rampanti) si confrontano tutti i giorni con una realtà sociale che non le sostiene nell&#8217;essere madri e lavoratrici.<span id="more-3091"></span></p>
<p>Ognuna poi, in questo deserto delle intenzioni, trova, con fatica, la sua via, la sua conciliazione con più o meno soddisfazione.<br />
Una conciliazione sempre fatta di compromessi e salti mortali e nella continua necessità di &#8220;aggiustare il tiro&#8221; perché le situazioni che compromettono un equilibrio spesso precario sono moltissime.</p>
<p>Però continuano a provarci. Con fantasia, grinta e anche un po&#8217; di frustrazione.<br />
Che poi a volte raccontano in Rete. Come è capitato in questi giorni in cui ho letto diverse storie, diversi post sul personalissimo bisogno di trovare un nuovo equilibrio.</p>
<p>Ve li linko qui.</p>
<p><strong>Vita da strega:</strong> <a href="http://www.vitadastrega.com/post/23335090/sogni-sta-cippa" target="_blank">Sogni sta cippa</a><strong><br />
MaCheDavvero</strong>: <a href="http://machedavvero.blogspot.com/2010/10/voglio-un-ufficio-ovvero-la-vita-della.html">Voglio un ufficio, ovvero: la vita della freelance con figli(a)</a><br />
<strong>NonSoloMamma</strong>: <a href="http://www.nonsolomamma.com/post/23447170/con-la-presente" target="_blank">Con la presente</a><br />
<strong>Mamma in 3D: </strong><a href="http://mammain3d.blogspot.com/2010/10/non-mi-annoio.html" target="_blank">Non mi annoio</a></p>
<p>Sicuramente ce ne sono in giro altri, tanti quante le donne che pubblicano online direi. Se volete segnalarli, saranno certamente utili. Perché diciamocelo: se tutta questa cosa del <a href="http://www.smamma.net/tag/mommyblogging/" target="_blank">mommyblogging</a> non facesse solo parlare delle mamme<em> influencer</em> e del passaparola per gli acquisti forse tutte ci guadagneremmo qualcosa.</p>
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		<title>Fulvia, mamma single e precaria in Debito d&#8217;ossigeno</title>
		<link>http://www.smamma.net/2010/05/fulvia-mamma-single-e-precaria-in-debito-dossigeno/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 20:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Debito d&#8217;ossigeno è il documentario di Giovanni Calamari che fotografa cosa significa perdere il lavoro, magari precario, in un momento di crisi economica. E&#8217; un racconto di orgoglio e reazione, di lotta quotidiana per non cadere nella disperazione. E&#8217;, anche, la storia di Fulvia mamma single dal destino precario.

Il documentario non parla solo di Fulvia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://debitodiossigeno.blogspot.com/" target="_blank">Debito d&#8217;ossigeno</a> è il documentario di <a href="http://giovannicalamari.blogspot.com/" target="_blank">Giovanni Calamari</a> che fotografa cosa significa perdere il lavoro, magari precario, in un momento di crisi economica. E&#8217; un racconto di orgoglio e reazione, di lotta quotidiana per non cadere nella disperazione. E&#8217;, anche, la storia di Fulvia mamma single dal destino precario.<span id="more-2876"></span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/R3LzO36Tt1Y&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/R3LzO36Tt1Y&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Il documentario non parla solo di Fulvia, ma se siete mamme la storia di Fulvia non potrà lasciarvi indifferenti. Perché se la povertà è l&#8217;impossibilità di scegliere, quando hai un figlio vorresti solo poter scegliere il meglio. E non poter scegliere niente è un pugno allo stomaco. Per lei, per voi.</p>
<p>Per tutti eccetto quelli che, dovendo firmare assegni di mantenimento da trecentomila euro mensili o trovando qualcuno che gli paga una casa a loro insaputa, forse non hanno ben chiaro cosa significhi mettere in conto di dover affrontare &#8220;solo&#8221; una settimana in due senza neanche un centesimo prima che arrivi il prossimo stipendio. Finché arriva, almeno.</p>
<p>Giovedì 20 maggio <strong>Debito d&#8217;ossigeno</strong> sarà a 7DOC, la rassegna cinematografica dedicata al tema del lavoro precario al cineporto di Torino. Per conoscere le prossime programmazioni del docufilm, seguite il <a href="http://debitodiossigeno.blogspot.com/" target="_blank">blog</a>.</p>
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		<title>Crescere i figli è diventato un lusso</title>
		<link>http://www.smamma.net/2010/04/crescere-i-figli-e-diventato-un-lusso/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 14:54:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una coppia su due deve rinunciare. Un interessante articolo di LaStampa sul &#8220;costo&#8221; della famiglia italiana.
