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	<title>SMamma &#187; A Scuola</title>
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	<description>...perché essere mamma non è un gioco!</description>
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		<title>Pagelle online al via</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 00:00:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<br />
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da settembre la pagella cartacea andrà in pensione, pronta a lasciare il posto alla versione telematica. Una svolta. Ma 4 famiglie su 10 restano tagliate fuori.<span id="more-3006"></span><br />
Rivoluzione scolastica ben dettagliata nell&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/07/20/news/pagelle_online-5690044/" target="_blank">articolo di Repubblica</a>. Già da settembre possibilità per gli istituti di sperimentare la pagella telematica che sostituirà definitivamente quella cartacea nell&#8217;anno scolastico 2012/2013. Disponibile sul web, via e-mail o, da capire, anche via SMS la pagella digitale avrà lo stesso valore legale di quella a cui siamo abituati.</p>
<p>Un passo senza dubbio incoraggiante sebbene destinato a scontrarsi con il <strong>gap digitale</strong> che ancora connota le famiglie italiane. Anche considerando solo quelle con un minore, <strong>solo il 74 per cento possiede il computer</strong> e solo il <strong>61 per cento dispone di un accesso a Interne</strong>t. Secondo i dati riportati, quindi, <strong>quattro famiglie su dieci</strong> non potranno godere di questa innovazione, fermo restando il diritto di tutti di richiedere gratuitamente copia della pagella nel formato classico.</p>
<p>La scuola in Italia ha questo sapore qui: anche quando va avanti ti sembra sempre che resti un passo indietro. Che amarezza.</p>
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		<title>Roma, genitori e bambini imparano l&#8217;inglese insieme</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 23:24:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<br />
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Progetto in una <strong>scuola dell&#8217;infanzia pubblica di Roma</strong>. Genitori soddisfatti: i nostri figli entusiasti di imparare l’inglese, e anche noi abbiamo imparato molto<span id="more-2956"></span></p>
<p>A tre mesi dal suo avvio, si sta concludendo il progetto pilota <strong>Learn with Mummy</strong> organizzato dalla Scuola dell&#8217;Infanzia Piazza Gaslini in collaborazione con <strong>Bilingue per Gioco</strong> e con il sostegno della <strong>Provincia di Roma</strong>. Due gruppi, composti da 10 bambini ciascuno, tra i 2 e i 5 anni, si sono incontrati insieme ad un genitore per 10 lezioni, o come li chiamano loro, Playgroups. I <strong>Playgroups</strong> sono condotti esclusivamente in inglese da un&#8217;insegnante esterna che, oltre a proporre delle attività di gioco sul posto, dà ai genitori stimoli, motivazione e materiali per continuare a giocare in inglese anche a casa.</p>
<p>I <strong>risultati sono stati molto superiori alle aspettative</strong>: alla fine dei corsi ai genitori è stato infatti somministrato un questionario dal quale è emerso che il 90% di loro ritiene che il bambino abbia imparato molti vocaboli in inglese e soprattutto abbia sviluppato una familiarità con la nuova lingua e il desiderio di impararla. Sempre il 90% dei genitori ritiene che anche il proprio inglese sia migliorato e, grazie ai Playgroups, anche la comunicazione genitore-bambino si sia arricchita.</p>
<p>Molti genitori raccontano come siano i bambini stessi a chiedere i nomi delle cose in inglese, al di fuori degli orari dei Playgroups. La mamma di Dario dice: “Mostra molto interesse per la seconda lingua, tende a ripetere spesso le parole che conosce e gli piacciono molto le canzoncine che ha imparato”. “Usa espressioni elementari idiomatiche in inglese” spiega ancora la mamma di Matilde. “Canta [in inglese], ha una buona pronuncia di oggetti, animali e colori che spesso colloca in intere frasi. Ha sviluppato orecchio per l&#8217;Inglese, riuscendo a ripetere con facilità parole nuove” dice infine la mamma di Aurora.</p>
<p>Questo progetto, realizzato anche con il supporto dell&#8217;<strong>Associazione il Melograno</strong>, è stato possibile grazie all&#8217;ottima <strong>collaborazione tra pubblico e privato</strong>. Il consigliere provinciale Massimo Caprari ha appoggiato il progetto “perché ho intuito che c&#8217;era qualcosa di nuovo, un approccio di cui non avevo mai sentito parlare prima, che poteva dare una vera chance sia ai bambini che ai genitori motivando e responsabilizzando i genitori stessi”. La dirigente scolastica e le insegnanti del Gaslini hanno dato pieno appoggio e supporto. Nunziatina, una delle insegnanti, dice: ”Non credevo fosse possibile insegnare l&#8217;inglese anche ai bambini più piccoli, invece ho visto che <strong>più sono piccoli e più imparano</strong>, e anche io ho imparato molto da questa esperienza”.<br />
<strong><br />
</strong>Risultati davvero incoraggianti suffragati dalla <strong>richiesta quasi unanime dei genitori di continuare </strong>anche l&#8217;anno prossimo, pagando anche personalmente almeno una parte dei costi.</p>
