Leggo con interesse un’ANSA che mi informa di come, secondo il Garante, il rapporto numerico tra pediatri e pazienti vada rivisto.
Posto che né a me né a nessun genitore se non italiano, certamente milanese, poteva essere necessaria un’ANSA per acquisire questa informazione, mi compiaccio del fatto che il Garante abbia indagato in tal senso.
Non soddisfatta dalle agenzie che hanno redatto la notizia in poche battute, vado sul sito dell’Antitrust e trovo in pdf la segnalazione sulle restrizioni all’accesso alla professone di pediatra di libera scelta. Un documento che vale la pena di leggere (la parte inerente i pediatri è a pagina 30). Ecco alcuni stralci. Significativi.
La premessa
La presente segnalazione prende le mosse da una denuncia inviata da una utente che si lamentava delle restrizioni della concorrenza nella fornitura di servizi medici da parte dei pediatri di libera scelta in Milano, derivanti dall’impossibilità di trasferire un utente ad un pediatra operante nell’ambito dell’associazione di pediatri di base cui apparteneva anche il pediatra che si intendeva lasciare. La denunciante sosteneva l’esistenza, nella città di Milano, di intese restrittive della concorrenza tra pediatri di base operanti in associazioni di pediatri che non rilascerebbero le autorizzazioni al trasferimento all’interno dell’associazione.
In via preliminare si ricorda che i pediatri di base forniscono obbligatoriamente i servizi pediatrici di base per conto del Sistema Sanitario Nazionale a tutti i residenti in Italia di età compresa tra 0 e 6 anni; i medesimi servizi pediatrici possono essere forniti facoltativamente anche ai bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni, i quali in via alternativa possono essere seguiti dai medici di famiglia. Per prassi, gli utenti confermano l’assistenza primaria da parte del pediatra di base oltre i 6 anni fino ai 14 anni di età.
Valutazioni
L’Autorità, anche alla luce delle informazioni e dei dati forniti dalla ASL di Milano, rileva che taluni aspetti della regolamentazione della professione di pediatra di libera scelta, quali la modalità di determinazione del numero dei pediatri di base attivi in un dato ambito territoriale (tramite rapporto ottimale) e il contestuale ampliamento del numero massimo di assistiti in carico a ciascun pediatra (il c.d. massimale), così come disciplinati a livello nazionale e a livello decentrato nella regione Lombardia, comportano restrizioni all’accesso alla professione, a numero chiuso, di pediatra di base, in quanto impediscono a coloro che sono interessati ad accedere alla professione di pediatra, ancorché in possesso dei titoli di studio richiesti e iscritti nelle graduatorie regionali, di entrare nel mercato della fornitura dei servizi pediatrici primari in convenzionamento con il SSN.
Tali elementi, inoltre, senza alterare la spesa pubblica sanitaria relativa alla pediatria di base, consentono ai professionisti già attivi in tale mercato di consolidare la propria posizione e di allargare il bacino di assistiti, con detrimento delle possibilità di scelta dei cittadini e della qualità dei servizi medici prestati.
(…) utilizzare nel calcolo del rapporto ottimale una base di calcolo più ridotta rispetto all’insieme di utenti che, in concreto, ciascun pediatra di base è destinato a seguire determina una significativa distorsione della concorrenza nel mercato della fornitura dei servizi pediatrici di base: tale sistema, infatti, limita ingiustificatamente l’accesso alla professione di pediatra di base e riduce drasticamente l’offerta di servizi pediatrici primari rispetto all’entità della domanda degli stessi, con effetti negativi anche sugli assistiti che possono usufruire di un’offerta più limitata e con servizi di minore qualità, almeno in ragione dell’eccessivo carico di assistiti per ciascun pediatra.
(…)
L’Autorità osserva come l’aumento del carico fino al massimo di 1.400 assistiti per ciascun pediatra in Lombardia non risolva il problema della scarsità dell’offerta.