Un bimbo costa 634 euro al mese. In picchiata i dati sulla crescita. L&#8217;allarme dei ricercatori Cisf: «E&#8217; una situazione drammatica, roba da Paesi del Terzo Mondo».
Se un figlio non è più considerato come un dono ma come un consumo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una coppia su due deve rinunciare. Un interessante articolo di <a href="http://www.lastampa.it" target="_blank">LaStampa</a> sul &#8220;costo&#8221; della famiglia italiana.</p>
<p>Un bimbo costa 634 euro al mese. In picchiata i dati sulla crescita. L&#8217;allarme dei ricercatori Cisf: «E&#8217; una situazione drammatica, roba da Paesi del Terzo Mondo».<br />
Se un figlio non è più considerato come un dono ma come un consumo, allora <strong>il suo costo viene comparato con quello di altri beni come l’automobile o la seconda casa</strong>.<br />
<span id="more-2845"></span><br />
Il risultato? Secondo il <strong>Rapporto famiglia Cisf 2009</strong> le famiglie rinunciano ai figli, il 53%, o devono tirare la cinghia per arrivare a fine mese (35%). E la crisi economica non favorisce certamente comportamenti famigliari diversi visto che <strong>un figlio drena oltre un terzo della spesa familiare totale</strong>, 35,3%.</p>
<p>Di fatto si produce uno scarto tra il figlio visto dalla famiglia come oggetto del desiderio e simbolo della continuità e il figlio visto dalla società come ricambio generazionale e dunque investimento collettivo. Ecco perchè la ricerca del Cisf ne trae la conclusione che «bisogna ripensare alle politiche pubbliche di sostegno al costo dei figli con nuovi criteri». Figli come «espressione di un legame sociale».</p>
<p>Il campione analizzato per l’indagine è stato di 4 mila famiglie statisticamente distribuite sul territorio italiano. Il 21% delle famiglie ha un solo figlio, il 19,5 ne ha due, il 4,4 ne ha tre, lo 0,7 quattro o più. Il 53,4% nemmeno uno, indice di una popolazione assai anziana. «Situazione abbastanza drammatica» commenta il Cisf. Del resto è da oltre trent’anni che la fecondità in Italia è in diminuzione, da una media di due figli per donna nel corso del 1978, a 1,9 nel 1995, «un valore di minimo da primato mondiale».</p>
<p>La mancanza di risorse economiche incide sulle scelte del 19,5% delle famiglie, la mancanza di tempo per l’8,9, motivazioni personali per un altro 57,8. «Senso d’incertezza e di rischio sul futuro», commentano i ricercatori, pesano più dei vincoli strutturali. Anche se «la popolazione italiana sopravvive decentemente proprio perchè rinuncia ai figli» dato che la situazione dei redditi «è da Paese del terzo mondo. Il 60,2% della popolazione vive con un reddito familiare inferiore a 1500 euro al mese». E dal momento che in media un figlio costa 643 euro al mese, per molti è meglio non averne. Diverso è il discorso per quelle famiglie, il 18,1% sul totale del campione, con status sociale alto o medio alto, localizzate soprattutto nel Nord-Est e nel Centro Italia, che fanno meno figli di quelle meno abbienti (1,6%), spendono in media 634 al mese euro per bevande e alimenti di cui 292,16 per i figli. In media, comunque, <strong>il costo mensile di mantenimento di un bimbo da 0 a 5 anni è di 798 euro</strong>. I benestanti ne spendono anche 1250.</p>
<p>All’interno di questo quadro è bene ricordare che<strong> l’Italia, per le politiche sociali a favore della famiglia, spendeva nel 2005 l’1,1% del Pil contro il 2,5 di Francia e il 3,2 di Germania</strong>. E l’immigrazione «rappresenta una risposta temporanea, ma non definitiva».</p>
<p>Di qui l’<strong>urgenza di una politica pubblica e privata che sia orientata ai figli attraverso un nuovo welfare sussidiario alle famiglie</strong> e non assitenzialistico in collaborazione tra le varie sfere sociali, con una pluralità di attori e non solo lo stato, ed infine gli interventi devono incidere sulle relazioni genitori-figli valorizzandole. Un’azione che, conclude lo studio Cisf 2009, deve passare attraverso una <strong>maggiore equità fiscale verso la famiglia</strong> con una riforma su tre passaggi: &#8211; <strong>Aumento degli assegni familiari</strong> attuati con regolare progressività ed eliminando gli scalini. &#8211; <strong>deduzioni sul reddito imponibile per ogni figlio a carico corretto</strong> per non sfavorire le famiglie con redditi medio-bassi introducendo il concetto di «tassa negativa sul reddito», cioè «trasefrimento diretto da fisco al cittadino della parte di deduzione non godibile» &#8211; <strong>Adozione del quoziente familiare corretto</strong> «pesando il quoziente al fine di essere equitativo verso le famiglie con redditi più bassi».</p>
<p>Fonte | <a href="http://www.lastampa.it" target="_blank">LaStampa.it</a></p>
