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A Scuola - Feb 9, 2009

A scuola a 5 anni: i pareri degli esperti

A scuola a 5 anni: i pareri degli esperti

Li chiamano “primini” o “morattini” e sono sempre di più. Qualche risposta ai dubbi sull’iscrizione anticipata alla scuola elementare.

I dati parlano di circa il 9,8 per cento degli studenti iscritti in prima elementare per l’anno scolastico in corso: questi i numeri degli studenti anticipatari che si avvalgono delle “possibilità di accesso” previste dal Ministro dell’Istruzione e che riguardano, per l’anno prossimo, i bambini che compiono i 3 e i 6 anni entro il 30 aprile 2010. Se si pensa che nel 2005 erano l’8,7 per cento risulta evidente che il trend è decisamente in aumento. A prescindere dal “logorio della vita moderna” che sicuramente rende inclini molti genitori alla scelta logisticamente e organizzativamente più semplice, e a prescindere dalle implicazioni della riforma Gelmini che ha cambiato un po’ di carte in tavola, resta il fatto che le iscrizioni scadono il 28 febbraio ed è tempo di decidere.

Personalmente non so quale sia la scelta giusta, se anticipare o dare tempo al tempo. Credo però che sia una scelta a cui prestare la massima attenzione e mi sto, di conseguenza, informando. Ho trovato molto interessante questo articolo di Corriere.it che vi riporto, sperando possa esservi utile.

Imparano a riconoscere le lettere a quattro anni, hanno dimestichezza con computer e new media, ricevono stimoli continui. L’Ocse li chiama new millennium learners, bimbi nati nell’era di Internet. Svegli e veloci. Ma pronti ad affrontare l’impegno scolastico in anticipo? Sì, secondo Italo Farnetani, pediatra e docente all’Università di Milano Bicocca: «L’avvio degli studi a sei anni non ha mai avuto una valenza pedagogica, ma fu stabilito dalla legge Casati del 1859». Quanto poi alla crescita del bambino, Farnetani dice: «Fino ai cinque anni si vive la fase preoperatoria, il minore è come un pc, immagazzina informazioni ma non fa ragionamenti autonomi. Dai cinque agli undici è nella fase delle operazioni concrete, ragiona su ciò che vede. Quindi passa alle operazioni formali». Auspicio del medico: «Sarebbe opportuno che tutti cominciassero la scuola a cinque anni». Lo psicologo Fulvio Scaparro, invece, consiglia: «I genitori non si facciano prendere dalla fretta e sappiano che il “prima comincia, prima finisce” è un’illusione ». Però, «fermo restando che ogni bambino ha il suo passo, non credo che pochi mesi di anticipo siano una tragedia».

I genitori
Assunzione di responsabilità. Spetta ai genitori decidere. Nessun medico o psicologo scolastico (che comunque alle statali non esistono) potranno sostituirsi alle famiglie. Che sul tema restano divise. Maria Rita Munizzi, presidente del Moige (il movimento dei genitori), condivide l’anticipo «come libertà di scelta». Il motivo: «I bambini di oggi sono sottoposti quotidianamente a numerosi stimoli, sono più ricettivi rispetto a quelli di vent’anni fa. Per questo sono pronti ad affrontare un po’ in anticipo la scuola primaria». A una condizione: «Ogni caso va considerato singolarmente».
Scettica, invece, Maria Grazia Colombo, presidente dell’Agesc, l’associazione delle scuole cattoliche: «Anticipare significa imporre tappe diverse, voler affrettare un percorso. I bambini avvertono la fretta degli adulti, e invece con loro bisogna avere pazienza». Domenico Pantaleo, segretario generale di Flc-Cgil, si chiede: «A quell’età l’ansia può provocare disastri».

Gli irriducibili
Tra alunni, genitori e insegnanti sono oltre 15 mila in Italia. Espressione di una pedagogia «che tiene conto delle tappe della vita» (scandita in settenni). Sono gli steineriani, i più acerrimi nemici dell’anticipo. La regola delle loro scuole: in classe quando si è pronti. E cioè tra i 6 e i 7 anni, quando maestri e medico riscontrano alcune caratteristiche nel bambino, dalla crescita degli arti alla caduta dei denti da latte. «Solo a quel punto — racconta Andrea Scicchitani della scuola milanese di via Pini — si può affrontare un cammino al di fuori della famiglia». La curiosità: «In Finlandia, primo Paese nella classifica Ocse, si comincia il percorso didattico a sette anni».
No a «percorsi di intellettualizzazioni precoci». Gli steineriani lo hanno scritto in una lettera al ministero dell’Istruzione. Roberto Maldone, presidente della Federazione delle scuole Steiner Waldorf in Italia, spiega: «Abbiamo ribadito la necessità di porre massima attenzione all’essere umano in divenire. Vogliamo formare uomini che da adulti possano manifestare e attualizzare la propria libertà interiore».

Almeno adesso sapete che se volete mandare vostro figlio a una scuola steineriana la sceltà è già fatta: non potrete anticipare…

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  1. Mio figlio non è un genio, ma ha i suoi tempi. « Manager di Me Stessa Says:

    [...] http://www.smamma.net/2009/02/a-scuola-a-5-anni-i-pareri-degli-esperti/ [...]

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