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Lavorare, Mamme 2.0 - Feb 3, 2009

Telelavoro e donne, via col notebook

Telelavoro e donne, via col notebook

Un articolo del Corriere della Sera spiega come le multinazionali hi-tech credano nell’orario flessibile. Ovvero quando la tecnologia ti salva la vita (e il lavoro).

Il tema è davvero ghiotto e la case history assolutamente di primo piano. Riportiamo l’articolo apparso su Corriere Economia.

Può la tecnologia semplificare l’organizzazione del lavoro, attrarre talenti e, come se non bastasse, migliorare l’equilibrio donne-uomini in azienda? I migliori esempi sembrano arrivare proprio dalle società tecnologiche. E forse non è un caso che in prima linea ci siano le sedi italiane di multinazionali che hanno potuto importare modelli esteri o, meglio, costituirli da zero . Cisco, Microsoft, Nokia, Polycom, Intel e Ibm offrono, ognuna a modo proprio, gli strumenti per essere «flessibili», termine controverso se usato come sinonimo di precarietà ma non quando si parla di migliorare e rendere anche più efficace, oltre che meno costoso, il rapporto con la propria «scrivania». Notebook, smartphone, collegamenti wireless e linea Adsl a casa rendono sempre meno importante la presenza fisica, tanto che molte aziende, come Nokia, guidata in Italia da Alessandro Mondini Branzi, l’Ibm che dal 2007 ha come presidente e amministratore delegato Luciano Martucci, e Cisco, hanno adottato nei nuovi uffici le cosiddette scrivanie digitali: tavoli spersonalizzati senza pile di documenti cartacei o fotografie dei propri cari, perché la logica è che ognuno può collegare dove vuole strumenti di lavoro come il notebook.

Certo, tutto ciò comporta dei costi per le aziende e va considerato che il nocciolo duro dei dipendenti di questi marchi in Italia è formato da commerciali, dunque «mobili» per definizione. Ma gli effetti positivi sulla produttività sono sotto gli occhi dei manager.

Eppure, se fosse tutto ridotto all’«effetto Blackberry», che induce a lavorare senza accorgersene, sarebbe poco. In realtà quella che sta avvenendo è una piccola rivoluzione «genetica» non solo dell’organizzazione del lavoro ma della stessa azienda.

«La capacità di attrarre talenti è direttamente proporzionale a quella dell’azienda di mostrarsi aperta a nuove forme di organizzazione flessibile», spiega Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft Italia da pochi mesi. «Per noi è una questione logica — dice il manager —. Abbiamo 900 dipendenti in Italia con un rapporto uomini-donne 70-30%. Siamo partiti da 80-20% e vogliamo arrivare in un paio di anni a 60-40%. Ma non per delle politiche di principio favorevoli alle donne, solo perché se il nostro fine è attrarre e mantenere talenti ci perderemmo un’opportunità significativa puntando esclusivamente al mondo maschile. Per fare questo dobbiamo offrire alle nostre dipendenti tra i 30 e i 40 anni, cioè in una fascia di età in cui la maternità è normale, la possibilità rientrare dopo un figlio senza dover rinunciare alla carriera».

Ecco, dunque, l’importanza degli orari flessibili, delle dotazioni tecnologiche: parallelamente al telelavoro strutturato, cioè quello full time che in Italia occupa 800 mila persone, anche quello occasionale sulla base di esigenze spesso autogestite.

Così la Microsoft ha dotato tutti i dipendenti di smartphone e banda larga in casa, oltre al classico orario flessibile del quartier generale di Redmond.

La Cisco offre gli strumenti per accedere alla propria documentazione da qualunque accesso. Alcuni dipendenti della Intel non hanno nemmeno l’ufficio, tanto che i meeting avvengono negli hotel. Nokia suggerisce ai dipendenti di evitare di arrivare negli orari di punta, anche per motivi ecologici, cominciando a lavorare da casa grazie all’Adsl pagato dall’azienda. Tra queste aziende non poteva mancare la Polycom, società leader nel settore delle videoconference. Certo, sono modelli che hanno un senso nel terziario avanzato.

Eppure la semplice analisi empirica mostra che non è solo questione di tecnologia, ma anche di cultura. «Quando chiamo una delle persone con cui lavoro e sento che è in giro non lo considero un problema, anche perché so che magari lavorerà a mezzanotte cercando un equilibrio personale tra impegni familiari e di lavoro», racconta Scott Jovane. Ma quanti manager sono d’accordo?

E’ una questione di cultura. Probabile.
Facciamo del nostro meglio per parlarne, allora, perché questo tipo di cultura si diffonda.

Fonte Corriere.it

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