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		<title>Mamme e lavoro: un’impresa possibile. Self Placement a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 10:20:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A partire dal 17 marzo, l’Istituto Quasar propone un Corso di Self Placement. Il corso, per le sue caratteristiche, si rivolge alle donne e mamme che desiderano affacciarsi o riaffacciarsi sul mondo del lavoro, anche dopo molto tempo: a queste donne vuole offrire un’opportunità per riuscire a disbrigarsi tra le mille difficoltà del lavoro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dal 17 marzo, l’<a href="http://www.istitutoquasar.com/" target="_blank">Istituto Quasar </a>propone un <strong>Corso di Self Placement</strong>. Il corso, per le sue caratteristiche, si rivolge alle <strong>donne e mamme che desiderano affacciarsi o riaffacciarsi sul mondo del lavoro</strong>, anche dopo molto tempo: a queste donne vuole offrire un’opportunità per riuscire a disbrigarsi tra le mille difficoltà del lavoro di oggi.<span id="more-2735"></span></p>
<p>Il corso “Self-placement” si propone come obiettivo formativo principale quello di fornire ai partecipanti gli strumenti necessari per trovare lavoro. Gli insegnamenti proposti sono volti sia all’accrescimento di conoscenze  nell’ambito del mondo del lavoro e dell’iter da seguire per cercare lavoro, sia all’accrescimento delle capacità relazionali dei corsisti,  alla capacità di “sapersi vendere”. Non solo, ma fondamentale è la trasmissione di quelle conoscenze necessarie e comuni in tutti gli ambiti lavorativi: marketing, budgeting, controllo di gestione, business planning. Non ultimo il pensiero laterale, ovvero la capacità di guardare i problemi da un punto di vista nuovo per individuare soluzioni intelligenti e talora rivoluzionarie.</p>
<p><strong>Promuovere te stesso nel lavoro</strong></p>
<p>Il corso è composto da due fasi formative: una prima fase in cui si forniranno agli alunni le nozioni basi legate alla ricerca del lavoro (come scrivere un curriculum e come sostenere un colloquio…) ed una seconda fase in cui si formerà il bagaglio di conoscenze utili in qualsiasi contesto lavorativo:  come si comunica e si ascolta, come si lavora in team come si parla in pubblico. Inoltre, la seconda fase toccherà argomenti legati al Marketing e al Project Management: come si scrive e si racconta un business plan, come si legge e si prepara un budget, come si controllano e si prevedono i costi futuri.</p>
<ul>
<li>Self-Marketing: strategie e tecniche  del “presentare se stessi”</li>
</ul>
<ul>
<li>Public speaking</li>
</ul>
<ul>
<li>Budgeting e Auditing: tenere sotto controllo tutti gli aspetti, economici e non, per una corretta gestione del proprio tempo e del proprio denaro</li>
</ul>
<ul>
<li>Problem Solving Creativo: Individuare un problema, scomporlo e trovare soluzioni creative attraverso tecniche mirate</li>
</ul>
<ul>
<li>Business planning: Dall’idea al progetto. Gli strumenti per trasformare un’idea in un piano attuativo, concreto, realizzabile e misurabile.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.istitutoquasar.com/" target="_blank">Istituto Quasar</a><br />
Via Nizza 152, 00198 – Roma<br />
orientamento@istitutoquasar.com<br />
Tel. +39 06 8557078; 06 85301487</p>
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		<title>Manager costretta a licenziarsi dopo il parto</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 01:07:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi il Corriere riportava la storia di Stefania Boleso, marketing manager di una multinazionale, costretta a licenziarsi dopo la maternità.Una storia come tante, vien da dire, e si rimane nel dubbio se essere contente perché c&#8217;è chi da risalto a queste storie o se arrabbiarsi perché queste testimonianze fanno rumore quando, davvero, il mondo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi il Corriere riportava la <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_febbraio_22/io-manager-tradita-dall-azienda-dopo-parto-costretta-a-licenziarmi-1602513585202.shtml" target="_blank">storia di Stefania Boleso</a>, marketing manager di una multinazionale, costretta a licenziarsi dopo la maternità.<span id="more-2732"></span>Una storia come tante, vien da dire, e si rimane nel dubbio se essere contente perché c&#8217;è chi da <strong>risalto a queste storie</strong> o se arrabbiarsi perché queste testimonianze fanno rumore quando, davvero, il mondo del lavoro è <strong>pieno di situazioni analoghe</strong> a quelle descritte nell&#8217;articolo.</p>
<p>Il problema è che Stefania Boleso entrerà nella percentuale delle <strong>mamme che lasciano il lavoro dopo il primo figlio</strong> e tutti se ne staranno lì a dire &#8220;Ohh, ma quante sono&#8221; senza fare mai qualcosa di concreto sui motivi di questi numeri.</p>
<p>Solidarietà e <strong>good luck a Stefania</strong>. E, ovviamente, <strong>boicott RedBull</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>A.A.A cercasi storie di donne: lavoro e gravidanza</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 21:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Silvia Ferreri, autrice del documentario e del libro Uno virgola Due sta portando avanti un progetto importante per fare emergere le storie di quelle donne scoraggiate che hanno perso il lavoro (o a causa di una maternità, o per altri motivi) e che ora faticano a rientrare nel Mercato.
