Conflitti tra il suo ruolo di mamma e il suo lavoro?
«Sappiamo tutti che è dura essere madri e occuparsi della propria carriera. Mia madre apparteneva a una generazione di donne che pensavano di dover rinunciare a tutto per occuparsi dei figli. E così a un certo punto della sua vita si è ritrovata a chiedersi “che cosa sarebbe stato se”, e a ripensare a tutto quello che avrebbe voluto fare. Io non voglio rimpianti, voglio sentirmi completamente appagata come donna e come artista. E credo che, se sei felice e soddisfatta della tua vita, puoi essere anche una madre migliore».
ma anche
Continua il suo impegno a favore di organizzazioni che si occupano di donne e bambini vittime di abusi?
«Certo. È un problema che sento molto vicino perché fa parte della mia infanzia. Per via di mio padre, sono cresciuta tra urla, liti e violenze».Crede che il passato possa influire sul rapporto con suo figlio? Che la possa portare, per esempio, a compensare con un eccesso di attenzioni?
«Non voglio che Max viva niente di simile a quello che è toccato a me. Diciamo che, forse, sono più sensibile e attenta rispetto a ogni minima forma di violenza, compresa quella che si può vedere in televisione. A casa evito in ogni modo le discussioni e ogni genere di tensione».
E’ proprio vero che spesso la prima impressione NON è quella che conta.
dall’intervista a Vanity Fair in edicola e online







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