Dopo la riforma Gelmini e la circolare, via alla corsa per le iscrizioni. Indicazioni vaghe lasciano i genitori senza risposte (e senza appigli).
La domanda centrale, in tempo di iscrizioni, è quella posta dal titolo dell’articolo di Repubblica. Ovvero: una volta scelto il modello orario della scuola elementare, sarà ragionevolmente possibile ottenerlo?
Da una parte le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che illustra il modello a 24 ore con il maestro “unico di riferimento”, dall’altra i “consigli” delle associazioni dei genitori e degli insegnanti che spingono le famiglie a scegliere i modelli a 27, 30 e 40 ore. Ma come stanno le cose?
Ecco un esempio significativo
Supponiamo che una famiglia abbia scelto il modello a 24 ore in un determinato plesso scolastico nei pressi della propria abitazione. Se nello stesso plesso il numero delle famiglie che hanno scelto il modello a 24 ore sono poche (9 per esempio) si prospettano diverse soluzioni, non certo quella di formare una prima classe con meno di 10 alunni. Ipotesi che il decreto sulla formazione delle classi, peraltro, non prevede perché troppo costosa.
In questo caso si aprono due strade: la proposta da parte della segreteria scolastica di trasferimento in un altro plesso per mantenere il modello a 24 ore settimanali o quella di un altro modello-orario nello stesso plesso. Lo stesso ragionamento vale per gli altri modelli-orario, soprattutto per quelli a 30 ore e a 40 ore settimanali (tempo pieno) per i quali lo stesso modello di domanda mette in guardia: “preferenza subordinata a disponibilità di organico della scuola”. Idem per il tempo prolungato e l’Inglese potenziato (5 ore settimanali anziché 3) alla scuola media. Il ministero assegnerà infatti alle scuole un determinato numero di posti, sarà compito delle stesse fare quadrare i conti.
Discorso che si può ripetere se le preferenze delle famiglie superano le 28 unità con le quali è possibile formare una classe di scuola elementare. Il modello di iscrizione, infatti, non chiede alle famiglie di operare una scelta ma di indicare “in ordine di preferenza” i diversi modelli. Sarà poi la scuola, in base alle richieste e agli organici a stabilire chi potrà essere accontentato. Intanto, le associazioni dei genitori e i sindacati consigliano alle famiglie il tempo pieno e il tempo prolungato. E da una inchiesta lanciata dal sito internet del Tg1 è emerso che sono 3 su 4 le famiglie italiane che gradirebbero il tempo pieno di 40 ore settimanali.
Ma la circolare ministeriale sulle iscrizioni è categoria: “l’attivazione del tempo pieno – recita il documento – è subordinata alla preliminare, inderogabile dell’esistenza e dell’effettivo funzionamento, nonché di un numero di richieste atte a legittimare la formazione della classe” e “alla disponibilità di organico”. Le classi funzionanti a tempo pieno sono, quest’anno, 25 su 100. Sarà questo con ogni probabilità il numero di richieste che sarà possibile accogliere..
L’articolo è chiaro e pone l’attenzione sul vero problema: quello di un Paese in cui le famiglie hanno bisogno del tempo pieno (senza entrare nel merito di progetti educativi etc) e la risposta è un non-sense in cui tutti sono confusi ma alla fine a pagare son sempre le famiglie.
Accade spesso, e anche questa volta, i commenti all’articolo non sono meno significativi dell’articolo stesso: leggeteli







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