Donne che si sentono spesso avvilite e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Silvia Ferreri</strong>, autrice del documentario e del libro <a href="http://www.unovirgoladue.com/blog/" target="_blank">Uno virgola Due</a> sta portando avanti un progetto importante per fare emergere le storie di quelle donne scoraggiate che hanno perso il lavoro (o a causa di una maternità, o per altri motivi) e che ora faticano a rientrare nel Mercato.<span id="more-2683"></span></p>
<p>Donne che si sentono spesso avvilite e senza scelta. Donne che hanno dovuto scegliere per forza.Sta cercando anche le storie di donne che hanno trascorso i mesi di gravidanza all’estero.</p>
<p><a href="http://www.panzallaria.com" target="_blank">Panzallaria</a> segnala questo progetto invitando tutte quelle che si sentono parte di queste categorie a mettersi in contatto con Silvia per raccontarsi. Se ne avete voglia, potete contattarla all&#8217;indirizzo <strong><a href="silviaferreri@unovirgoladue.com" target="_blank"><strong>silviaferreri@unovirgoladue.com</strong></a>.</strong></p>
<p>Fatelo. Come dice Panz, questo è il tipo di progetto che può forse risvegliare la coscienza. Così poi magari si stupiscono di meno quando, al prossimo rapporto, la percentuale di donne che lascia il lavoro dopo il primo o il secondo figlio sarà ancora imbarazzante.</p>
<p>In bocca al lupo, Silvia!</p>
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		<title>Si chiama donna il mondo globale</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 22:09:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I tempi non erano mai stati così favorevoli per le donne. (&#8230;)
In ogni caso, il progresso più significativo delle donne non si è verificato tra l&#8217;élite politica, imprenditoriale o universitaria. La trasformazione radicale è stata determinata dai milioni di donne che sono entrate a far parte della forza lavoro nel corso degli ultimi decenni. Secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I tempi non erano mai stati così favorevoli per le donne. (&#8230;)<br />
In ogni caso, il progresso più significativo delle donne non si è verificato tra l&#8217;élite politica, imprenditoriale o universitaria. <span id="more-2199"></span>La trasformazione radicale è stata determinata dai milioni di donne che sono entrate a far parte della forza lavoro nel corso degli ultimi decenni. Secondo l&#8217;Economist, l&#8217;aumento delle donne con un lavoro retribuito ha contribuito alla crescita dell&#8217;economia mondiale più ancora dell&#8217;incredibile sviluppo della Cina o dell&#8217;introduzione delle nuove tecnologie. Dal 1970, due di ogni tre posti di lavoro creati nel mondo sono stati occupati da donne.</p>
<p>Continua a leggere l&#8217;articolo<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/11-ottobre-2009/mondo-globale-chiama-donna.shtml?uuid=9dddc8a2-b664-11de-994f-23fb6656bcc7&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch" target="_blank"> qui</a></p>
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		<title>New York, la grande mamma</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 21:53:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da LaStampa.it, un articolo ci illumina sulle meraviglie della Grande Mela (casomai ce ne fosse bisogno).