<p><strong>Bilingue Per Gioco</strong>, <a href="http://bilinguepergioco.com/" target="_blank">www.bilinguepergioco.com</a>, è il  primo blog italiano ad occuparsi del bilinguismo in tutte le sue forme e  di <strong>apprendimento precoce delle lingue straniere</strong>, offrendo ai  genitori supporto, occasioni di confronto e il parere di esperti.  <strong>Bilingue per Gioco</strong> organizza anche <strong>Playgroup</strong> per l&#8217;apprendimento  precoce delle lingue straniere in <strong>diverse città e sedi</strong>. Per informazioni <span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a rel="nofollow"><span style="font-family: Verdana,sans-serif;">bilinguepergioco@yahoo.com</span></a></span></span></p>
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		<title>Il tempo pieno? Chi lo vuole paghi</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 17:24:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<br />
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Così recita il titolo di uno strillo su La Stampa<span id="more-2952"></span></p>
<p>Duecentomila i bambini esclusi. Coinvolte soprattutto le primarie. Come una lotteria, con test, graduatorie e punteggi per accedere al tempo pieno.</p>
<p>Ecco il link all&#8217;articolo <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&amp;ID_articolo=953&amp;ID_sezione=274&amp;sezione=" target="_blank">La lotteria del tempo pieno</a>.<br />
<strong>IlPost </strong>riprende l&#8217;articolo e segnala <a href="http://www.ilpost.it/2010/06/07/il-caos-del-tempo-pieno/" target="_blank">ulteriori contributi da chiedere alle famiglie</a>.<br />
Nel frattempo, in Puglia si chiedono <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_giugno_07/maturita-pagamento-garibaldi_2c129c9e-71f7-11df-9357-00144f02aabe.shtml" target="_blank">145 euro a studente per i commissari della maturità</a> perché un liceo di Putignano non ha i soldi per garantire l&#8217;esame dell&#8217;ultimo anno.</p>
<p>E mentre si decide della necessità inamovibile, secondo l&#8217;UE, che le donne vadano in <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/06/07/news/sacconi_donne_in_pensione_a_65_anni_nel_2012-4638526/?ref=HREC1-1" target="_blank">pensione a 65 anni</a> è impossibile non ricordare la proposta di <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/05/23/news/scuola_pdl_stop_all_inizio_anticipato-4280471/" target="_blank">posticipare l&#8217;inizio della scuola a ottobre</a> ( su cui SkyTG24 ha raccolto il <a href="http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2010/05/26/gelmini_scuola_ottobre_reazioni_web.html" target="_blank">commento di tre blogger mamme e lavoratrici</a>) e l&#8217;ormai celeberrima intervista in cui la Gelmini dichiarava che <a href="http://www.corriere.it/politica/10_aprile_30/gelmini-maternita-privilegio-mian_0aa5f66a-5441-11df-a5b5-00144f02aabe.shtml" target="_blank">stare a casa dopo il parto è un privilegio</a> aprendo un dibattito online animato sia dalla <a href="http://bignardi.style.it/366/ma-e-davvero-un-privilegio-stare-a-casa-dopo-il-parto" target="_blank">risposta della Bignardi</a> che da <a href="http://genitoricrescono.com/che-peccato-ministro-gelmini/" target="_blank">molti contributi in Rete</a>.</p>
<p>La Bignardi si esprime anche sul <a href="http://bignardi.style.it/369/a-chi-vuole-far-sentire-in-colpa-le-madri-che-difendono-il-tempo-pieno" target="_blank">tempo pieno</a> e dice, tra l&#8217;altro:</p>
<blockquote><p>Ma non è questo il motivo per cui il tempo pieno è una conquista che non si può nemmeno immaginare di perdere: il senso del tempo pieno era soprattutto quello di un’istruzione più completa e moderna. Più equilibrata. Più in linea con quel che succede nei Paesi evoluti, con insegnanti in condivisione, gruppi di lavoro, progetti comuni, inglese, arte, musica.<br />
Questa grande ipocrisia di farci sentire in colpa perché vogliamo mantenere il tempo pieno per i nostri figli, come se fossimo madri degeneri che vogliono piazzarli a scuola per andare in palestra o dal parrucchiere, è in linea con la filosofia di questo governo, che straparla di modernizzazione e ottimizzazione e cerca solo di risparmiare sui più deboli, guardandosi bene dall’intervenire radicalmente là dove ci sarebbe da risparmiare davvero: privilegi dei parlamentari, auto blu per tutti, spesa militare, organismi mangiasoldi come Regioni e Province, evasori fiscali, Rai ed enti pubblici malgestiti, sprechi vari… la lista è lunga. Un Paese civile moderno e sano non dovrebbe nemmeno pensare di tagliare i finanziamenti alla scuola pubblica, il suo più importante elemento di formazione sociale e culturale.</p></blockquote>
<p>Tutto questo mi fa pensare a un&#8217;altra lettera aperta, di cui si era tanto parlato tempo fa, <a href="http://www.daddy-blogger.net/2009/11/figlio-mio-lascia-questo-paese/" target="_blank">Figlio mio lascia questo Paese</a>.<br />
Solo che io mi sento la figlia.</p>
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		<title>Asili nido, pochi posti e tanti costi</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:20:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<br />
<b>Warning</b>:  call_user_func_array() [<a href='function.call-user-func-array'>function.call-user-func-array</a>]: First argument is expected to be a valid callback, 'Array' was given in <b>/home/gabriel2/www.smamma.net/wp-includes/plugin.php</b> on line <b>166</b><br />
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendiamo un approfondimento pubblicato sul canale <a href="http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/" target="_blank">consumi di Kataweb</a> e che offre un&#8217;accurata analisi della situazione italiana degli Asili Nido, redatta da <a href="http://www.cittadinanzattiva.it" target="_blank">Cittadinanza Attiva</a>.<br />
