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A Scuola - Sep 14, 2009

Il primo giorno di scuola…

Il primo giorno di scuola…

Ho avuto il posto a scuola. Non è un giochetto logico con cui mettervi alla prova. E’ solo una storia, di quelle che solo in Italia possono accadere.

Questo blog non è di tipo “diaristico” e raramente, almeno per ora, si concede digressioni personali. Ma in questo caso ne vale proprio la pena.

Era il dicembre 2006 e io ogni giorno speravo che il mio bambino nascesse. C’erano delle date interessanti, tipo il 18 dicembre compleanno di Brad Pitt, il 29 compleanno di Jude Law e così via… Ma niente… Il mio bambino ha scelto di nascere il 6 gennaio, con buona pace di Befane ed Epifania.

Ora, in tanti modi l’ho chiamato in questi 2 anni e 8 mesi insieme, ma mai avrei pensato a Morattino, appellativo che immediatamente genera un po’ di sgomento. Morattino non è un insulto, sia ben chiaro, ma un semplice riferimento a quei bambini che in virtù delle decisioni della Moratti possono andare a scuola anticipatamente.

Quando a febbraio scorso andai alla scuola materna che il celeberrimo “contapassi” del Comune di Milano (mai applicativo richiese più tempo per essere caricato) indicava come più plausibile per mio figlio, mi chiesero informazioni e dati e mi dissero “ah ma è un Morattino!!! C’è tempo, signora, c’è tempo…”

Di tempo in effetti ce n’è stato parecchio: l’ho iscritto a febbraio, le liste “definitive” sono uscite a maggio e da allora noi siamo stati “In attesa di assegnazione”. Sì perché prima la possibilità di anticipare l’anno scolastico era garantita solo ai nati in gennaio mentre con le innovazioni introdotte dalla Moratti l’arco di tempo si è allargato fino ad aprile (almeno l’anno scorso per quest’anno). E nessuno si sbilanciava sui posti disponibili per i nati dopo il 31 dicembre 2006 perché non si trattava più dei soli nati in gennaio ma di un gruppo ben più “nutrito” di bambini.

Oggi, primo giorno di scuola per la maggior parte d’Italia, mi hanno telefonato dalla “Scuola Materna più vicina con il Contapassi” e mi hanno detto che c’è posto per il mio bambino. Che può iniziare a frequentare. Che non vedono l’ora di conoscerlo.

E poi, nella ridente voce della gentile signora che mi chiamava certa di dare una svolta alla mia esistenza si è insinuato un dubbio: “Ma forse voi avete già risolto diversamente…”

Abbiamo risolto diversamente sì, Cari Signori, perché siamo gente per bene e con la testa sulle spalle. Gente che non può aspettare metà settembre per sapere se il bambino potrà accedere all’istruzione pubblica e quando lo potrà fare. Siamo una famiglia come tante che ha bisogno di tempi certi, ritmi consolidati, garanzie, risposte. Gente che ha bisogno di un servizio e non di un supplizio. Gente che ha a cuore la giornata del proprio bambino e crede che il suo inserimento in comunità sia un momento importante a cui prepararlo, e non da un giorno all’altro.

Certo nel nostro caso il discrimine è stato “solo” che il bambino è nato in gennaio: ma santo cielo quanti ce ne saranno in Italia? E quelli di febbraio, marzo aprile? Allora, per favore, siate coerenti e date delle certezze alle famiglie italiane, che poi vi stupite per la percentuale sbalorditiva di mamme che lasciano il lavoro dopo il primo figlio.

Noi abbiamo risolto diversamente per necessità e per il momento sembra una buona scelta, perlomeno una scelta consapevole. Non entrerò nel dettaglio del cambio di residenza sopraggiunto nei soli sette mesi passati dall’iscrizione durante i quali non potevamo che aspettare questa famosa telefonata perché finché non hai un posto non puoi chiedere il trasferimento. Né sul fatto che a detta della segretaria della “scuola materna più vicina con il contapassi” dovrei accettare il posto, fare l’inserimento e poi aspettare che il trasferimento proceda verso una nuova scuola su cui non potrei esprimere una preferenza, in tempi ovviamente non conoscibili. Il tutto con una grande considerazione dello sviluppo emotivo di un bambino che farebbe “solo” tre inserimenti scolastici in nove mesi.

Tutto questo pare talmente surreale che, sinceramente, non saprei nemmeno che parole usare. Ma sette mesi per sapere se tuo figlio ha un posto alla materna, con tutto che ha il bollo del Morattino, mi paiono una realtà di cui non si può fare a meno di vergognarsi.

Ecco allora il consiglio per tutte le mamme di Morattini che tra pochi mesi dovranno confrontarsi con questo mondo: iscrivetelo ovunque. Io non sono stata così acuta, voi non perdete l’occasione e iscrivetelo sia al Nido che alla Materna che alla Sezione Primavera. E se ci sono anche delle Scuole Statali (nessuno ne parla mai ma esistono e sono diverse dalle Comunali) iscrivetelo pure lì.

Io ingenuamente pensavo che uno escludesse l’altro e invece no, non c’è problema. Infatti, ti mandano più moduli a casa.

Forse è per quello che poi ci mettono sette mesi per districarsi.

Questo post partecipa al blogstorming

4 Commenti a questo post

  1. Silvia gc Says:

    Sono felicissima che questo post partecipi al nostro blogstorming, perchè anche mio figlio è un “Morattino” ed il problema si è posto quando iniziò la scuola materna. La nostra soluzione è stata una scuola privata, non con grande entusiasmo, ma non potevamo rischiare mesi o un intero anno a casa dopo essere stato al nido (privato anche quello!).
    La vicenda ed i miei pensieri sono stati identici ai tuoi.
    Ieri finalmente siamo entrati nella scuola elementare: statale, perchè è un suo diritto. Anche se è nato il 17 gennaio.
    Grazie per questo tema.

  2. Mariacristina Says:

    Sono passati anni da quando i miei figli andavano all’asilo ma vedo che la situazione non è cambiata, anzi! I miei figli non erano “Morattini” ma il posto alla Scuola Materna è stato sudato, entrato il primo figlio gli altri due sono entrati di diritto. Triste avere come scelta inevitabile la scuola privata …

  3. Sofia Says:

    E’ purtroppo un problema comune nelle città, nei paesi piccoli capita meno spesso, di solito in quei casi non ci sono abbastanza bambini per fare più sezioni e ci si ritrova con una classe sola super affollata!
    E’ comunque incredibile che in un Paese civile un genitore debba essere costretto a sciegliere una scuola privata, con tutto ciò che comporta, quando l’educazione è un diritto e paghiamo le tasse per la scuola pubblica.

  4. extramamma Says:

    Ti sei tolta un bel sasso dalla scarpa con cui hai contato i passi fino a quella cavolo di
    scuola!
    Le mie figlie saranno Gelminine? O Gelminonze?

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