A New York si possono incontrare pediatri-dentisti che, seri seri, suggeriscono alle madri di iniziare le «visite di controllo» quando all’infante spuntano i primi due incisivi inferiori. E se il bambino si distrae, alle materne, lo psicologo dell’infanzia è lì, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da <a href="http://www.lastampa.it" target="_blank">LaStampa.it</a>, un articolo ci illumina sulle meraviglie della Grande Mela (casomai ce ne fosse bisogno).<span id="more-2147"></span></p>
<blockquote><p>A New York si possono incontrare pediatri-dentisti che, seri seri, suggeriscono alle madri di iniziare le «visite di controllo» quando all’infante spuntano i primi due incisivi inferiori. E se il bambino si distrae, alle materne, lo psicologo dell’infanzia è lì, con consigli, terapie e magari anche qualche pillola per calmare o stimolare.</p>
<p>Per un’educazione «allargata» del piccino &#8211; così si giustificano &#8211; i genitori più solerti hanno a disposizione classi di tennis e calcio per chi non ha ancora tre anni, il cinese o il giapponese all’asilo, oppure la musica passiva per neonati dai sei ai 12 mesi, cullati dal piano e dalla voce del duo di intraprendenti musicisti che hanno inventato la formula. In realtà, le mamme iscrivono i figli a queste attività per placare la propria ansia di fornire loro vantaggi competitivi quando dovranno affrontare le prime sfide con la concorrenza alla conquista dei posti razionati nelle scuole e nei college più qualificati.</p>
<p>Quando le mode metropolitane si materializzano in una simile punta d’iceberg del superfluo, però, sotto ci deve pure essere una massa di sostanza reale. E la rivista «Forbes» l’ha portata a galla: <strong>la Grande Mela è il paradiso americano delle donne che lavorano, soprattutto se hanno figli.</strong> Loro possono far carriera, e il pargolo cresce bene.</p>
<p>La notizia è lì, perché Manhattan che calamita chi cerca occasioni professionali, per ambizione o duro bisogno, è storia antica: basta visitare Ellis Island, l’isola-museo degli immigrati. Ma se il binomio New York-business è nella tradizione, quello New York-donne lavoratrici è più recente, ed è il prodotto della confluenza di valori e di conquiste sul campo realizzate negli ultimi decenni. Mettiamoci, a sinistra, il femminismo e una insaziabile domanda di cultura, di opportunità, di attenzione per i deboli, bambini in testa. E mettiamoci, a destra, la rivoluzione dell’ordine iniziata da Rudy Giuliani e proseguita da Michael Bloomberg, i due sindaci che hanno trasformato una città finanziariamente fallita e socialmente al limite dell’invivibile in un modello di gestione della lotta al crimine. E, sotto Bloomberg, in un distretto scolastico pubblico che continua a migliorare il tasso d’istruzione degli allievi. C’è traffico? C’è, ma i parchi newyorkesi sono tanti ed estesi, polmone sottovalutato se si guarda solo al cemento dei grattacieli.</p>
<p>Il cocktail è una metropoli che ha messo dietro di sè le altre 49 maggiori città degli Stati Uniti nella prima classifica compilata dal «Forbes» nella sua nuova sezione «Woman» (Donna). Qualità della vita, sicurezza, possibilità d’impiego, accesso alla sanità e all’istruzione migliore sono gli aspetti indagati dai ricercatori, che per confrontarli hanno scelto una lista di parametri traducibili in cifre: reddito, tasso di disoccupazione, costo della vita, salute in generale, sanità per i bambini, numero dei pediatri, qualità delle scuole, spesa per studente, crimini violenti, crimini contro la proprietà, parchi. Per valutare la qualità del sistema sanitario delle città la rivista ha introdotto anche i pediatri, perché una mamma tiene in gran conto la possibilità di avere tante opzioni e la fiducia nei dottori è un valore importante non meno della competenza. Quanto all’istruzione, a fianco della spesa pro-studente è stata inserita una classifica nazionale basata sul giudizio dei genitori alle scuole dei figli.</p>
<p>Anche se di questi tempi si sta leccando le ferite della crisi immobiliare e dei bonus ridotti a Wall Street, New York si afferma quindi come una destinazione oggettivamente vincente per le aspirazioni delle mamme che lavorano. Dai numeri della graduatoria (elenco completo e metodologia della ricerca sono consultabili su <a href="http://www.forbes.com/" target="_blank">www.forbes.com</a>) emerge che il successo di New York è netto, non sul filo di lana. La somma dei piazzamenti negli 11 indici individuati per coprire il ventaglio dei fattori critici che definiscono una località come «amica della donna in carriera», sensibile alle sue aspettative, preoccupazioni ed esigenze, dà 168 per New York, davanti al 195 di Austin (capitale del Texas, al 2° posto), al 237 di San Francisco (al 15°) o al 254 di Chicago (al 23°). (Per ogni fattore i dati vanno da 1 a 50, con 1 migliore e 50 peggiore). L’ultima delle 50 è Las Vegas, un risultato intuibile per il suo Dna a base di azzardo, prostituzione e svago adulto, confermato da un valore complessivo dei piazzamenti pari a 418: la media, per Las Vegas, è pari a 38, contro il dato medio di 15 per New York.</p></blockquote>
<p>L&#8217;articolo originale è <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200909articoli/46935girata.asp" target="_blank">qui</a></p>
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		<title>Due anni insieme per una vita felice</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 21:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contrordine dall&#8217;Inghilterra: il &#8220;guru&#8221; del parto in acqua e ginecologo delle star Yehudi Gordon, afferma in un articolo sul DailyMail che per essere sereno, e avere una vita felice, un bambino deve passare i primi due anni di vita a stretto contatto con la mamma.

