Non un pezzo per mamme e bambini ma per tutte le mamme che sono state bambine. (E che sono thirtysomething).
Non è che in questi giorni non ci sia di che pensare: l’Iran, Berlusconi, le previsioni sul Pil.
Non è che in questi giorni non ci sarebbe voglia di pensare proprio ad altro: l’estate, le vacanze, il tempo per sé.
Eppure era impossibile in queste ultime quarantott’ore non restare avvinghiati alla vicenda di Farrah Fawcett, scomparsa poche ore fa. E non in modo morboso o voyeuristico, ma con sincero dispiacere per il suo triste destino.
Perché Farrah Fawcett è uno di quei “volti”, di quei personaggi, che un po’ fanno parte di te. Solo a vedere i suoi capelli a me vengono in mente i calzoncini Adidas, i primi pattini con scarpe da tennis, la Girella e il Chinotto, le estati non così torride di parecchi anni fa.
Io credevo che le Charlie’s Angels avessero diciott’anni (e che fossero quindi “vecchie”), che vedevo il telefilm all’ora di cena e mimavo con le amiche la “posa” che le ha rese celebri.
Niente di che, in fondo. Però, forse, quando è un “niente di che” che attraversa una generazione, è già qualcosa.
Non entrerò nel merito della polemica sul documentario che racconta la sua battaglia e che ha scatenato tante polemiche. Perché quello è un altro discorso. E noi, ragazze thirtysomething, vogliamo ricordarla così:
Che se guardate bene la sigla vi accorgerete che l’attrice compare con il cognome di Lee Majors, L’uomo da sei milioni di dollari, con cui è stata sposata fino al 1982. Poi è arrivato Ryan O’Neal, l’Oliver Barrett di Love Story, che non è riuscito a sposarla prima che si spegnesse. Un figlio e 24 anni insieme ma sono stati beffati dal destino. Forse era giusto che andasse così. Forse si sono sempre dati tempo finché non ne hanno più avuto.
Sul blog ufficiale su cui l’attrice ha raccontato la sua malattia dal 2006 ci sono già più di 800 commenti, saluti, abbracci virtuali. Uno dice: Once an angel, always an angel. Si potrebbe chiudere così. E invece vi riporto questa dichiarazione che la Fawcett rilasciò in un’intervista del 1977:
Quando Charlie’s Angels incominciò ad avere un primo successo pensai che fosse grazie alla nostra bravura ma, quando ebbe un tale successo internazionale, capii che ciò era dovuto dal fatto che nessuna di noi portava il reggiseno.
Ero proprio una bambina: giuro che non ci avevo mai pensato.
PS: E sono vent’anni dal Muro di Berlino, come ci ricorda il tema di Maturità.
Ed è morto Michael Jackson.
Che giornata.







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