Mamme 2.0
Digitali, geek e tecnologiche
Mamme e lavoro
Per conciliare famiglia e carriera
Mamme Vip
Un occhio discreto sotto i riflettori
Tate e Nonni
Baby sitting: come organizzarsi

Mamme 2.0, Speciali - Mar 15, 2010

Generazione Kindle (e iPad)

Generazione Kindle (e iPad)

E’ di qualche settimana fa un interessante articolo sull’accelerazione del gap generazionale dovuto alla velocità del progesso tecnologico.

L’articolo è apparso su D di Repubblica il 20 febbraio.

Il kindle nella culla
La velocità del progresso tecnologico accelera il gap generazionale anche tra bambini. Ecco quello che un 11enne ha da imparare da una 4enne
di Brad Stone

Mia figlia di 2 anni qualche tempo fa mi ha sorpreso con quattro semplici parole: “Il libro di papà”. Stava indicando il mio lettore elettronico Kindle. E’ una bimba che ha appena cominciato a parlare, ma sta rivelando che i semi del divario tra la mia e la sua generazione sono già stati piantati. Ha identificato il Kindle come un sostituto delle parole stampate su carta; nonostante sia stato io a volerlo e sia io il principale utilizzatore, non mi sono ancora del tutto abituato all’idea. Inevitabilmente, il suo modo di vedere il mondo sarà influenzato dalle nuove diavolerie tecnologiche, come il Kindle, e da tutta una serie di congegni a metà tra il magico e il ludico come il nuovo cellulare Nexus One di Google o il tablet ultrapiatto Apple, da poco sul mercato. Imparerà nuove parole attraverso libri digitali, utilizzerà Skype per videochattare con parenti e amici lontani e giocherà con le applicazioni per iPhone studiate per i più piccoli: la sua visione del mondo e il suo approccio alla vita saranno sicuramente diversi rispetto ai suoi genitori. E non solo. I bambini che oggi hanno 10 anni non sono cresciuti con tutta questa tecnologia e ciò mi porta a concludere che – anche in questo caso – il suo modo di approcciarsi al mondo sarà del tutto diverso rispetto alla generazione di ragazzini che l’hanno preceduta. Questo fenomeno è sotto la lente di alcuni ricercatori che teorizzano che il ritmo sempre più rapido dell’avanzamento tecnologico può portare a gap fra mini-generazioni, e che la formazione di questi distinti gruppi di bambini sia in unica istanza influenzata dai dispositivi tecnologici con i quali hanno avuto a che fare durante le prime fasi dell’apprendimento.

“In un gruppo composto da soggetti la cui differenza d’età può variare di 2, 3 o 4 anni, il modo di approcciarsi alla tecnologia è completamente diverso”, dice Lee Rainie, direttore del Pew Research Center’s Internet and American Life Project. “Nei college, gli studenti rimangono perplessi quando osservano ciò che fanno i ragazzi del corso successivo. E viceversa. La tecnologia ha accelerato il processo di differenziazione tra generazioni”. Risultato? Le generazioni più giovani hanno un approccio molto particolare nei confronti della vita di tutti i giorni e le loro aspettative suscitano un certo interesse nella comunità scientifica.

La figlia di 3 anni di un mio amico, ad esempio, è talmente abituata all’iPhone di papà che, di fronte al laptop, tocca lo schermo – anziché la tastiera – aspettandosi una reazione. A Natale la mia nipotina di 4 anni ha ricevuto in regalo uno Zhu-Zhu (criceto tecnologico che va per la maggiore); ho fatto notare che il giocattolo era essenzialmente un robot con alcune funzioni base per evitare gli ostacoli. Lei mi ha spiazzato, puntualizzando che non si trattava di un robot: “è un cucciolo”. Questi gap tra minigenerazioni sono riscontrabili anche se si osserva il modo di comunicare o di divertirsi. Da un’indagine del Pew Research Center emerge infatti che l’utilizzo degli sms è pari al 68% nei teenager e al 59% nei ventenni. Ancora più evidente il divario nei risultati sull’online game: 78% contro un misero 50%. Larry D. Rosen, docente di psicologia alla California State University Dominguez Hills e autore di Rewired: Understanding the iGeneration and the Way They Learn (Riconnessi: comprendere la iGeneration e i processi di apprendimento), ha delineato una netta distinzione tra ciò che definisce la Net Generation – composta da soggetti nati negli anni Ottanta – e la iGeneration dei nati dagli anni Novanta in poi. Dalle ricerche del professor Rosen emerge che i ventenni della Net Generation trascorrono un paio d’ore al giorno tra conversazioni telefoniche e mail; la iGeneration invece preferisce gli sms, guarda meno la tv e comunica tramite sistemi di messaggistica istantanea. Inoltre i più giovani si aspettano una risposta immediata quando comunicano, “anche dai loro insegnanti e da tutte le persone con cui interagiscono, perché la loro esperienza li ha abituati in questo modo. Sono già diversi dai loro fratelli o sorelle maggiori”.