Il titolo è precisamente &#8220;Don&#8217;t go back to work for two [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Contrordine dall&#8217;Inghilterra: il &#8220;guru&#8221; del parto in acqua e ginecologo delle star Yehudi Gordon, afferma in un articolo sul <a href="http://www.dailymail.co.uk/femail/article-1191263/Dont-work-years--want-happy-baby.html" target="_blank">DailyMail</a> che per essere sereno, e avere una vita felice, un bambino deve passare i primi due anni di vita a stretto contatto con la mamma.<br />
<span id="more-1947"></span><br />
Il titolo è precisamente &#8220;Don&#8217;t go back to work for two years &#8211; if you want a happy baby&#8221;. Pfiuu, mica poca cosa. Anche perché il Dottore sottolinea come stress, ansia e insicurezze che ci portiamo dietro tutta la vita siano dovute al trauma del distacco prematuro dai genitori, in particolare dalla mamma. E dichiara: &#8220;Maternity policy places emphasis on the nine months leading up to birth and not enough on the years after&#8221;. Affermazione che, sinceramente, mi sento di sottoscrivere appieno.</p>
<p>Gordon prosegue spiegando come è importante che il bambino e la madre possano coltivare il loro legame nel corso dei primi due anni, anche dormendo insieme o perlomeno nella stessa stanza. L&#8217;allontanamento precoce dalla mamma è motivo di stress e di ansia da separazione per il bambino, che potrebbe &#8220;interiorizzare&#8221; questi sentimenti per sempre. In effetti, il consiglio del medico è che, ove possibile, la mamma si dedichi interamente al figlio per 24 mesi, posticipando il rientro al lavoro.</p>
<p>Lo strumento migliore per ogni madre sarebbe, infatti, il proprio istinto naturale che deve però essere sviluppato attraverso un&#8217;interazione costante con il proprio bambino. In una parola, creare un legame, progetto al centro del nuovo programma di Gordon.</p>
<p>Le polemiche di risposta non sono mancate, naturalmente. Non ultima, <a href="http://www.lastampa.it/" target="_blank">LaStampa</a> che ha riportato <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200906articoli/44556girata.asp" target="_blank">la notizia</a>, ha interpellato Silvia Vegetti Finzi, nota psicologa, che ha definito opportuno l&#8217;ammonimento di Gordon</p>
<blockquote><p>perché i bambini non hanno voce, perchè certe madri affermano: «Lo mando al nido, così socializza», senza capire che a pochi mesi non ce n’è bisogno. Oppure: «Sta tanto bene con la babysitter!», che magari non sa l’italiano. Li vedi, questi bambini con gli occhi sgranati, la bocca aperta, la faccia umida, un po’ intontita. E’ il segno di un cattivo adattamento, anche se al nido non piangono. Ecco spiegata una generazione di figli ansiosi, insicuri.</p></blockquote>
<p>E controbatte:</p>
<blockquote><p>«A Gordon vorrei rispondere con le parole di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Winnicott" target="_blank">Donald Winnicott</a>. Il bambino non esiste: esiste la relazione. Se la madre è angosciata perché non ha potuto riprendere il lavoro, vedrà il figlio come un problema. Quanto al lettone: c’è un compagno che non può essere estromesso. Le donne hanno il difficile compito di trovare una mediazione. A ognuna tocca scalare il suo Everest personale».</p></blockquote>
<p>Che la Vegetti Finzi sia una donna illuminata non sono certo io la prima a dirlo. Davvero, ogni Everest è personale, ogni mamma crea il suo rapporto unico e irripetibile. Comunque, una delle frasi che più ho usato come mantra nella mia &#8220;maternità&#8221; è <em>un giorno alla volta</em>. Che è uno dei motti dell&#8217;anonima alcolisti :-O</p>
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		<title>MaM 2009: Donne, mamme, lavoro, rete</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 23:48:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il primo incontro versione 2.0 dedicato alle mamme che lavorano
&#8220;MaM2009 &#8211; mamma a mamma&#8221; è il primo evento italiano in formato &#8220;Camp&#8221; sul tema &#8220;Donne, mamme, lavoro e rete&#8221;, che avrà luogo sabato 23 maggio a Milano in Via Monte Rosa 91. Realizzato in partnership da Gruppo 24 ORE e FattoreMamma, l&#8217;incontro sarà un&#8217;opportunità per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo incontro versione 2.0 dedicato alle mamme che lavorano<span id="more-1862"></span></p>