Tale aumento – a fronte del numero di pediatri determinato su una porzione del totale degli utenti e in assenza di un ampliamento (che sarebbe indispensabile) del numero dei pediatri attivi – è volto piuttosto ad assicurare il servizio pediatrico di base a tutta la popolazione 0-14 anni, senza tuttavia aumentare il numero di pediatri di base, peraltro in modo che il servizio reso sia di qualità inferiore. Ciò non permette, in altri termini, l’entrata nel mercato di nuovi professionisti, ma incrementa il numero di assistiti in carico ai pochi pediatri di base già attivi.
L’Autorità evidenzia come tale situazione si riscontri, con tutta evidenza, nella città di Milano in cui, in presenza di un esiguo numero di pediatri di base garantito dall’ampliamento in deroga del massimale, la quasi totalità dei pochi pediatri di base attualmente attivi (129 su 136) non può acquisire nuovi utenti e presenti un notevole carico di assistiti (c.d. pediatri massimalisti), risultando l’offerta dei servizi pediatrici di base significativamente ingessata.
Si noti poi che, con riferimento ai 7 pediatri di base ancora non massimalisti (che possono cioè accettare nuovi bambini), posto che l’ambito territoriale di Milano è suddiviso in 5 distretti, nei distretti 1 e 4 è presente soltanto un pediatra disponibile ad accettare nuovi utenti, mentre nel distretto 2 non è presente alcun pediatra di famiglia disponibile, non essendo quindi garantita alcuna scelta dell’utente.
Quindi, soltanto nei distretti 3 e 5 sussiste una seppur minima situazione concorrenziale tra pediatri di base per cui i cittadini possono effettivamente scegliere il proprio pediatra di base, essendo disponibili rispettivamente 3 e 2 pediatri di base.
(…)
Conclusioni (e qui vi voglio)
In primo luogo l’Autorità auspica un ripensamento, a livello nazionale, sulle modalità di calcolo del rapporto ottimale per l’individuazione del numero dei pediatri di base attivi in un dato ambito territoriale, al fine di rendere coerente la base di calcolo dello stesso con il numero dei bambini effettivamente assistiti dai pediatri di base. Un ripensamento su tale profilo garantirebbe un aumento del numero dei pediatri di base attivi con miglioramento dell’offerta e del benessere degli utenti.
Inoltre, l’Autorità ritiene opportuno richiamare la Regione Lombardia sulla necessità di ridurre l’entità della deroga del massimale dei pediatri di base, fissata all’Accordo collettivo regionale della Lombardia in 1.400 unità, potendo un massimale così ampio, per le ragioni indicate, restringere la concorrenza tra professionisti. La riconduzione del massimale almeno alla previsione generale stabilita nell’Accordo collettivo nazionale (di 800 assistiti) permetterebbe alle ASL, in particolare alla ASL Milano, di aumentare il numero di professionisti che possono esercitare la professione di pediatra di base, inserendo i pediatri, che hanno fatto domanda e che si trovano in graduatoria utile, negli appositi elenchi dei pediatri convenzionati con il SSN.
Infine, l’Autorità ritiene opportuno auspicare la modifica della disciplina nazionale in materia di
trasferimenti di assistiti all’interno delle pediatrie di gruppo, prevedendo che l’autorizzazione del
nuovo pediatra scelto possa essere richiesta soltanto in presenza delle specifiche cautele sopra
ricordate volte a garantire la concorrenza tra professionisti al di fuori del gruppo.
Le mie conclusioni
A prescindere dal fatto che vorrei capire meglio che cosa comporta a livello normativo un auspicio del Garante, vorrei sottolineare come, personalmente, dei problemi concorrenziali dei pediatri di base non me ne frega una benemerita cippa. Leggete il documento integrale, è pubblico.
