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Primo Piano, Segnalazioni e comunicati stampa - Jan 9, 2014

L’Indagine su Infanzia e Adolescenza Eurispes-Telefono Azzurro 2012

L’Indagine su Infanzia e Adolescenza Eurispes-Telefono Azzurro 2012

L’ultimo report, appena pubblicato, fotografa una situazione preoccupante per i bambini e gli adolescenti italiani. Ecco l’identikit dei bambini, tracciato su un campione di 1.100 bambini dai 7 agli 11 anni, frequentanti la seconda, terza, quarta e quinta classe della scuola primaria e la prima classe della scuola secondaria di primo grado.

La crisi economica interessa tre famiglie su dieci. Il 28,7% dei bambini tra i 7 e gli 11 anni vive in un contesto familiare segnato dalla crisi economica, mentre il 61,1% dichiara che la propria famiglia non è stata colpita. Si tratta sicuramente di un dato al ribasso, influenzato sia dalla capacità di captare le problematiche e le preoccupazioni dei genitori, sia dalla volontà di questi ultimi di non coinvolgere i piccoli. A conferma di ciò l’alto tasso di non risposta (10,2%), come pure quello indicato tra gli stessi bambini più grandi di età tra i 10 e gli 11 anni (40,8%, contro il 28,2% di quelli tra i 7 e i 9 anni).

Il 2012 evidenzia segnali di maggiore difficoltà e di fragilità delle famiglie. Secondo la rilevazione del 2010, la situazione lavorativa dei genitori era cambiata solo in pochi casi (nella maggioranza i genitori non avevano perso il lavoro o ridotto le ore lavorative rispettivamente l’85,6% e il 75,5%), mentre quest’anno il dato è in calo (rispettivamente 74,8% e 70%). Il 21,9% dei bambini riferisce che la situazione lavorativa dei genitori è cambiata a causa della crisi (contro il 61,9% di quanti non hanno rilevato alcun cambiamento). Nel 10,6% dei casi uno o entrambi i genitori hanno perso il lavoro; il 6,4% si trova in cassa integrazione; l’8% si è dovuto trasferire in un’altra città per lavorare, il 10,6% ha ridotto l’orario di lavoro.

Più di un bambino su cinque riferisce la difficoltà della propria famiglia ad arrivare alla fine del mese (22,2%). Per il 38,2% dei bambini la famiglia ha prestato negli ultimi tempi maggiore attenzione alle spese come l’acquisto di articoli di abbigliamento, calzature e prodotti alimentari; per il 38% ai costi del tempo libero, alle cene fuori casa o ad altre iniziative ritenute non indispensabili; la crisi induce quasi due famiglie su dieci a rinunciare alle vacanze (18,8%). Infine, la riduzione della paghetta settimanale ha coinvolto il 13,1% dei bambini.

La Tv è il media più usato dai bambini: il 41% ha il permesso di guardarla fino ad un’ora al giorno, il 34% da una a due ore al giorno e una relativa minoranza, il 12,6%, a trascorrere invece gran parte del pomeriggio, dalle 2 alle 4 ore in media, davanti allo schermo televisivo. Sommando quest’ultimo dato con quello dell’esposizione a più di 4 ore si arriva al 21,3% di bimbi che sono davanti alla Tv per un tempo decisamente prolungato. Al secondo posto il computer: nel 44% dei casi fino ad un’ora al giorno, il 20,3% da una a due ore; l’11,8% (rispettivamente il 6,4% e il 5,4%) passa dalle due alle quattro ore e più di quattro ore al giorno davanti al pc. La navigazione Internet impegna il 35,4% dei bambini fino ad un’ora al giorno, dalle 2 alle 4 ore (6,6%) e oltre le 4 ore al giorno (5,1%), mentre quasi un terzo degli intervistati (il 29,8%) non utilizza mai la connessione.

La console per videogiochi (Playstation, PSP, Xbox, Wii) è utilizzata quotidianamente dal 33,2% dei bambini per un massimo di un’ora al giorno, non ne dispone invece il 27,5% dei bambini, mentre il 19,3% ha il permesso di utilizzarla fino a due ore al giorno, seguito dall’8,5% e dal 6,8% che ne abusa (nel complesso il 15,3%), dedicando alla passione per i videogames rispettivamente dalle 2 alle 4 ore e oltre le 4 ore quotidiane. Nella classifica delle ore destinate giornalmente all’uso delle tecnologie, il cellulare occupa la sesta posizione: il 35,3% vi dedica fino ad un’ora al giorno, il 42% non lo utilizza affatto, il 5,2% lo utilizza per più di quattro ore al giorno e il 3,8% da due a quattro ore e il 5,2% per più di 4 ore.