<p>&#8220;<a href="http://www.mammaamamma.com/" target="_blank">MaM2009 &#8211; mamma a mamma</a>&#8221; è il primo evento italiano in formato &#8220;Camp&#8221; sul tema &#8220;Donne, mamme, lavoro e rete&#8221;, che avrà luogo sabato 23 maggio a Milano in Via Monte Rosa 91. Realizzato in partnership da <a href="http://www.gruppo24ore.ilsole24ore.com" target="_blank">Gruppo 24 ORE</a> e <a href="http://www.fattoremamma.com/" target="_blank">FattoreMamma</a>, l&#8217;incontro sarà un&#8217;opportunità per confrontarsi su uno dei temi più cari a tutte le donne: come conciliare le responsabilità familiari con gli impegni di un lavoro e come la rete possa diventare un valido alleato.</p>
<p>La giornata sarà caratterizzata da 2 differenti momenti: al mattino una serie di incontri con esperti e mondo istituzionale fornirà indicazioni concrete ed operative a tutte le mamme sui servizi a disposizione per conciliare lavoro e famiglia, nonché sugli strumenti per fare networking, per reinserirsi nel mondo del lavoro dopo la maternità e sui finanziamenti per avviare un&#8217;attività in proprio. Un focus particolare sarà poi dedicato a come sfruttare al meglio le opportunità messe a disposizione dalla rete in termini di servizi, relazioni, lavoro, coinvolgendo un network di mamme-blogger.</p>
<p>Alla formula del &#8220;Camp&#8221;, ovvero del libero e aperto confronto tra le mamme blogger sulle proprie esperienze, sarà invece dedicato tutto il pomeriggio. Come la rete, e il mommyblogging in particolare, possa essere un insostituibile alleato per le donne sarà infatti oggetto di quello che sarà a tutti gli effetti il primo MomCamp italiano. Per intervenire al Camp è necessario iscriversi tramite il sito dedicato all&#8217;evento <a href="http://www.ilsole24ore.com/mam">www.ilsole24ore.com/mam</a>.</p>
<p>Il modello di incontro-confronto, sulla scia dei BarCamp 2.0, nasce in America dove sono già state realizzate numerose iniziative di questo genere focalizzate sul mommyblogging. Il networking fra donne è infatti un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti e, pariteticamente, la relazione fra le aziende e quelle che vengono definite le &#8220;alpha moms&#8221; è sempre più oggetto di studio.</p>
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		<title>Maternità, 18 settimane a casa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 08:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Europa allunga i tempi, a stipendio pieno. I benefici estesi alle libere professioniste.
Mamme o future mamme di tutta Europa, consolatevi: il Parlamento Europeo vuole cambiare le leggi in materia di maternità, garantendo congedi più lunghi, meglio retribuiti, ed estesi a più categorie. Il sì politico è giunto ieri quasi all’unanimità (28 sì, 3 no, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Europa allunga i tempi, a stipendio pieno. I benefici estesi alle libere professioniste.<br />
<span id="more-1583"></span>Mamme o future mamme di tutta Europa, consolatevi: il Parlamento Europeo vuole cambiare le leggi in materia di maternità, garantendo congedi più lunghi, meglio retribuiti, ed estesi a più categorie. Il sì politico è giunto ieri quasi all’unanimità (28 sì, 3 no, un astenuto) dalla Commissione lavoro e affari sociali. Ecco le novità centrali del documento che ha l’obiettivo di migliorare la «vecchia » direttiva Ue finora in vigore: il periodo minimo di maternità passerà da 14 a 18 settimane ininterrotte, «ripartite prima e/o dopo il parto» (già ora è così in 12 Stati Ue su 27, e l’Italia è ai primi posti: 21 settimane), retribuite con l’equivalente al 100% del salario mensile medio (oggi in Italia ci si ferma all’80%); e comunque, mai al di sotto della retribuzione prevista in caso di malattia. Di queste 18 settimane, 6 «su richiesta» (prolungabili a 8, secondo la volontà dei singoli governi) potranno e dovranno essere godute dopo il parto: e questo, com’è spiegato esplicitamente nella motivazione dell’emendamento, «per proteggere le lavoratrici da eventuali pressioni dei datori di lavoro perché non fruiscano prima del parto» del loro periodo di riposo.</p>