Oggetto della ricerca di Mizuko Ito – antropologo culturale e ricercatore associato dell’Humanities Research Institute presso l’Università della California – è il boom dei mondi virtuali e dei giochi online (come Club Pinguin o Moshi Monsters) che attirano moltissimi ragazzini. Il dottor Ito ha concluso che i bambini che trascorrono molto tempo in questi ambienti virtuali tendono a non fare una grande differenza tra amici reali e amici in rete: per loro l’interazione virtuale è appagante quanto andare a un party il venerdì sera. E si dimostrano molto più a loro agio seduti davanti al pc che a una festa abbandonati su un divano. Per certi versi – aggiunge Ito – ciò potrebbe garantire loro un potenziale creativo maggiore rispetto alle generazioni che li hanno preceduti, e farli risultare più interessanti per il mercato: “Prima i ragazzini venivano considerati un target da raggiungere, meri consumatori che acquistavano tutto ciò che veniva proposto, oggi non è più così”. Un altro fattore di distinzione tra generazioni è che i bambini sono in grado di occuparsi di più attività contemporaneamente. Dagli studi condotti dal professor Rosen emerge che i ragazzi dai 16 ai 18 anni riescono a gestire mediamente sette attività nello stesso arco di tempo, tra mandare sms, fare una conversazione online e collegarsi a Facebook. Il tutto, ovviamente, mentre guardano la tv. I ventenni ne possono gestire fino a sei e i trentenni ancora meno (circa cinque e mezzo). Essere versatili è indubbiamente positivo durante il tempo libero, ma ci si chiede se i giovanissimi siano in grado di mantenere la dovuta concentrazione a scuola o al lavoro, come avevano imparato – ai tempi – i loro predecessori. Dubbio condiviso da Vicky Rideout, vice presidente della Kaiser Family Foundation: “Mi preoccupa che le nuove generazioni potrebbero non riuscire a rimanere concentrate nei momenti in cui è necessario”.

Per dare una risposta attendibile, la Fondazione pubblicherà presto i risultati spiazzanti di un sondaggio condotto su un campione di bambini e adolescenti per studiare il loro rapporto con le nuove tecnologie e i nuovi media. Anche rispetto al concetto di privacy, i piccoli dell’età di mia figlia hanno un approccio molto più rilassato. L’idea di un cellulare o di un altro dispositivo elettronico in grado di mappare in ogni momento la tua posizione e di dichiarare – seppur a una lista di “amici” – le tue coordinate geografiche, per noi è semplicemente spaventoso. Per loro non lo è affatto. Ma le prossime ondate di giovanissimi internauti e di utenti smartphone considereranno questi geo-localizzatori come frutto di una seconda natura, e lo stesso discorso varrà per software e hardware. Ed è qui che le aziende si leccano i baffi. Mia figlia e i suoi amichetti non si troveranno mai al di fuori della “griglia” e probabilmente si aspetteranno di ricevere messaggi pubblicitari dal negozio presso il quale si trovano a passeggiare. O di sapere in tempo reale l’esatta posizione degli amici, per poterli raggiungere in ogni momento. “Abituarsi sin da piccoli a qualcosa di completamente nuovo è più semplice rispetto a chi deve disimparare ciò che ha già appreso”, dichiara Raine del Pew Research Center. Non è ancora chiaro se queste differenze tra micro-generazioni siano destinate a svanire – plausibile, qualora i ragazzini con qualche anno in più si avvicinino velocemente alle tecnologie più recenti – o a marcare ulteriormente la linea di separazione tra i gruppi. In ogni caso, bambini, teenager e giovani adulti avranno qualcosa in comune: condivideranno online ogni minuto della loro esistenza, compreranno prodotti in rete e gestiranno tutto con un unico avanzatissimo dispositivo tecnologico. Per loro il Kindle non sarà altro che un libro. E i genitori? Scollegati. (The New York Times News Service)

3 Commenti a questo post

  1. worldwidemom Says:

    Ma io non parlerei tanto al futuro…
    Mio figlio ne è l’esempio. Io sono una patita di tecnologia e lo sono sempre stata e quindi i miei figli vivono ovviamente tra Iphone, NetFlix, MacAir e compagnia bella.
    Mio figlio di 3 anni da ormai molto sa usare perfettamente l’Iphone dove ho caricato film per lui e moltissimi giochi attraverso i quali impara anche molte cose; Skype: beh per noi è la normalità da molto tempo visto il nostro espatriare. La mia piccola di 9 mesi sorride e gioca con mia madre in collegamento.
    Mi collego ogni giorno con la mia famiglia e spesso capita che mia madre la distragga mentre le dò la pappa.
    Tutte queste cose fanno già parte della nostra vita. Sono già normali.

    TUtto ha sempre lo stesso problema. Il troppo stroppia. Se si permette a un bambino di giocare quando e per quanto tempo vuole all’iphone, vedere la televisione, stare attaccati ad internet, e stare sempre sul cellulare….
    allora per forza poi ci saranno adolescenti con problemi di concentrazione.
    Bisogna indubbiamente porre dei limiti, e anche molto rigidi, secondo me!!!

    bel post, davvero, comunque!

  2. smamma Says:

    @worldwidemom: grazie, è bello sapere che non sono l’unica ;) Per il pezzo, come ho scritto, ho solo ripreso un articolo pubblicato quindi il mio solo merito è di non farmi scappare certe cose ;)

  3. Donatella Says:

    Beh, ci sono anche, come nel mio caso, le nonne che imparano dalle figlie e poi chiacchierano con le nipoti siu Facebook… è quello che accade nella mia famiglia ed è molto divertente!!!
    Per tutte le mamme che non vogliono lasciarsi soppiantare del tutto dai figli nativi digitali (o quasi… perchè non so sinceramente se il mio figlio diciottenne lo è!) ho creato un sito in cui si parla di scuola, adolescenza, educazione ottimizzato per iphone: http://www.lascuoladellemamme.net

    Ciao, Donatella

1 Trackbacks per questo post

  1. Generazione Kindle (e iPad) | SMamma Says:

    [...] Leggi fonte: [...]

Lascia un commento a SMamma!