<span id="more-2738"></span><em>Trecento euro al mese per mantenere un bambino al nido comunale. Sempre che ci si riesca, visto che un bambino su quattro non riesce ad entrare per carenza di posti.</em><br />
(&#8230;<em>)<br />
Prezzi: aumenti shock in Sardegna, ma il nord resta più caro. Il biennio 2008-2009 è stato un po&#8217; più caro rispetto a quello precedente. A livello nazionale, la spesa media che ogni famiglia deve sostenere ogni mese per pagare il nido è salita da 293 a 297 euro (+1,40%).</em><br />
(&#8230;)<br />
<em>Nord-sud: cambia la retta, cambia il servizio. Mantenere un bambino in un nido del nord costa di più, ma è anche più facile trovare posto. Le strutture sono di più e le liste di attesa sono più snelle.</em><br />
(&#8230;)<br />
<strong><em>Ma non basta, perché in Italia ancora un bambino su quattro (dati 2007) non riesce ad accedere ad un servizio cui avrebbe diritto.</em></strong><br />
(&#8230;)<br />
<em><strong><strong>Meno nidi, più mamme a casa.</strong> </strong>La domanda è alta e in costante aumento. L&#8217;offerta continua ad essere scarsa. Così sempre più famiglie devono arrangiarsi in un altro modo. C&#8217;è chi si rivolge ai nidi privati, chi al welfare “fatto in casa”: i nonni.<br />
E chi, per non lasciare soli figli, rinuncia al lavoro. Quasi sempre le mamme. Non è un caso se in Italia il tasso di occupazione femminile si attesta al 47,2% mentre Danimarca, Svezia e Paesi Bassi (dove i nidi sono molto più diffusi) veleggiano oltre il 70% e la media europea è quasi al 60%. </em></p>
<p>Ecco il link all&#8217;<a href="http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/2010/02/25/asili-nido-pochi-posti-e-tanti-costi/" target="_blank">articolo integrale</a>, la <a href="http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/i-nidi-italiani-lunghe-liste-dattesa-e-rette-salate/" target="_blank">mappa degli asili regione per regione</a>, la classifica delle <a href="http://canali.kataweb.it/kataweb-consumi/asili-nido-le-citta-piu-care-e-le-piu-economiche/" target="_blank">città più care</a>.<br />
Il dossier è interamente disponibile su <a href="http://www.cittadinanzattiva.it/dossier-asili-nido-comunali.html" target="_blank">Cittadinanza attiva</a>, previa registrazione.</p>
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		<title>Milano: Open day Nidi d’Infanzia/Sezioni Primavera</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 21:28:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<br />
<b>Warning</b>:  call_user_func_array() [<a href='function.call-user-func-array'>function.call-user-func-array</a>]: First argument is expected to be a valid callback, 'Array' was given in <b>/home/gabriel2/www.smamma.net/wp-includes/plugin.php</b> on line <b>166</b><br />
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 3, 4 e 5 marzo a Milano si possono visitare i nidi e le sezioni primavera comunali per l&#8217;anno scolastico 2010/2011.<span id="more-2768"></span><br />
Dal sito del <a href="http://www.comune.milano.it/" target="_blank">comune di Milano</a>:</p>
<p>Ai fini di dare l’opportunità alle famiglie interessate di visitare i Nidi d’Infanzia e le Sezioni Primavera della città, in previsione della pubblicazione della Circolare relativa alle iscrizioni per l’anno educativo 2010/2011, si comunica che in data 3, 4 e 5 marzo p.v. i servizi saranno aperti dalle 16,30 alle 18,30 per l’open day.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dieci anni di ritardo per l’Italia negli asili nido</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 07:16:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<br />
<b>Warning</b>:  call_user_func_array() [<a href='function.call-user-func-array'>function.call-user-func-array</a>]: First argument is expected to be a valid callback, 'Array' was given in <b>/home/gabriel2/www.smamma.net/wp-includes/plugin.php</b> on line <b>166</b><br />
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi in Italia solo 23 bambini su 100 trovano posto e l&#8217;obiettivo fissato a Lisbona nel 2000 (!!!) fissato al 33 per cento è raggiunto solo da Emilia Romagna, Toscana e Umbria.<span id="more-2729"></span></p>
<p>La notizia non creato particolare eco. Eppure è una di quelle notizie che riguarda tutte noi. Che si decida di inserire il proprio figlio in un nido o no, è certo &#8220;imbarazzante&#8221;, per non dire di peggio, che in dieci anni (una vita!) non si sia riusciti a raggiungere un tetto di per sé anche misero.</p>
<p>Citando l&#8217;<a href="http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_16/querze-asili-nido_64d9e9ba-1acc-11df-af4a-00144f02aabe.shtml" target="_blank">articolo apparso sul Corriere</a>, secondo Gruppo nazionale nidi infanzia e Cnel «il ritardo dell’Italia non è da imputare a enti locali disattenti ma soprattutto ai governi che si sono succeduti dagli anni Settanta». E fin qui&#8230;</p>
<p>Vi rimando all&#8217;articolo per i soliti circoli viziosi di stanziamenti, Ministero e Regioni, inceppi burocratici derivati dalla moltiplicazione delle competenze, le proposte alternative come le TagesMutter e il lucroso business degli asili nido privati.</p>
<p>La chiusa del pezzo è, purtroppo, una realtà per molte di noi.</p>
<p><em>Intanto, mentre si discute e si taglia, per le famiglie le difficoltà quotidiane restano le solite. «Le spese per l’asilo nido sono troppo alte. Si arriva anche a mille euro in certi nidi privati. E gli orari sono meno flessibili di quelli richiesti alle mamme che lavorano», lamenta Sabina Guancia, consigliera di parità supplente in regione Lombardia. Risultato: le famiglie spesso devono integrare il nido con la baby sitter. E così fare figli diventa una scelta da ricchi.</em></p>