<p>Le altre settimane di congedo verranno invece lasciate alla libera scelta della donna (che avrà però l’obbligo di indicare almeno due mesi prima la data di inizio prevista, così da permettere «la sicurezza di pianificazione delle imprese»). Confermato il divieto di licenziamento delle neo-mamme, in ogni nazione, fino a 4 mesi dopo il parto. E ancora: le garanzie verranno estese anche alle donne che lavorano in proprio, per esempio alle imprenditrici; e verrà riconosciuta come malattia invalidante la depressione post-partum. Con questi «sì», la nuova normativa—che 6 mesi fa aveva iniziato il suo viaggio dalle sale della Commissione Europea — ha superato uno degli ostacoli più importanti. I passi successivi sono già segnati: il 18 aprile, parere della Commissione Donne, ai primi di maggio, voto dell’Europarlamento in seduta plenaria. Naturalmente, è solo una coincidenza: ma il passo compiuto ieri dagli eurodeputati, proprio alla vigilia del vertice del G20, sembra marcare un’altra differenza sociale fra Europa e America. Diversamente dagli Usa, che in fatto di madri e padri con figli non concedono granché, i Paesi Ue hanno infatti percorso un bel po’ di strada: la maternità pagata è ovunque un fatto scontato; e concetti che un tempo facevano sgranare gli occhi a molti, come il «congedo parentale» (periodo più o meno lungo di permesso pagato, accordato alla madre o al padre lavoratore perché contribuisca alla cura del figlio, in genere fino a un&#8217;età di 3 anni), cominciano a diventare anch’essi realtà quotidiana. È molto, se si ricorda la situazione di 50 anni fa.</p>
<p>Ma non è abbastanza, dice Bruxelles: in Europa il 65,5% delle donne con figli piccoli ha un lavoro regolare, mentre questa percentuale sale al 91,7% nel caso degli uomini. Vuol dire che la bilancia è assai squilibrata: secondo Vladimir Spidla, commissario europeo all&#8217;Occupazione e alle pari opportunità, «conciliare lavoro, famiglia e vita privata è una difficile sfida per milioni di europei, uomini e donne, ma avere dei figli costa troppo spesso alle donne un prezzo pesante in termini di reddito e di prospettive di carriera». Se si è deciso di metter mano alla vecchia direttiva sulla maternità, è dunque nella speranza di «migliorare l’equilibrio fra vita lavorativa e vita privata- familiare per tutti, e accrescere la partecipazione al mercato del lavoro soprattutto per le donne». C’è altro, che bolle nel pentolone Ue. Per esempio, la richiesta—presentata dall’eurodeputata Patrizia Toia, del gruppo liberaldemocratico Adle—di uniformare non solo le norme sulla maternità ma anche quelle in materia di congedi parentali, così da consentire «una maggiore condivisione e corresponsabilità tra i coniugi» e evitare che le donne «vengano discriminate o penalizzate sul posto di lavoro»: oggi, infatti, il congedo parentale pagato, anche per il padre, è previsto per legge solo in 15 Stati membri (fra cui l’Italia: 13 settimane), ma solo il 24% delle madri lavoratrici usufruisce di congedi parentali nei primi 3 anni di vita del figlio, e questa percentuale cala al 3% nel caso degli uomini. «Insomma — dice Patrizia Toia—pur condizionata dai fatti della vita, dovrebbe essere la libertà di scelta della donna, a contare di più. Non è un destino coatto, il restare a casa… E ci sono poi altri drammi, di cui si parla molto poco.</p>
<p>Per esempio, la depressione post-partum: la scopriamo solo quando emerge dalla cronaca nera, anche se ne soffre il 10-15% delle madri. È come se si avesse quasi paura, nominando la depressione post-partum, di parlar male della maternità. Ma la depressione ha un suo costo, anche quando non sfocia nella cronaca nera: perciò ho proposto che gli Stati membri la riconoscano come malattia invalidante». In sostanza, gli eventuali periodi di malattia derivanti da una depressione manifestatasi entro 4 settimane prima o dopo il parto, non potranno ridurre la durata del congedo di maternità. E anche questa proposta, superato ieri il vaglio della Commissione, si avvia a diventare legge. Se la Ue riuscirà ad aggiornare tutte queste norme, farà anche un buon passo avanti verso altri obiettivi che essa stessa si è posta, i cosiddetti «obiettivi di Barcellona»: assicurare cura e assistenza ad almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni (oggi è un bersaglio centrato solo da 5 Stati su 27) e ad almeno il 90% dei bambini fra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico (8 gli Stati «virtuosi», fra cui l&#8217;Italia). Nelle statistiche della Ue, c’è un dato che fa pensare: quelle nazioni dove la donna lavora di più, e dove meglio funzionano gli asili-nido e altre forme di assistenza compresi i congedi parentali per i papà, sono le stesse che tendono ad avere tassi di natalità più alti; mentre gli indici più bassi (1,2 figli per ogni donna) si hanno in Italia e Spagna.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it" target="_blank">Corriere.it</a></p>
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