Se in una città come Milano ci sono 129 pediatri di base attivi, che possono avere in carico fino a 1400 pazienti, il problema non è come tutelare questi medici dall’ampliamento dei professionisti convenzionati con la ASL. Il problema è la salute dei nostri bambini, la tutela del diritto all’accesso a cure mediche, la qualità di un servizio pagato dai contribuenti.
Cari Signori, che mandate a fondo questo Paese checché ne dica Napolitano, perché non vi mettete voi a telefonare a un pediatra del Servizio Sanitario Nazionale per prendere un appuntamento, nella fascia oraria indicata (in media, un’ora al giorno infrasettimanale ovviamente), cercando di prendere la linea solo con, siamo ottimisti, altre 700 persone?
Il tutto per ottenere una visita, tendenzialmente in un orario non trattabile, trascinando un bambino in uno studio anche se è malato perché non si effettuano visite a domicilio, per un incontro che non dura più di un quarto d’ora?
Ma avete avuto dei figli, sì?











December 6th, 2009
Ma se il Garante ritiene non concorrenziali le norme che regolano l’accesso ad un certo tipo di lavoro (in questo caso, i pediatri), allora il discorso deve valere anche per gli insegnanti, i farmacisti, i ferrovieri, i giornalisti RAI e tutto il resto del settore pubblico.
In altre parole, è altrettanto “restrizione all’accesso della professione di insegnante” impedirmi di fare il professore in un certo liceo con la scusa che l’organico è al completo, perchè si calcolano un tot di ragazzi per classe. “Non me ne frega una benemerita cippa”, direbbe la raffinata autrice del blog, “cambiate i calcoli e fate entrare anche me!”.
Pazzesco: il problema dell’assistenza pediatrica non deve certo farci abbandonare il buonsenso. O la soluzione, come sempre, sarà peggio del problema. E il Garante, purtroppo, sembra avere abdicato al buonsneso in nome di una demagogia di facile presa.
Beppe
December 7th, 2009
Caro Beppe, non sono stata raffinata ma mi sono trattenuta dall’essere scurrile e, credimi, è già molto. Perché sinceramente nessuno discute che il problema dell’accesso alla professione pediatrica in convenzione con il SSN sia legittimo e importante.
Personalmente, però, quando vedo che si “usa” questa aspetto per auspicare un miglioramento del servizio sanitario pediatrico mi indigno. Il problema mi sembra concreto e trasversale e dovrebbe essere il punto di partenza per delle azioni concrete che migliorino la situazione, nel rispetto, per carità, dei diritti legittimi dei pediatri, e non il corollario.
December 11th, 2009
Bla Bla Bla ……..incominciassero ad aumentare il numero di iscritti a medicina e di conseguenza il numero degli iscritti alla scuola di specializzazione in pediatria visto che non vengono coperte nemmeno le zone carenti..altro che rivedere il rapporto ottimale. Penso che nè il garante ne chi ha scritto la lettera sia bene informato sul numero di pediatri attuali. O forse si, se si tratta di un medico di medicina generale. A buon rendere . Un orgoglioso padre e pediatra di famiglia . A.C.
December 11th, 2009
sono un pediatra, mi permetto di ricordare a chi fa facile demagogia che
1.la visita domiciliare è a rischio del piccolo pz. racconto un anedotto personale: visita a domicilio di piccolo b.no che non riusciva a camminare per importanti dolori articolari; quando arrivo a domicilio il b.no in questione sta giocando con i nonni appena giunti in visita dimentico di qualsiasi dolore. Mi sento un filo preso in giro. Breve visita, nulla di particolare. Il giorno dopo il ginocchio è gonfio, turgido si tratta di una artrite settica (infettiva). Con un antibiotico la cosa si risolve. La diagnosi poteva essere fatta il giorno prima? sì con un test effettuabile in ambulatorio ma non a domicilio si poteva iniziare prima la terapia evitando una notte di dolore al b.no.
