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Leggere, Mamme Vip - Jun 17, 2009

Cattiva mamma a chi?

Cattiva mamma a chi?

Con il suo Bad Mother, Ayelet Waldman divide l’America affermando che i figli lasciati “ai margini” sono più felici e indipendenti.
Una buona madre è quella che ama i suoi figli sopra ogni cosa? A questa domanda Ayelet Waldman ha risposto nel 2005, direttamente sul NyTimes, affermando che se per essere una buona madre bisogna anteporre i figli a tutto, allora lei non è una buona madre.

Il dibattitto (con tanto di fischi e insulti durante programmi di primo piano in USA) non si è fermato da allora. Anzi si è ancor più acceso con l’uscita del suo libro, Bad mother, che pare stia andando a ruba.

Ma qual è il punto? Secondo la Waldman, il rapporto coniugale deve mantenere solide basi e conservarsi complice, senza permettere che l’arrivo dei figli incida in maniera deleteria sull’intimità della coppia e sul legame che è alla base della famiglia. E fin qui l’autrice certo non ci sorprende.

Sembra però che la sua posizione sia decisamente più estrema e l’abbia portata ad affermazioni come «potrei sopravvivere la perdita di un figlio, non quella di mio marito». E naturalmente l’America si è divisa.

Secondo Corriere.it (che però non mette mai i link)

Mentre l’Huffington Post lo definisce «un must per ogni madre del pianeta», per Elle è «terrorismo letterario».

Il tema pare ampio, c’è da capirne di più, anche perché, a quanto pare secondo l’autrice è stato proprio il femminisimo a rendere la vita più difficile alle madri.

«Il nostro multi-tasking ha raggiunto livelli parossistici. Dobbiamo essere perfette in tutto, mentre per essere definiti modello, ai padri basta presentarsi alla partita o al compleanno del figlio».

C’è da capirne di più, dicevo. Bisognerebbe leggere il libro che, sempre secondo quanto riportato dal Corsera, sta arrivando in Europa.

«Gli inglesi applaudiranno senza riserve e i francesi soffieranno anelli di fumo in aria, scuotendo le loro galliche spalle e chiedendosi perché noi americani ci torturiamo così inutilmente. In Italia non riesco ad immaginare una madre che ami qualcuno, Dio compreso, più del figlio». Dopo aver trascorso le due ultime estati in Toscana, l’autrice descrive l’Italia come «un Paese ormai senza più bambini, che stravede quando ne incontra uno». «Camminare in una via italiana con un bimbo in braccio è come trasportare un’enorme torta nuziale. Tutti vogliono assaggiarla».

E’ vero. La gente è impicciona, inopportuna e invadente. Però l’attenzione della gente è confortante. Anche perché, diciamocelo: chi altri in questo Paese si preoccupa dei bambini a parte i genitori e le vecchiette ai giardini?

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