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Film & Tv, Mamme 2.0 - Oct 29, 2013

Di #mammeimperfette, di chi sa cambiare idea e delle camicie bianche

Di #mammeimperfette, di chi sa cambiare idea e delle camicie bianche

Un paio di settimane fa, come molte altre, ho ricevuto un comunicato che annunciava l’inizio della seconda serie di Una mamma imperfetta, la web fiction in onda su CorriereTv con l’invito a partecipare alla discussione su una certa puntata.

Quel giorno la cosa è passata in secondo piano – leggi proprio non ce l’ho fatta – e nei giorni successivi mi è passato di mente.
Mi è capitato, però, che negli ultimi giorni due persone a me vicine per motivi diversi mi abbiano raccontato dell’effetto “terapeutico” che questa fiction ha – e ha avuto – nella loro vita. Nel loro essere madre, nel loro essere donna.
La cosa mi ha colpito molto perché non si tratta di persone che lavorano sul web, hanno un blog o passano online buona parte della loro giornata lavorativa. Si tratta di persone che hanno scoperto e apprezzato questa serie che è diventata il loro appuntamento quotidiano. Terapeutico appunto.

Quale terapia? La condivisione della fatica e dell’impegno che ogni giorno mettiamo nel conciliare, nell’organizzare, nel rispettare una tabella di marcia che ci siamo date da sole per essere le donne, le madri, le compagne che abbiamo scelto di essere. La frustrazione – inevitabile – di certi momenti. La soddisfazione – indescrivibile – di altri. L’ironia – attitudine imprescindibile. L’amicizia – salvagente e paracadute.

Un percorso, se vogliamo, iniziato proprio sul web anni fa, con l’accesso a spazi di condivisione sui temi della maternità – come community, chat, forum – e a narrazioni personali ma pubbliche di quello che significa essere madri oggi, un giorno dopo l’altro, con quelle giornate infinite che quando le riguardi non hai capito tu dov’eri, con i sensi di colpa, con la sensazione di non poter tenere insieme tutto e con il costante esercizio di ricordarsi quello che conta veramente.

Tra le altre, sicuramente Silvia è stata una persona che – con capacità e costanza – ha costruito negli anni in Rete non solo un riferimento per tanti genitori ma – implicitamente – anche un “manifesto” di questa nuova capacità che ci è richiesta per essere madri (ed esseri umani): l’accettazione per prime delle nostre imperfezioni, dei nostri limiti, del fatto che non si può far sempre tutto e bene e, che soprattutto, forse non ci è nemmeno richiesto se non da noi stesse. Se volete, chiamatelo Wabi-Sabi.

Quando mesi fa è stata lanciata la prima serie della fiction è nata una specie di bagarre online perché – appunto – per questo progetto firmato da Ivan Cotroneo – è stato scelto il nome che Silvia si era data, anni prima, online: MammaImperfetta.
Io non mi sono espressa, per una serie di motivi, ma ho apprezzato moltissimo il post che Silvia ha pubblicato nei giorni scorsi – gli stessi di cui sopra – spiegando come dopo l’arrabbiatura iniziale abbia fatto “pace” con questo progetto, arrivando a considerarlo un ‘opportunità condivisa e non un “sopruso”. Ecco io credo che questo cambio di sguardo, di punto di vista, di opinione rappresenti al meglio l’esercizio continuo con cui noi mamme – donne – imperfette ci dobbiamo confrontare per evolvere e crescere come essere umani. Ho grande stima di chi riesce in questi passi, se sono “pubblici” ancor di più.

Nella bagarre di qualche mese, “rientrava” anche l’autore della fiction, Ivan Cotroneo. Anche questo è stato un elemento che mi ha colpito e mi ha fatto pensare, soprattutto quando leggevo commenti spiacevoli, perché ho avuto occasione di conoscerlo personalmente e ne conservo un bel ricordo.
Per motivi di lavoro avevo seguito il lancio del suo romanzo Il re del mondo.
Credo fosse il 2004, tipo. Allora le cose – forse data l’età o il momento storico in cui il web stava intraprendendo una sua strada nella produzione di contenuti giornalistici – si facevano bene e quindi non è che si poteva copiare il comunicato stampa o la quarta di copertina: si chiedeva la copia staffetta, si leggeva il libro in fretta e con attenzione, si presenziava a un paio di presentazioni e si finiva con un’intervista all’autore, dopo essersi documentati che nemmeno la CIA.
In quel caldo giugno mi ricordo di aver inanellato almeno tre presentazioni di Ivan Cotroneo, arrivando a comprendere credo per la prima e unica volta in vita mia il duro lavoro della groupie. Alla fine ne era uscita una bella intervista, che è ancora – incredibilmente – online. E mi è rimasto il ricordo di una calda serata milanese passata al bar di uno di quegli alberghi cool  – che alla fine confondi tra loro – chiacchierando piacevolmente con Ivan mentre Michael Cunningham, gentile e paziente, aspettava che avessimo finito sorseggiando qualcosa. Direi un cocktail per puro spirito di narrazione.

Così quando mi hanno invitato a maggio alla presentazione della web fiction di Ivan Cotroneo mi è venuto da sorridere e da pensare. In pratica mi sono messa a fare quell’esercizio suggerito qualche giorno fa da Enrica ovvero “Cosa mi direi se mi incontrassi quindici anni fa“, ripercorrendo quel periodo e quella serata. Chi avrebbe mai detto, allora, che avremmo potuto ritrovarci dieci anni dopo a parlare di maternità, imperfezioni, pappe e pannolini invece che della camicia bianca di Moravia e delle mille luci di New York?

Tant’è sempre in quella intervista si parlava anche di ego-surfing, “pratica” che mi è tornata alla mente l’altro giorno leggendo questo post di Barbara Sgarzi. Così ho “giocato” di nuovo e ho verificato che, se allora la ricerca con il nome di Ivan Cotroneo portava 190 pagine di risultati, oggi Google ne elabora 398.000 in 0,24 secondi ed è un risultato fantastico ma che “mamma imperfetta” di risultati ne produce oltre 500.000 e questo è un risultato ancora più grande per tutte noi.

Con tutte queste “congiunture astrali” legate a questa fiction mi pareva proprio doveroso parlarne. E magari vederne una puntata, tipo ora alle 12 su Corriere.tv. E magari recuperare quelle precedenti, che mi sono persa.

In effetti, ero stata “chiamata” alla discussione sulla seconda puntata e sull’argomento #cosedadonne. Decisamente, sono andata fuori tema con questo post. Sono imperfetta anch’io, che vi credete?

 

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