Questo può valere per quasi tutte le patologie: ormai il self help ambulatoriale (esami ematochimici, tamponi ecc) è diffuso, aiuta il medico nella diagnosi ma non può essere fatto a domicilio.
Visita ogni 15 minuti: poco o tanto? per il singolo può essere poco ma se moltiplicate i 15 minuti x 20-30-40 fanno 5-7.30m-10 ore. La mia frustrazione massima è quando, per seguire delle “piccole” inesistenti patologie, devo trascurare chi davvero è malato.
Telefono: i pediatri devono essere reperibili per 12 ore nei giorni feriali. Sai che bello quando stai visitando è devi rispondere a quesiti di “fondamentale importanza” su qual’è la marca di prodotti per l’igiene più adatta (sono quasi tutti prodotti dalla stessa casa con marchi diversi)e se fai cenno della presenza di un b.no steso sul lettino ad aspettare sei un maleducato.
le forze dei pediatri non sono illimitate, oltre a vostro figlio esistono anche quelli degli altri.
Buon Natale
PS quando c’è collaborazione e fiducia reciproca fare il pediatra può essere il mestiere più bello del mondo secondo solo a quello di essere mamma.
Raffaele
December 11th, 2009
@Raffaele: Caro Raffaele, grazie per il tuo contributo. E’ bello potersi confrontare con un professionista che dimostra tanto buon senso e tanto “entusiasmo” per la pediatria
Sono certa dei casi che tu racconti, sono altresì certa che in molti casi una visita domiciliare non sia opportuna. Credo converrai con me, però, che se uno si reca in uno studio medico con un bambino piccolo che ha magari 39 di febbre sarebbe sensato non aspettare un’ora il proprio turno ma riuscire ad accordarsi per un appuntamento.
Non ho dubbi sul fatto che 15 minuti moltiplicati per il numero di pazienti sia significativo, credimi la situazione è lampante. Ci sono situazioni, però, nel primo anno o in occasione delle visite filtro in cui sarebbe legittimo che il bambino fosse visitato con tutta l’attenzione e la professionalità che merita e non con l’orologio alla mano. E, ovviamente, se il numero di pazienti seguiti dai pediatri fosse rivisto forse questo sarebbe possibile. O magari se ci fossero due fasce con “carichi” diversi. Non sono certo la persona che ha le competenze per indicare una soluzione che possa soddisfare anche i pediatri.
Sono però una mamma che ha un’esperienza diretta e che condivide la propria esperienza con le altre mamme e ti posso garantire che il mio pediatra non è raggiungibile telefonicamente 12 ore nei giorni feriali.
Alcuni hanno la segreteria telefonica dove è possibile lasciare un messaggio. Questa certo è solo un’esperienza tra tante.
Sono certa che esistano bravissimi pediatri soverchiati da mamme ansiose e petulanti, così come ci sono mamme equilibrate che si confrontano con professionisti meno disponibili.
E’ vero, senza dubbio, che le neomamme fanno al pediatra domande che non dovrebbero competergli; è vero anche che molto spesso le neomamme non hanno contatti con altri interlocutori autorevoli e competenti. E certo questo è un problema che va oltre, ma sicuramente incide.
Infine, caro Raffaele, le forze dei pediatri sono limitate, ci mancherebbe, ma proprio questo è il tema: perché semplicemente non riconsiderare in modo critico il sistema esistente a vantaggio della professionalità dei pediatri e della salute dei bambini? Perché non prevedere una puericultrice che dispensi consigli su cremine e saponi? Perché non demandare le visite filtro a pediatri “deputati” che possano valutare obbiettivamente il bambino? Le soluzioni potrebbero essere molte e tutte dettate dal semplice buon senso.
E soprattutto, la situazione è drammatica credo per tutti ed è per questo che poi leggere certi titoli fa saltare sulla sedia.