<p>Foto | <a href="http://www.nidoceraunavolta.it/" target="_blank">Nido C&#8217;eraUnaVolta</a></p>
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		<title>La scuola fallita</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 23:20:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<br />
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scuola italiana è fallita. Lo ha dimostrato <strong>Riccardo Iacona</strong> nella puntata di domenica 14 febbraio di <a href="http://www.presadiretta.rai.it" target="_blank">Presa Diretta</a>. Come accade per certi film che tutti vorrebbero nelle scuole, io vorrei che tutti quelli che &#8220;governano&#8221; la scuola (e non solo) fossero obbligati a vedere questo reportage.<br />
<span id="more-2718"></span></p>
<p>Di più: dovrebbe essere una <strong>prova di idoneità</strong>. Se vedendo questa inchiesta non ti viene voglia di alzarti e di andare a comprare dei pennarelli o delle sedie, se non hai l&#8217;istinto di andare a dare una mano a quei genitori che passano il sabato dipingendo la scuola dei figli, se non ti disgusta il buco pieno di fango lasciato dalla scuola media milanese, bocciato, non sei degno di lavorare in alcun modo per l&#8217;Istruzione.</p>
<p>Vorrei che la <a href="http://www.smamma.net/tag/gelmini/" target="_blank">Gelmini </a>fosse obbligata a vedere questa puntata almeno una volta alla settimana, come Fantozzi la corazzata Potemkin. Vorrei che qualcuno si vergognasse per i fondi stanziati nella Regione Lombardia a sostegno delle iscrizioni nella scuola privata. Ma qui non si vergogna più nessuno.</p>
<p>Solo noi continuiamo a indignarci. Perché vanno bene le differenze ma tra non avere le sedie o avere i tetti di amianto (ma vi rendete conto?) e la lavagna interattiva c&#8217;è un abisso. L&#8217;abisso di indifferenza di chi ha deciso che il diritto all&#8217;istruzione dei nostri figli è &#8220;sacrificabile&#8221;.</p>
<p>La trasmissione di domenica è interamente disponibile online a <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a20d3078-c510-4407-8b63-b616d0695247.html?p=0" target="_blank">questo link</a> , sul sito ufficiale di Presa Diretta. Anche YouTube ospita molto <a href="http://www.youtube.com/results?search_type=videos&amp;search_query=presa%20diretta&amp;search_sort=video_date_uploaded&amp;suggested_categories=25,22&amp;uni=3" target="_blank">materiale della puntata</a>. Io ho scelto questo estratto, sperando che faccia a tutti lo stesso effetto che fa a me.</p>
<p><strong>Sul buono scuola nella Regione Lombardia</strong><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/JTXddK_8YuA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/JTXddK_8YuA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Scuola statale o comunale?</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 07:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br />
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]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sinceramente non avevo mai pensato che la pubblica istruzione non fosse una. Cioè, banalmente, pensavo che le scuole in Italia fossero tutte uguali e rispondessero, sarò ingenua, al Ministero dell&#8217;Istruzione. <span id="more-2533"></span></p>
<p>Invece, quando ho iniziato a interessarmi per l&#8217;iscrizione di mio figlio alla scuola materna, ho scoperto che esistono le scuole statali e quelle comunali. Ovviamente ci sono realtà in cui la differenza non sussiste perché la scuola è una e nessuno si interroga sulla sua appartenenza al gruppo delle statali o delle comunali. Ugualmente, il problema si pone con meno evidenza per il ciclo della scuola primaria perché i genitori ormai sono inseriti in un contesto in cui più facilmente reperiscono questo tipo di informazioni.</p>
<p>Chi invece deve iscrivere il proprio bambino alla scuola materna, soprattutto se non ha frequentato un nido, ha un contatto spesso limitato con altre mamme, quasi nullo nella stagione invernale, momento in cui si effettuano le iscrizioni.</p>
<p>A Milano, ad esempio, si viene facilmente a conoscenza dell&#8217;elenco delle scuole materne (o dell&#8217;infanzia) comunali (sia online, sia attraverso il Comune) mentre su quelle statali non c&#8217;è lo stesso tipo di informazioni e, in pratica, o qualcuno te ne parla o ci abiti proprio di fronte e ti poni il problema.</p>
<p>Casi specifici a parte, ho cercato di capire quali siano le differenze tra questi istituti. Non ho trovato molto, in realtà, e questo è solo l&#8217;ennesimo segno di quanto l&#8217;essere genitori in Italia sia uno sforzo personale e non un progetto condiviso ma tant&#8217;è. Il link più interessante è questo del <a href="http://www.comune.bologna.it/istruzione/scuoleinfanzia/informazioni.php" target="_blank">Comune di Bologna</a> dove pare di capire che le differenze fondamentali siano nell&#8217;orario e nel calendario scolastico.</p>
<p>Entrambe si attengono alla delibera della Regione ma la scuola comunale segue il calendario scolastico definito dall&#8217;Amministrazione cittadina mentre quella statale quello stablito dai consigli d&#8217;Istituto. Non posso dire con certezza che questo sia valido per tutto il territorio ma anche a me risulta che ci siano delle differenze in termini di vacanze e orari.</p>
