Oggi il Corriere riportava la storia di Stefania Boleso, marketing manager di una multinazionale, costretta a licenziarsi dopo la maternità.Una storia come tante, vien da dire, e si rimane nel dubbio se essere contente perché c’è chi da risalto a queste storie o se arrabbiarsi perché queste testimonianze fanno rumore quando, davvero, il mondo del lavoro è pieno di situazioni analoghe a quelle descritte nell’articolo.
Il problema è che Stefania Boleso entrerà nella percentuale delle mamme che lasciano il lavoro dopo il primo figlio e tutti se ne staranno lì a dire “Ohh, ma quante sono” senza fare mai qualcosa di concreto sui motivi di questi numeri.
Solidarietà e good luck a Stefania. E, ovviamente, boicott RedBull.







February 24th, 2010
ok, mi sta bene mettere l’accento su un problema che davvero sembra ingestibile ed è sicuramente ingiusto, ma nel caso specifico… attacchi di panico perchè le hanno cambiato mansione e si è trovata a lavorare da sola? e per questo si è licenziata? piuttosto mettersi in malattia e prendere stipendio per 6 mesi mentre si cura forse faceva troppo poca notizia…
e comunque, se me lo potessi permettere io sarei ben felice di lasciare il lavoro per dedicarmi alla mia famiglia, mentre invece sono costretta a far crescere mio figlio da altre persone mentre io lavoro fulltime. ma di questo nessuno parla mai, perchè non è considerato ingiusto anzi dovrei solo ringraziare di avere ancora un lavoro.