La “scatola magica”. Per i bambini la televisione non è un mezzo superato e destinato a scomparire (66,1%) e i canali digitali offrono un’ampia gamma di programmi tra cui poter scegliere (il 37,3% ha risposto di condividere “abbastanza” quest’affermazione e il 40,7% “molto”). Il 39,8% invece ritiene che la Tv non sia fatta per un pubblico di giovani. Infine, il campione si divide tra quanti affermano che la Tv è il mezzo che fa più compagnia (46,4%) e quanti invece sostengono che essa possa rappresentare un potenziale mezzo di isolamento (49,3%).

Il canale televisivo preferito. I bambini amano Boing (21,2%). A seguire, con uno stacco di più di sei punti percentuale (14,7%), troviamo Italia 1 e in terza posizione si fa largo K2 (10,6%), mentre tutti gli altri programmi vengono seguiti in misura inferiore al 10%: 7,2% Dmax, 6,9% Real Time, 6,6% Nickelodeon, 5,1% Cartoonito, 4,5% Rai Yo Yo, 3,7% MTV, 2,5% Canale 5, 2,2% Raiuno, 1,1% Raidue, 0,8% Rete 4, 0,5% La7 e 0,4% Raitre. I primi tre canali televisivi (Rete 4, Canale 5 e La7) non incontrano il gusto degli spettatori più piccoli (7-9 anni) che invece preferiscono guardare, rispetto ai bambini appartenenti alla fascia di età immediatamente superiore (10-11 anni), i programmi in onda su Boing (+10,3%), Cartoonito (+8,1%), Rai Yo Yo (+6,5%) e K2 (+3,1%). Coloro che invece hanno 10 e 11 anni seguono di più la programmazione su Real Time (+4%), MTV (+3,1%) e DMax (+1,6%).

Il 62% dei bambini ha a disposizione un telefonino proprio, contro il 35,4% che ne è sprovvisto. Il 44,4% dei bambini acquisisce un cellulare tra i 9 e gli 11 anni. Il 17,6% ha un cellulare prima dei 7 anni. Le due funzioni maggiormente utilizzate sul cellulare sono i giochi (21,2%) e le telefonate(20,5%), seguite dall’invio di messaggi di testo o mms (18,3%) e dall’ascolto di musica (17,5%).

Datemi un’app. La metà dei bambini che hanno un cellulare o utilizzano quelli reperibili in casa appartenenti ai genitori o ai fratelli maggiori scarica applicazioni per giocare (50,9%), un terzo (32,4%) è solito collegarsi a YouTube, circa un quarto (il 25,3%) utilizza iTunes o applicazioni simili per ascoltare musica, il 22,5% per navigare tra le pagine del web, mentre il 20,3% utilizza principalmente Instagram o altre applicazioni per le foto. Al di sotto della soglia del 20% appuriamo infine che il 15,8% dei bambini utilizza iMovie o altre applicazioni inerenti i video, il 9,8% utilizzaWhatsApp, per scambiare gratuitamente messaggi di testo o foto attraverso il collegamento ad Internet e il 9,4% frequenta i Social Network.

Il lato oscuro della Rete. Un numero elevato di bambini è esposto a contenuti potenzialmente in grado di turbarli e certamente non adatti alla loro età. Più di un bambino su 4 (25,9%) ammette di essersi imbattuto in pagine Internet contenenti immagini di violenza, il 16% dei bambini ha trovato in Rete immagini di nudo, il 13% siti che esaltano la magrezza, il 12,2% siti con contenuti razzisti.

Più di un bambino su 10 ha trovato online sue foto private (12,4%) o sue foto che lo mettevano in imbarazzo (10,8%); l’8,3% ha visto pubblicati in Rete video privati, il 7,1% rivelazioni su propri fatti personali, il 6,7% video in cui egli stesso era presente che lo hanno imbarazzato.

I bambini ritengono che i propri amici sappiano utilizzare Internet più dei propri genitori e dei propri insegnanti. Per il 70,4% dei piccoli infatti i propri amici sanno utilizzare Internet (39,9% “bene”, 30,5% “abbastanza” bene), una percentuale che scende al 67,5% quando invece si tratta dei genitori (30,6% “bene”, 30,5% “abbastanza” ) e al 66% per gli insegnanti (35,8% “abbastanza” e 30,2% “molto”). I nonni invece sono giudicati privi delle competenze indispensabili per utilizzare la Rete (61,6%).

Controllo “a singhiozzo”. La maggioranza dei bambini (63,6%) non possiede un pc proprio ed utilizza quello a cui accedono anche i propri genitori. Solo un terzo dei genitori, però, conosce le password da loro utilizzate in Rete (34,8%); un quarto (24,5%) può accedere alla posta elettronica dei figli. Il 21,9% dei genitori può accedere al profilo Facebook dei bambini. Quanto al cellulare, un genitore su tre conosce il codice pin del cellulare dei propri figli (36,1%), mentre il 15% sa sempre dove sono grazie ad un’applicazione presente nel cellulare. Al 22,3% dei bambini è capitato di accorgersi che un genitore si trovava alle sue spalle mentre usava il pc, il 20,4% ha notato che i propri messaggi sul cellulare erano stati letti ed il 20,2% che le proprie telefonate erano state ascoltate. Il 16,8% dei bambini riferisce di essersi accorto che i suoi genitori erano entrati nel suo profilo su un Social Network (Facebook, Twitter), per il 13,6% si trattava invece del controllo delle proprie chat e per il 10,4% della posta elettronica.

