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Lavorare - Sep 7, 2009

New York, la grande mamma

New York, la grande mamma

Da LaStampa.it, un articolo ci illumina sulle meraviglie della Grande Mela (casomai ce ne fosse bisogno).

A New York si possono incontrare pediatri-dentisti che, seri seri, suggeriscono alle madri di iniziare le «visite di controllo» quando all’infante spuntano i primi due incisivi inferiori. E se il bambino si distrae, alle materne, lo psicologo dell’infanzia è lì, con consigli, terapie e magari anche qualche pillola per calmare o stimolare.

Per un’educazione «allargata» del piccino – così si giustificano – i genitori più solerti hanno a disposizione classi di tennis e calcio per chi non ha ancora tre anni, il cinese o il giapponese all’asilo, oppure la musica passiva per neonati dai sei ai 12 mesi, cullati dal piano e dalla voce del duo di intraprendenti musicisti che hanno inventato la formula. In realtà, le mamme iscrivono i figli a queste attività per placare la propria ansia di fornire loro vantaggi competitivi quando dovranno affrontare le prime sfide con la concorrenza alla conquista dei posti razionati nelle scuole e nei college più qualificati.

Quando le mode metropolitane si materializzano in una simile punta d’iceberg del superfluo, però, sotto ci deve pure essere una massa di sostanza reale. E la rivista «Forbes» l’ha portata a galla: la Grande Mela è il paradiso americano delle donne che lavorano, soprattutto se hanno figli. Loro possono far carriera, e il pargolo cresce bene.

La notizia è lì, perché Manhattan che calamita chi cerca occasioni professionali, per ambizione o duro bisogno, è storia antica: basta visitare Ellis Island, l’isola-museo degli immigrati. Ma se il binomio New York-business è nella tradizione, quello New York-donne lavoratrici è più recente, ed è il prodotto della confluenza di valori e di conquiste sul campo realizzate negli ultimi decenni. Mettiamoci, a sinistra, il femminismo e una insaziabile domanda di cultura, di opportunità, di attenzione per i deboli, bambini in testa. E mettiamoci, a destra, la rivoluzione dell’ordine iniziata da Rudy Giuliani e proseguita da Michael Bloomberg, i due sindaci che hanno trasformato una città finanziariamente fallita e socialmente al limite dell’invivibile in un modello di gestione della lotta al crimine. E, sotto Bloomberg, in un distretto scolastico pubblico che continua a migliorare il tasso d’istruzione degli allievi. C’è traffico? C’è, ma i parchi newyorkesi sono tanti ed estesi, polmone sottovalutato se si guarda solo al cemento dei grattacieli.

Il cocktail è una metropoli che ha messo dietro di sè le altre 49 maggiori città degli Stati Uniti nella prima classifica compilata dal «Forbes» nella sua nuova sezione «Woman» (Donna). Qualità della vita, sicurezza, possibilità d’impiego, accesso alla sanità e all’istruzione migliore sono gli aspetti indagati dai ricercatori, che per confrontarli hanno scelto una lista di parametri traducibili in cifre: reddito, tasso di disoccupazione, costo della vita, salute in generale, sanità per i bambini, numero dei pediatri, qualità delle scuole, spesa per studente, crimini violenti, crimini contro la proprietà, parchi. Per valutare la qualità del sistema sanitario delle città la rivista ha introdotto anche i pediatri, perché una mamma tiene in gran conto la possibilità di avere tante opzioni e la fiducia nei dottori è un valore importante non meno della competenza. Quanto all’istruzione, a fianco della spesa pro-studente è stata inserita una classifica nazionale basata sul giudizio dei genitori alle scuole dei figli.

Anche se di questi tempi si sta leccando le ferite della crisi immobiliare e dei bonus ridotti a Wall Street, New York si afferma quindi come una destinazione oggettivamente vincente per le aspirazioni delle mamme che lavorano. Dai numeri della graduatoria (elenco completo e metodologia della ricerca sono consultabili su www.forbes.com) emerge che il successo di New York è netto, non sul filo di lana. La somma dei piazzamenti negli 11 indici individuati per coprire il ventaglio dei fattori critici che definiscono una località come «amica della donna in carriera», sensibile alle sue aspettative, preoccupazioni ed esigenze, dà 168 per New York, davanti al 195 di Austin (capitale del Texas, al 2° posto), al 237 di San Francisco (al 15°) o al 254 di Chicago (al 23°). (Per ogni fattore i dati vanno da 1 a 50, con 1 migliore e 50 peggiore). L’ultima delle 50 è Las Vegas, un risultato intuibile per il suo Dna a base di azzardo, prostituzione e svago adulto, confermato da un valore complessivo dei piazzamenti pari a 418: la media, per Las Vegas, è pari a 38, contro il dato medio di 15 per New York.

L’articolo originale è qui

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