<p>Da un punto di vista economico, non dovrebbero esserci differenze sostanziali perché le richieste alle famiglie (corredo, materiali, contributi) non dipendono dalla natura legislativa dell&#8217;istituto ma dai fondi e  dai finanziamenti che cambiano moltissimo da zona a zona.</p>
<p>Quel che pare, invece, abbastanza certo è che sia necessario avere le idee chiare ed essere pronti ad esprimere una preferenza tra una scuola comunale e una statale nel caso si ottenga l&#8217;assegnazione in entrambe. A Milano, ad esempio, non è, in teoria, possibile perché non è permesso iscrivere un bambino sia a una scuola statale che a una comunale ma ho visto in Rete che altrove la situazione è diversa.</p>
<p>Chiunque voglia contribuire con qualche informazione in più è il benvenuto.</p>
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		<title>HakunaMatata, nuovo asilo a Genova Nervi</title>
		<link>http://www.smamma.net/2010/01/hakunamatata-nuovo-asilo-a-genova-nervi/</link>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 15:54:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<br />
<b>Warning</b>:  call_user_func_array() [<a href='function.call-user-func-array'>function.call-user-func-array</a>]: First argument is expected to be a valid callback, 'Array' was given in <b>/home/gabriel2/www.smamma.net/wp-includes/plugin.php</b> on line <b>166</b><br />
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>HakunaMatata</strong>, un mondo magico per i bambini dai 12 ai 36 mesi, dal 7 Gennaio 2010 un nuovo asilo a Genova Nervi.<span id="more-2519"></span></p>
<p><strong>Nuovo asilo</strong> a Genova Nervi. Situato nei locali di Via Del Commercio 9f Rosso (cancello), <strong>Hakuna Matata</strong> è un importante progetto che la cooperativa sociale Minerva Onlus, attiva sul territorio genovese da ottobre 2008, ha realizzato  grazie al contributo della Regione Liguria (Dipartimento Salute e Servizi Sociali -Servizio Famiglie-Minori-Giovani-Pari Opportunità). Diventa così operativo un servizio a supporto delle famiglie genovesi che potranno trovare personale qualificato operante in un ambiente sicuro, accogliente, studiato sulle esigenze dei piccoli ospiti,  a cui affidare i propri figli.</p>
<p>Il nuovo asilo, che accoglierà  <strong>bambini dai 24 ai 36 mesi</strong>, sarà operativo 11 mesi all’anno, dal lunedì al venerdì dalle ore 8:00 alle 17:00 con un tempo-asilo personalizzato a seconda delle diverse esigenze.</p>
<p>La struttura, completamente rinnovata, è dotata di tutti i servizi, quali pasto, nanna e assistenza pediatrica e accoglierà circa 25 bambini divisi in due diverse sezioni:  12 -24 mesi e  24 -36 mesi. La grandezza degli ambienti consente la definizione di aree separate per le attività dei due gruppi così come di aree condivise per i momenti quali quello dell’accoglienza, della refezione, dell’igiene e del riposo. Il grande giardino che circonda la struttura offre un luogo ideale per lo svolgimento di attività ludico/didattiche all&#8217;aperto.</p>
<p>Pur confermando la centralità del percorso di crescita del bambino come attività prioritaria, <strong>Hakuna Matata </strong>offre anche interventi per il sostegno alla genitorialità e alla mediazione dei conflitti, avvalendosi della rete con i servizi territoriali con i quali collabora in maniera strutturata (Gruppo Interservizi Valutazione della Genitorialità, Gruppo Territoriale prevenzione Maltrattamento e Abuso, Spazio Famiglia Levante, ATS 51, Consultorio). La famiglia, così come la rete sociale ed il territorio, infatti, da noi non è vissuta come entità a se stante, ma come parte integrante dello stesso percorso educativo.</p>
<p><strong>Cooperativa Sociale Minerva Onlus</strong><br />
Nata nel 2008 dall’incontro di un gruppo di educatori e psicologi con una lunga e diversificata esperienza nel mondo dei servizi alla persona e al territorio, la <strong>Cooperativa Sociale Minerva Onlus</strong>, si propone di rispondere ai bisogni delle persone, delle famiglie e della comunità locale attraverso l’attivazione di reti territoriali efficaci e flessibili, attivando, anche in collaborazione con le Istituzioni, servizi sociali, psicologici ed educativi indirizzati al benessere delle persone e delle famiglie, alla prevenzione dei comportamenti a rischio, avvalendosi di equipe multidisciplinari, altamente professionali, in un&#8217;ottica di costante ricerca della qualità. Quale impresa del privato sociale, vuole coniugare gli aspetti economici, con gli aspetti etici, mutualistici e solidali, necessari e indispensabili, per lavorare in campo sociale. Per maggiori informazioni su Minerva, visitate il sito <a href="http://www.coopminerva.org" target="_blank">www.coopminerva.org</a></p>
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		<title>Crocefisso, che fare?</title>
		<link>http://www.smamma.net/2009/11/crocefisso-che-fare/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 00:41:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br />
<b>Warning</b>:  call_user_func_array() [<a href='function.call-user-func-array'>function.call-user-func-array</a>]: First argument is expected to be a valid callback, 'Array' was given in <b>/home/gabriel2/www.smamma.net/wp-includes/plugin.php</b> on line <b>166</b><br />
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando è uscita <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_03/crocifisso-aule-scolastiche-sentenza-corte-europea-diritti-uomo_e42aa63a-c862-11de-b35b-00144f02aabc.shtml" target="_blank">la notizia</a> che la Corte Europea per i Diritti dell&#8217;Uomo ha giudicato irrispettoso il crocefisso nelle aule, è scoppiata una bagarre.<br />