Buon Natale a Te, Raffaele: sono certa tu sia un pediatra con cui sia possibile instaurare un rapporto di collaborazione e fiducia. Purtroppo non è così sempre a anche le mamme, si sa, non hanno forze illimitate.
December 11th, 2009
@Antonio: Caro Antonio, io ho citato testualmente i dati riportati dal documento che ho linkato, pubblicato dall’Antitrust con dati della ASL.
Come ho detto, non sono un’esperta conoscitrice del tema solo una mamma mediamente esasperata. Ora però che mi informi di questo tema dell’accesso alla specializzazione lo sono ancora di più :-O
December 12th, 2009
Mille e non più mille di massimale (più alto il massimale più bassa è la qualità percepita ed il tempo per il pediatra per dare risposte), libertà di scelta entro tutti i modelli associativi,programmazione dei nuovi specialisti pediatri inbase al fabbisogno ( fra 15-20 anni la pediatria di famiglia non avrà i numeri per esistere ), certezza della contattabilità in orari definiti non continuativi esempio 4 ore al mattino 4 ore al pomeriggio. Domiciliari non a richiesta ma a giudizio del pediatra.
Forse così potrebbe andare
December 12th, 2009
Si concordo, abbassare il numero del massimale, aumentare il numero degli specialisti, libertà di associazionismo tra pediatri, magari l’ambulatorio potrebbe prevedere l’attività di due tre pediatri, in alcune zone di Roma già succede.
Secondo me la presenza di una puericultrice è importante e perchè poi nn farsi aiutare da un/una specialista in formazione?
Mi sono sempre chiesta perchè poi nel servizio di reperibilità del sabato e della domenica non è prevista accanto al medico di medicina generale il medico pediatra.
E’ richiesto dai pazienti e risolverebbe il problema della irreperibilità festiva e prefestiva del pediatra di base
Auguri a tutti i colleghi e colleghe
December 12th, 2009
Prova a trovarlo un pediatra disoccupato che vuole la convenzione,ormai sono talmente pochi che tra qualche anno avremo grossi problemi anche nei reparti pediatrici degli ospedali!
Da quando ci sono i cellulari la reperibilità per le”reali urgenze” è garantita anche con 1000 pazienti(io ne seguo 1100 con,ritengo,soddisfazione dei genitori)
In Italia ,grazie alla pediatria di base,l’assistenza pediatrica è tra le migliori al mondo.
Lorenzo
December 13th, 2009
Sono un pediatra, la situazione e’ molto diversa da regione a regione e da zona a zona.
Noi ,in Sicilia, ad esempio, non siamo obbligati alla reperibilita’ telefonica diurna (h 8.00- 20.00) perche’ da oltre 5 anni non e’ stato rinnovato l’Accordo Regionale Integrativo, ma , in compenso, in molte zone ci sono molti pediatri e pochi bambini, quindi il problema posto dal garante non ci sarebbe…….e invece c’e’ lo stesso perche’ non tutti i pediatri lavorano allo stesso modo e tutti i genitori vogliono i pediatri piu’ gettonati, che, ovviamente, vengono bloccati.
Anche aumentando il numero di pediatri, come vedi, il problema non si risolve, se contemporaneamente non si instaura con la parte pubblica un rapporto di correttezza reciproca che dia ai pediatri nuove normative e il giusto ritorno economico all’interno di assessorati e aziende funzionanti e che quindi possa pretendere da questi maggiore impegno per una migliore e complessiva soddisfazione dei genitori.
