(…) In Sbirri, il figlio del protagonista muore per droga. La tragedia scatena i sensi di colpa del padre che la moglie ha sempre accusato di essere troppo assente. Un tempo, erano le madri che lavorano quelle che soffrivano di sensi di colpa. Adesso capita anche agli uomini?
“A me capita, è capitato. Io faccio un lavoro che mi porta a stare lontano, anche lontanissimo e per lunghi periodi. E’ un lavoro privilegiato ma, agli occhi di un bambino, un’assenza è un’assenza.
Il problema vero è che quando rientriamo a casa, spesso, noi uomini ci sentiamo degli estranei all’interno della nostra famiglia. Allora, cerchiamo di “comprare” l’attenzione dei figli rompendo delle regole che la madre ha faticosamente instaurato mentre tu non c’eri. Questo può portare a tensioni pazzesche.
Chiara e io ci siamo passati e abbiamo capito che l’importante è parlare perché, parlando, le soluzioni si trovano sempre. Se ti tieni tutto dentro, ti si attiva una lente d’ingrandimento che rende ogni piccola cosa insormontabile.”
Vanity Fair del 7/4/09







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