<span id="more-2262"></span></p>
<p>Ho seguito dapprima con interesse e poi con stupore i commenti dei politici e delle autorità.<br />
Ho visto il dibattito crescere e farsi acceso, come è accaduto <a href="http://blog.mammenellarete.it/scuola/strasburgo-via-il-crocefisso-dalle-scuole" target="_blank">qui</a>.<br />
Ho apprezzato, come tanti, lo sguardo lucido di <a href="http://perquelchemiriguarda.blogspot.com/2009/11/ma-io-difendo-quella-croce-di-marco.html" target="_blank">Marco Travaglio</a> che, come spesso accade, sa elevare la nostra visione delle cose.</p>
<p>Mi ha convinto una citazione letta su Facebook (@<a href="http://www.facebook.com/mafe.debaggis" target="_blank">Mafe</a>) sebbene fosse l&#8217;opinione di un prete:&#8221;Il Crocifisso è il simbolo della fede. Non è un simbolo culturale o un collante di identità etniche e nazionali. Ridurlo a questo vuol dire depauperarlo, svuotarlo, impoverirlo di significato; ed è quello che è esattamente avvenuto: abbiamo aule scolastiche e aule di tribunali piene di crocifissi appesi al muro e vuote di cristiani, veri ed autentici…&#8221;</p>
<p>Ora apprendo che, a dispetto della sentenza, secondo il premier &#8220;<a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_06/berlusocni_crocifisso_9674b4aa-cacc-11de-89f9-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Il crocefisso resterà nelle aule</a>&#8220;. Con gran compiacimento della CEI. C&#8217;è da scommettere che ci sarà ancora molto da dire a riguardo.</p>
<p>Personalmente, vorrei che la scuola pubblica fosse laica, così come dovrebbe esserlo l&#8217;Italia, almeno secondo la Costituzione. Più ancora, vorrei che la scuola pubblica fosse e già sarebbe un bel passo avanti.<br />
Perché, come altri più autorevoli di me hanno osservato, se l&#8217;ingerenza della Chiesa nel nostro Paese si limitasse al crocefisso nelle aule, ci saremmo già scrollati di dosso i temi cruciali che l&#8217;etica contemporanea ci pone. Se poi invece di pensare a un referendum, investissimo nella scuola, potremmo garantire un&#8217;istruzione degna di questo nome ai nostri figli.</p>
<p>Educare alla laicità non è semplice, non in questo Paese di borghesi piccoli piccoli che alla coerenza preferiscono l&#8217;apparenza. Spesso mi chiedo se ne sarò in grado.</p>
<p>E come tutti quelli che hanno commentato questo tema in questi giorni, anch&#8217;io mi sono ritrovata a pensare alla mia esperienza, agli anni Settanta con crocefisso e ora di religione non facoltativa. E questo pensiero mi confonde ancora di più.</p>
<p>Perché la mia maestra di religione alle elementari non era una persona qualunque. Si chiama Gemma ed era la moglie del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Calabresi" target="_blank">Commissario Calabresi</a>. Sì, quel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_Calabresi" target="_blank">Calabresi</a>. E io, sinceramente, non posso che ringraziarla per l&#8217;esempio di integrità, coerenza e compostezza che ha dato a tutti noi in questi anni di tormentata vicenda. E son quasi quaranta.</p>
<p>Perché, lasciate perdere il &#8220;caso&#8221;, e provate a immaginare una vedova, con tre figli che sta lì seduta a parlare di pace e amore. E lo giuro, lo faceva, tutte le settimane. Anche se a marzo era più triste, specie con noi, classe &#8216;72.</p>
<p>Una cosa mi consola in tutto questo: con le riduzioni della Gelmini certo le persone come lei le han tagliate. Ammesso che ce ne siano ancora in questo paese di nani e ballerine.</p>
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		<title>I sei problemi della Gelmini</title>
		<link>http://www.smamma.net/2009/09/i-sei-problemi-della-gelmini/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 07:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>smamma</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<br />
<b>Warning</b>:  call_user_func_array() [<a href='function.call-user-func-array'>function.call-user-func-array</a>]: First argument is expected to be a valid callback, 'Array' was given in <b>/home/gabriel2/www.smamma.net/wp-includes/plugin.php</b> on line <b>166</b><br />
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lastampa.it" target="_blank">LaStampa.it</a>: A dieci giorni dalla scuola ancora irrisolti i principali nodi che bloccano il sistema. <em>di Flavia A</em><em>mabile</em></p>
<p><span id="more-2173"></span></p>
<p>L’anno scolastico è iniziato. C’è chi l’ha definito <em>annus horribilis</em>, chi l’anno del ritorno al rigore e alla qualità. Questione di punti di vista su un argomento che ormai vede l’Italia divisa in due fra gelminiani e anti-gelminiani. Lei, Mariastella Gelmini, il ministro della discordia, darà oggi alle 14,30 ai senatori della commissione Istruzione la sua versione sui tanti fronti aperti: dai precari al tempo pieno fino all’integrazione degli immigrati nelle classi.</p>
<p>La sua versione, perché la Gelmini ha anche un’altra fama, quella di avere la marcia indietro facile, di lasciarsi andare ad annunci che poi vengono ritrattati, e di citare cifre del tutto diverse dalla realtà. E’ l’unico ministro, infatti, ad aver avuto l’onore di un sito tutto suo, battezzato «Gelminometer», creato alcuni mesi fa per avere un archivio delle sue promesse non mantenute e dei cambiamenti d’opinione.</p>
<p>Nel frattempo le statistiche sono spietate. L’ultima pubblicata in ordine di tempo è una <strong>rilevazione Eurostat che pone l’Italia al 18mo posto nelle spese per istruzione</strong>. Una situazione che può soltanto peggiorare con i tagli in arrivo.</p>