Il 37,7% dei bambini non parla mai prima con i genitori di cosa vedere navigando in Rete, mentre lo fa il 49,4%. Solo un bambino su 10 (11,4%) riferisce che i propri genitori hanno messo dei controlli/blocchi al computer per impedirgli di avere accesso a siti non adatti alla sua età. Se il 45,1% risponde negativamente, occorre però osservare che un consistente 43,5% non è in grado di esprimersi, segno che moltissimi bambini non sono a conoscenza dell’esistenza di questo tipo di blocchi o ignorano se i propri genitori li abbiano adottati.

Se l’82,9% dei bambini cui è stato sottoposto il questionario dichiara di non aver “mai” giocato online a soldi, la percentuale scende al 74,1% per il gioco a soldi non online: un bambino su quattro risulta coinvolto all’interno di un fenomeno, quello del gioco, la cui portata e rilevanza non devono essere assolutamente sottovalutate. Gioca spesso a soldi online l’1,4% dei bambini del campione, lo fa qualche volta il 3% e raramente il 3,6%. I giochi che prevedono denaro non online fanno registrare percentuali maggiori (5,1% spesso, 3,8% qualche volta e 6,4% raramente).

Il gioco prediletto dai bambini è il Gratta e vinci, cui dichiara di aver giocato il 33,7%, mentre l’11,4% e l’11,1% ha invece giocato rispettivamente alle Lotterie ed al Bingo. Per quanto riguarda ilVideopoker e le Slot machines, che sono senza dubbio i giochi d’azzardo che destano la maggior preoccupazione, le percentuali di bambini che dichiarano di aver giocato a questi due pericolosi giochi d’azzardo non sono affatto trascurabili (rispettivamente il 7,8% ed il 6,9%), tanto più se si considera che, ammette di non avervi mai giocato, ma che tuttavia vorrebbe farlo, un numero quasi doppio di bambini (rispettivamente il 13,3% ed il 13,5%).

Il 18,9% dei bambini riferisce di aver giocato per puro divertimento, l’11,1% per l’emozione che suscita il gioco o perché lo ha visto fare ad amici e/o parenti, mentre il 9% sostiene di averlo fatto per vincere soldi e/o premi. Il 69,4% dei bambini ha dichiarato di non conoscere nessuno che gioca d’azzardo (anche online) sebbene il 21% di loro ha vicino qualcuno che gioca; la prima categoria di persone che sono loro invece note in quanto giocatori è quella degli “amici” (7,1%), seguita da quella degli “altri” soggetti (4,6%), poi dai “padri” (4%) e da nonni e zii (2,6%).

Si dichiara spesso divertito il 65,5% dei bambini e il 64,8% felice. Di contro, sentimenti opposti e negativi coinvolgono comunque una larga parte dei bambini. Il 24,7% infatti dichiara di vivere stati didepressione qualche volta (19,1%) o spesso (5,6%); se a questi si aggiungono i bambini che sentono un senso di depressione anche se solo raramente (17,7%) emerge un disagio che tocca il 42,4% dei bambini, 4 su 10. Allo stesso tempo, a non sentirsi mai felice è il 2,9% dei bambini, il 13,8% dice di esserlo qualche volta e il 6,9% raramente (23,6% in totale). Solo il 24,8% dei bambini riferisce di non vivere stati d’ansia, mentre il 12,2% dice di viverli spesso e il 24,4% qualche volta: l’ansia coinvolge anche il restante 25% dei bambini sebbene raramente. Un bambino su dieci si sente “spesso” solo, seguito dal 21,8% cui capita di vivere “qualche volta” questa sensazione e dal 24,2% che soffre di solitudine, ma raramente.

I bambini si sentono in imbarazzo spesso (7,2%) e qualche volta (18%) nel 25,2%, molti dichiarano di esserlo raramente 24,9%, mentre il 35,1% non lo è mai. La noia è un sentimento abbastanza comune tra i bambini tanto che solo 1 su 5 non l’ha mai provata (20,7%), contro l’11,9% che riferisce di provarla spesso e chi invece si annoia qualche volta (28%) o raramente (26%). La rabbiaè molto diffusa: la prova infatti qualche volta (35,4%) o spesso (16,4%) complessivamente il 51,8% dei bambini seguiti da quanti sono arrabbiati solo raramente (21,9%). Allo stesso tempo i sentimenti di paura non colgono mai solo il 32,5% dei bambini, mentre sono una costante per il 7,7% che li prova spesso, seguiti da chi ha paura qualche volta (18,8% ) o raramente (27,3%).

Segue la parte sugli adolescenti 

Fonte: www.eurispes.eu

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