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A Scuola - Feb 17, 2010

Dieci anni di ritardo per l’Italia negli asili nido

Dieci anni di ritardo per l’Italia negli asili nido

Oggi in Italia solo 23 bambini su 100 trovano posto e l’obiettivo fissato a Lisbona nel 2000 (!!!) fissato al 33 per cento è raggiunto solo da Emilia Romagna, Toscana e Umbria.

La notizia non creato particolare eco. Eppure è una di quelle notizie che riguarda tutte noi. Che si decida di inserire il proprio figlio in un nido o no, è certo “imbarazzante”, per non dire di peggio, che in dieci anni (una vita!) non si sia riusciti a raggiungere un tetto di per sé anche misero.

Citando l’articolo apparso sul Corriere, secondo Gruppo nazionale nidi infanzia e Cnel «il ritardo dell’Italia non è da imputare a enti locali disattenti ma soprattutto ai governi che si sono succeduti dagli anni Settanta». E fin qui…

Vi rimando all’articolo per i soliti circoli viziosi di stanziamenti, Ministero e Regioni, inceppi burocratici derivati dalla moltiplicazione delle competenze, le proposte alternative come le TagesMutter e il lucroso business degli asili nido privati.

La chiusa del pezzo è, purtroppo, una realtà per molte di noi.

Intanto, mentre si discute e si taglia, per le famiglie le difficoltà quotidiane restano le solite. «Le spese per l’asilo nido sono troppo alte. Si arriva anche a mille euro in certi nidi privati. E gli orari sono meno flessibili di quelli richiesti alle mamme che lavorano», lamenta Sabina Guancia, consigliera di parità supplente in regione Lombardia. Risultato: le famiglie spesso devono integrare il nido con la baby sitter. E così fare figli diventa una scelta da ricchi.

Foto | Nido C’eraUnaVolta

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