<p>Ieri un ragazzo dell’istituto alberghiero di Benevento si è sentito male. La mamma è andata a prenderlo. Entrando in aula si è trovata davanti a una scena che non si aspettava: i ragazzi erano in 39, costretti a dividersi in 3 un banco. Quello di Benevento non è un caso isolato: le classi con più di trenta alunni sono in tante scuole d’Italia visto che la Gelmini quest’anno ha aumentato ancora il limite massimo portandolo anche a 30 studenti nelle scuole superiori. Il problema è che cifre simili sono illegali dal punto di vista delle norme antincendio che prevedono massimo 25 alunni e di quelle igienico-sanitarie che stabiliscono una quadratura di 1,96 metri quadri a studente. Della questione si occuperanno i tribunali: il Codacons ha denunciato il ministro dell&#8217;Istruzione e i direttori degli uffici scolastici regionali a 104 procure per «interruzione e turbativa di pubblico servizio e violazione delle norme sulla sicurezza»</p>
<p>Lo chiamano «il mistero dell&#8217;insegnante scomparso». A dieci giorni dall’inizio dell’anno scolastico le associazioni di genitori di alunni disabili hanno perso le speranze di veder apparire gli <strong>insegnanti di sostegno</strong> che fino allo scorso anno si occupavano dei loro figli. I tagli hanno colpito anche loro, e così capita di tutto. Sette ragazzi con disabilità si sono trovati concentrati in una classe sola, seguiti da tre insegnanti di sostegno all’Istituto Professionale Francis Lombardi di Vercelli. Eppure i dati dicono che è stato rispettato il rapporto medio nazionale di un insegnante ogni due studenti, come vuole la legge, ma è aumentato il numero di alunni nelle classi e poi esistono delle differenze tra Regione e Regione: il Lazio, ad esempio, ha il peggior rapporto tra insegnanti di sostegno e alunni disabili (uno ogni 2,4).</p>
<p>Cinquantamila bambini in più resteranno nelle classi anche di pomeriggio, ha annunciato, trionfante, il ministro quattro giorni prima dell’inizio della scuola. Le classi a tempo pieno passano da 34.317 a 36.508, con un aumento dell&#8217;8 per cento. <strong>I genitori, però, sono andati a scuola con i loro figli e da un po’ di giorni raccontano una realtà molto diversa</strong>. A Bologna il tempo pieno si fa, è vero, ma lo pagano i genitori, dai 150 ai 300 euro l’anno. Sempre a Bologna, all’istituto Albertazzi, per garantire le lezioni fino al pomeriggio gli alunni hanno sei insegnanti diversi nell’arco della giornata. A Vado Ligure, nell’Istituto Comrpensivo, invece, hanno preferito far proprio finta di nulla: i genitori hanno presentato le richieste in segreteria ma di tempo pieno non c’è traccia.</p>
<p>Le versioni sono diverse. Anche sulle cifre non c’è accordo. Il ministro Gelmini sostiene che i tagli ai docenti previsti in Finanziaria sono 43mila, in 30 mila sono andati in pensione e quindi alla fine a rimanere senza lavoro quest’anno sono 12-13 mila prof. I sindacati dicono che a rimanere fuori saranno almeno 18 mila, e che comunque si tratta del «più grande licenziamento di massa avvenuto in Italia». Alcuni di loro potranno usufruire della <strong>norma salva-precari</strong> decisa dal ministro Gelmini. Il ministero sta preparando la versione finale del provvedimento finora solo annunciato e si sa che ne saranno esclusi quelli che hanno lavorato nel 2008/09 solo con supplenze brevi, anche chi ha sostituito un docente in maternità o un collega malato.</p>
<p><strong>Dal prossimo anno le superiori non avranno più né sperimentali né discipline un po’ strane</strong>: la Gelmini ha cancellato centinaia di indirizzi e ricompattato il tutto in sei licei e 11 istituti tecnici. Dovrebbe andare in vigore dal prossimo anno ma ancora se ne sa molto poco perché i regolamenti sono ancora lontani dall’essere stati approvati. Si attende il via libera della Conferenza Stato-Regioni che però ha deciso di non riunirsi in segno di protesta contro le norme-salva precari. E, quindi, tutti i genitori italiani che hanno un figlio in terza media e vorrebbero partecipare ai colloqui di orientamento per le iscrizioni non sanno che pesci pigliare. Il ministero , in modo informale, ha già fatto sapere che l<strong>a scadenza per le iscrizioni slitterà almeno di un mese</strong>.</p>
<p>Le proiezioni della Caritas dicono che quest’anno <strong>nelle scuole italiane ci saranno 700 mila alunni stranieri</strong>, il ritmo di aumento negli ultimi anni si aggira intorno al 20-25%. Il problema esiste, insomma, soprattutto di fronte alle protesta della Lega, e quindi il ministero dell&#8217;Istruzione sta studiando gli aspetti tecnici per introdurre un limite del 30% di presenza di alunni stranieri in classe, ha confermato il ministro Gelmini. Nel frattempo <strong>si creano scuole per soli stranieri </strong>come la elementare Pisacane, nel quartiere multietnico di Tor Pignattara di Roma. Quest’anno sarà frequentata quasi esclusivamente da alunni stranieri, circa il 97% degli iscritti: su 180 bambini solo 6 sono italiani. Lo stesso a Milano dove alla scuola elementare Radice su 96 alunni 93 sono immigrati.</p>
<p>L&#8217;articolo originale <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&amp;ID_articolo=716&amp;ID_sezione=274&amp;sezione=" target="_blank">qui</a></p>
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		<title>Il primo giorno di scuola&#8230;</title>