December 13th, 2009
Era ora! Non so se poi al garante viene dato ascolto, ma sono 25 anni che faccio la pediatra e da sempre si ripete a Milano il problema della mancanza di copertura, quello che non viene detto è come viene calcolato il numero ottimale di pediatri: si contano i bambini sotto i 6 anni e si mette un pediatra ogni 600 bambini. Sì, ma se poi dal pediatra ci vanno fino ai 14 anni, è automatico che il massimale corretto è 1400…una cosa insostenibile! Invece si pretende di mettere un pediatra ogni 600 bambini sotto i 6 anni, lasciargli anche i ragazzi fino a 14 e mettere il massimale a 800…se la matematica non un’opinione ci vuole un pediatra circa ogni 350 bambini sotto i 6 anni, così ci sarà sempre posto per i nuovi nati, ci sarà tempo per dedicarsi anche agli adolescenti e ci sarà un po’ più di libera scelta. Non è detto che questo porti a un miglioramento del servizio, qualche genitore cambierà pediatra perchè non gli prescrivi il plantare o l’antibiotico anche se ritieni che non ne abbia bisogno, ma un po’ di concorrenza non guasterebbe…
Claudia
April 5th, 2010
Sono una pediatra ospedaliera e penso che ci sia del vero in ognuno dei Vostri commenti…Sapete comunque che c’è solo un’altro paese in Europa che ha la pediatria di famiglia così come è concepita in Italia? questo paese è la Turchia; tutti gli altri paesi d’Europa non hanno un pediatra di famiglia, ma uno specialista in presidi territoriali pre-ospedalieri, cui obbligatoriamente ci si rivolge prima di accedere all’ospedale e dove spetta ad un medico generalista se richiedere o meno la consulenza del collega pediatra.
La nostra quindi è una ricchezza che non so fino a quando si potrà tenere…tempo una quindicina d’anni forse la figura del pediatra di famiglia non ci sarà più, perchè non potremo più permettercela, economicamente parlando.
Rimanendo alla situazione attuale è importante sottolineare quanto scritto dalla collega Claudia: se l’assegnazione di un pediatra viene calcolata solo su pz di età inferiore ai 6 anni, tutti i calcoli saltano.
Faccio poi alcune considerazioni basandomi sull’esperienza personale:
1) molto probabilmente anche per colpa dei pediatri, le mamme hanno perso il sano buon senso di Mamma con la emma maiuscola: non penso ci sia bisogno di un professionista della salute per creme, cremine, volume della pastina da somministrare, grammatura dell’uovo: queste sono spesso le telefonate urgenti che interrompono le visite dei colleghi sul territorio e talora anche il nostro giro in reparto
2) se l’accesso all’ambulatorio territoriale ha la consistenza dei piccoli che vediamo in regime di PS allora forse i pediatri bisognerebbe ridurli più che aumenterli; il pediatra dovrebbe essere dedicato alla cura dei piccoli con reali problemi di salute; ci capita spesso invece di dedicare più tempo alle ansie banali di genitori su febbri e raffreddori e di venire ringraziati cento volte per aver speso 2 minuti per un paziente oncologico…
3) pediatri se ne formano sempre di meno perchè i piani regionali hanno previsto una netta riduzione degli stssi; quindi anche da noi, a livello ospdaliero, la situazioone è difficile: nel mio reparto attualmente ci sono 3 colleghe in maternità ed una in Africa per 9 mesi per le quali abbiamo solo una sostituta; inoltre 2 colleghi non possono lavorare nei turni notturni… In conclusione facciamo 1-2 notti a settimana e 2 week-end pieni (sabato e domenica) al mese. In questi turni (notturni e festivi) vediamo quasi esclusivamente bimbi che accedono dal PS per la maggior parte per patologie intercorrenti; l’attività dedicata a pazienti con patologie selezionate (malattie del sangue, allegie ed asme, epilessie e malattie neurodegenerative, malattie reumatologiche..) prende solo ritagli di tempo previsti dal nostro contratto, con liste d’attesa ovviamente lunghe e con disagio in primis dei piccoli e delle loro famiglie….Eppure lavoriamo ben oltre le 40 ore settimanali; ad esempio io in questa settimana di Pasqua ho lavorato per 56 ore con turni di 12 ore…i camionisti dopo 9 ore devono fermarsi, a proposito di risorse umane personali limitate…