Oggi in Italia solo 23 bambini su 100 trovano posto e l’obiettivo fissato a Lisbona nel 2000 (!!!) fissato al 33 per cento è raggiunto solo da Emilia Romagna, Toscana e Umbria.
La notizia non creato particolare eco. Eppure è una di quelle notizie che riguarda tutte noi. Che si decida di inserire il proprio figlio in un nido o no, è certo “imbarazzante”, per non dire di peggio, che in dieci anni (una vita!) non si sia riusciti a raggiungere un tetto di per sé anche misero.
Citando l’articolo apparso sul Corriere, secondo Gruppo nazionale nidi infanzia e Cnel «il ritardo dell’Italia non è da imputare a enti locali disattenti ma soprattutto ai governi che si sono succeduti dagli anni Settanta». E fin qui…
Vi rimando all’articolo per i soliti circoli viziosi di stanziamenti, Ministero e Regioni, inceppi burocratici derivati dalla moltiplicazione delle competenze, le proposte alternative come le TagesMutter e il lucroso business degli asili nido privati.
La chiusa del pezzo è, purtroppo, una realtà per molte di noi.
Intanto, mentre si discute e si taglia, per le famiglie le difficoltà quotidiane restano le solite. «Le spese per l’asilo nido sono troppo alte. Si arriva anche a mille euro in certi nidi privati. E gli orari sono meno flessibili di quelli richiesti alle mamme che lavorano», lamenta Sabina Guancia, consigliera di parità supplente in regione Lombardia. Risultato: le famiglie spesso devono integrare il nido con la baby sitter. E così fare figli diventa una scelta da ricchi.
Foto | Nido C’eraUnaVolta











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