		<link>http://www.smamma.net/2009/09/il-primo-giorno-di-scuola/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 21:32:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<br />
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho avuto il posto a scuola. Non è un giochetto logico con cui mettervi alla prova. E&#8217; solo una storia, di quelle che solo in Italia possono accadere.<span id="more-2151"></span></p>
<p>Questo blog non è di tipo &#8220;diaristico&#8221; e raramente, almeno per ora, si concede digressioni personali. Ma in questo caso ne vale proprio la pena.</p>
<p>Era il dicembre 2006 e io ogni giorno speravo che il mio bambino nascesse. C&#8217;erano delle date interessanti, tipo il 18 dicembre compleanno di Brad Pitt, il 29 compleanno di Jude Law e così via&#8230; Ma niente&#8230; Il mio bambino ha scelto di nascere il 6 gennaio, con buona pace di Befane ed Epifania.</p>
<p>Ora, in tanti modi l&#8217;ho chiamato in questi 2 anni e 8 mesi insieme, ma mai avrei pensato a Morattino, appellativo che immediatamente genera un po&#8217; di sgomento. Morattino non è un insulto, sia ben chiaro, ma un semplice riferimento a quei bambini che in virtù delle decisioni della Moratti possono andare a scuola anticipatamente.</p>
<p>Quando a febbraio scorso andai alla scuola materna che il celeberrimo &#8220;contapassi&#8221; del Comune di Milano (mai applicativo richiese più tempo per essere caricato) indicava come più plausibile per mio figlio, mi chiesero informazioni e dati e mi dissero &#8220;ah ma è un Morattino!!! C&#8217;è tempo, signora, c&#8217;è tempo&#8230;&#8221;</p>
<p>Di tempo in effetti ce n&#8217;è stato parecchio: l&#8217;ho iscritto a febbraio, le liste &#8220;definitive&#8221; sono uscite a maggio e da allora noi siamo stati &#8220;In attesa di assegnazione&#8221;. Sì perché prima la possibilità di anticipare l&#8217;anno scolastico era garantita solo ai nati in gennaio mentre con le innovazioni introdotte dalla Moratti l&#8217;arco di tempo si è allargato fino ad aprile (almeno l&#8217;anno scorso per quest&#8217;anno). E nessuno si sbilanciava sui posti disponibili per i nati dopo il 31 dicembre 2006 perché non si trattava più dei soli nati in gennaio ma di un gruppo ben più &#8220;nutrito&#8221; di bambini.</p>
<p>Oggi, primo giorno di scuola per la maggior parte d&#8217;Italia, mi hanno telefonato dalla &#8220;Scuola Materna più vicina con il Contapassi&#8221; e mi hanno detto che c&#8217;è posto per il mio bambino. Che può iniziare a frequentare. Che non vedono l&#8217;ora di conoscerlo.</p>
<p>E poi, nella ridente voce della gentile signora che mi chiamava certa di dare una svolta alla mia esistenza si è insinuato un dubbio: &#8220;Ma forse voi avete già risolto diversamente&#8230;&#8221;</p>
<p>Abbiamo risolto diversamente sì, Cari Signori, perché siamo gente per bene e con la testa sulle spalle. Gente che non può aspettare metà settembre per sapere se il bambino potrà accedere all&#8217;istruzione pubblica e quando lo potrà fare. Siamo una famiglia come tante che ha bisogno di tempi certi, ritmi consolidati, garanzie, risposte. Gente che ha bisogno di un servizio e non di un supplizio. Gente che ha a cuore la giornata del proprio bambino e crede che il suo inserimento in comunità sia un momento importante a cui prepararlo, e non da un giorno all&#8217;altro.</p>
<p>Certo nel nostro caso il discrimine è stato &#8220;solo&#8221; che il bambino è nato in gennaio: ma santo cielo quanti ce ne saranno in Italia? E quelli di febbraio, marzo aprile? Allora, per favore, siate coerenti e date delle certezze alle famiglie italiane, che poi vi stupite per la percentuale sbalorditiva di mamme che lasciano il lavoro dopo il primo figlio.</p>
<p>Noi abbiamo risolto diversamente per necessità e per il momento sembra una buona scelta, perlomeno una scelta consapevole. Non entrerò nel dettaglio del cambio di residenza sopraggiunto nei soli sette mesi passati dall&#8217;iscrizione durante i quali non potevamo che aspettare questa famosa telefonata perché finché non hai un posto non puoi chiedere il trasferimento. Né sul fatto che a detta della segretaria della &#8220;scuola materna più vicina con il contapassi&#8221; dovrei accettare il posto, fare l&#8217;inserimento e poi aspettare che il trasferimento proceda verso una nuova scuola su cui non potrei esprimere una preferenza, in tempi ovviamente non conoscibili. Il tutto con una grande considerazione dello sviluppo emotivo di un bambino che farebbe &#8220;solo&#8221; tre inserimenti scolastici in nove mesi.</p>
<p>Tutto questo pare talmente surreale che, sinceramente, non saprei nemmeno che parole usare. Ma sette mesi per sapere se tuo figlio ha un posto alla materna, con tutto che ha il bollo del Morattino, mi paiono una realtà di cui non si può fare a meno di vergognarsi.</p>
<p>Ecco allora il consiglio per tutte le mamme di Morattini che tra pochi mesi dovranno confrontarsi con questo mondo: iscrivetelo ovunque. Io non sono stata così acuta, voi non perdete l&#8217;occasione e iscrivetelo sia al Nido che alla Materna che alla Sezione Primavera. E se ci sono anche delle Scuole Statali (nessuno ne parla mai ma esistono e sono diverse dalle Comunali) iscrivetelo pure lì.</p>
<p>Io ingenuamente pensavo che uno escludesse l&#8217;altro e invece no, non c&#8217;è problema. Infatti, ti mandano più moduli a casa.</p>
<p>Forse è per quello che poi ci mettono sette mesi per districarsi.</p>
<p><em>Questo post partecipa al <a href="http://genitoricrescono.com/blogstorming" target="_blank">blogstorming</a></em></p>
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