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Mamme 2.0 - Jan 9, 2009

Mamme 2.0, il fenomeno dei blog fra mercato, confidenze e solidarietà

Mamme 2.0, il fenomeno dei blog fra mercato, confidenze e solidarietà

L’inserto settimanale di Reppublica racconta la Milano del mommyblogging

Esiste a Milano un universo popolato da hobbit, streghe e tribù di bambini scatenati. Le mamme che lo abitano sono estroverse, colte e piene di interessi. Questo universo parallelo, conosciuto come mommyblogging, muove migliaia di lettrici ed è un fenomeno a cui si stanno interessando anche editoria, cinema e università. La Bocconi, per esempio, sta realizzando una ricerca su mamme e informazione. Il movimento dilaga (a Milano ci sarebbero un’ottantina di blog, in Italia tremila), ma gli spazi di crescita sono enormi, se è vero, come stimano alcune blogger, che in città sono ancora meno del 10 per cento le mamme che ne fanno parte.

La capostipite è Claudia De Lillo, 38 anni, giornalista finanziaria e due figli di cinque e due anni (da lei ribattezzati “hobbit”), autrice di nonsolomamma.com. Da successo in rete (si contano tremila contatti al giorno) a bestseller in libreria, il passo è stato breve. Ora una casa di produzione cinematografica si sta interessando all’opzione sui diritti. Per molte mamma il blog è terapeutico. Talmente terapeutico che Costanza Cristianini scrive sulla home di theitalianmom.blogspot.com: “Meglio un blog oggi che un prozac domani”, mentre Lisa, autrice di lisa2007.splinder.com, ironizza sul fatto che “si ritrova sempre immersa in un caos primordiale”.

In rete ci si tiene in contatto senza sforzo: necessità molto sentita a Milano, città che quasi tutte riconoscono come poco “amichevole”. A sentire Valentina Aldrovandi, autrice di valewanda.blog.tiscali.it, 35 anni, avvocato d’azienda con tre figli, “i blog proliferano perché questa città non consente di coltivare rapporti fisici se si ha una famiglia”. Ma nei blog non ci si riconosce solo in quanto madri. “Mi sento parte di una comunità, essere blogger aggiunge un’altra dimensione all’essere mamma”: Michela Cella, 36 anni, ricercatrice in economia politica all’università Bicocca, due figli di tre anni e mezzo e un anno e mezzo, è autrice di babyccinoblog.com insieme con Courtney, che vive a Londra, con Esther, che sta ad Amsterdam, e con Emilie che abita a Parigi. Babyccino (che a Londra è un latte macchiato con il cioccolato) incrocia le esperienze di queste quattro mamme: “Ci siamo conosciute a Londra – spiega l’autrice milanese -. All’inizio il blog era una cosa tra noi, per tenerci in contatto. Oggi abbiamo 700 lettrici al giorno”. Le mamme che si collegano a questo sito, che è ovviamente in inglese, “sono educated, opinionated, e hanno un taglio internazionale, vogliono sapere come si vive all’estero, perché ne sono curiose o perché non escludono di trasferircisi”.

La “comunanza” di cui parla Michela Cella è una caratteristica riconosciuta da quasi tutte le blogger. Patrizia Violi, 45 anni, giornalista freelance, due bambine di 8 e 11 anni, autrice di extramamma.blogspot.com parla di “un rapporto di sorellanza, forse perché in rete si è molto più buoni. Internet non è ancora quella jungla che è la città”. Ma Elisabetta Andreis, 36 anni, www.vitadastrega.com, due figli di 4 e un anno e mezzo, dice che la categoria mamme-blogger le va stretta: “E’ vero che biologicamente sono mamma, ma se devo definirmi preferisco dire che sono appassionata di cinema, di bici, di viaggi”. Secondo la Andreis i piaceri della Rete vanno presi a piccole dosi, “perché il rischio è di trovarsi invichiati in una rete di amicizie meno impegnative rispetto ai rapporti reali, che ti fanno trascurare la quotidianità con il marito e gli amici che ti stanno fisicamente vicini”.

Ma la rete non è fatta solo di blog. Ci sono anche siti che offrono servizi. Carlotta Iesi, 36 anni, specializzata in imprenditoria sociale, due figli di quattro e due anni, a ottobre ha varato radiomamma.it. “Il sito – spiega – è nato perché le mamme hanno bisogno di informazioni e ne hanno bisogno in fretta. Da questo punto di vista c’è molto da lavorare”. Su Radiomamma si trovano i negozi, i luoghi, gli esercizi commerciali, i ristoranti “family friendly”, quelli cioè in cui mamme, papà e bambini saranno ben accolti. “Dal sito – continua la Iesi – le famiglie lanciano una provocazione: “considerateci”, anche solo per il nostro potere d’acquisto”. Nei primi due mesi di vita il sito ha totalizzato 8.500 visite e conta su una media di 200 visite giornaliere, 270 sono gli iscritti alla newsletter del venerdì sugli appuntamenti del fine settimana.

La blogger Violi, invece, ha aperto il sito www.milanoperibambini.it che conta 14mila contatti al mese e più di 600 iscritti alla newsletter. Il suo è un sito su cui si può consultare l’agenda degli eventi (teatri, laboratori, corsi) e trovare numeri utili per chi cerca un pediatra di sabato o una babysitter. “Il sito – spiega – è nato per mettere in comune ricette, consigli, indirizzi di ristoranti adatti ai bambini. La credibilità delle informazioni che si scambiano le mamme in Rete è molto alta, perché sono tutte cose sperimentate sul campo”.

Ancora di servizi si occupa www.milano20145.it di Paola De Agostini, 46 anni, giornalista-editor esperta di multimedialità. “20145 è il cap della mia zona -spiega – nasce come un blog di quartiere per fare rete con gli altri genitori. Credo che ce ne sia molto bisogno, perché questa è una città che spaventa”.

E’ difficile dire quale sarà il futuro del mommyblogging. Cecilia Spanu, 41 anni, quattro figli dai 13 ai 5 anni, è una delle menti di “Fattore mamma” (www.fattoremamma.com), società di consulenza e marketing che collabora alla ricerca della Bocconi. “I blog – è l’analisi della Spanu – si sono evoluti: sono nati come uno sfogo personale, ora sono uno strumento per costruire delle relazioni di affinità. Le mamme però non vedono ancora il blog come una possibile fonte di autosostentamento. In alcuni casi il motivo è ideologico, in altri casi, invece, non si è ancora raggiunta la consapevolezza delle potenzialità del fenomeno”.
In pratica non c’è ancora stata l’apertura al mercato, alla pubblicità.

L’avanguardia in questo campo sono, ovviamente, gli Stati Uniti, dove, secondo gli ultimi studi, i blog delle mamme sono tra i centomila e cinquecentomila. “Grazie alla pubblicità – conclude Spanu – molte mamme hanno fatto del proprio diario su Internet un lavoro vero e proprio”.

Tra il business e le mozioni d’affetto, il mommyblogging in Italia sta cercando ancora la propria via.

Ho quotato tutto l’articolo di Annalisa Camorani perché l’ho ripreso integralmente: certo che su Repubblica potrebbero anche fare i link quando si parla di Rete ;) E visto che ho già dovuto integrare dei brani che non erano stati riportati on line, eccovi anche il box di approfondimento:

Il lavoro al centro
Paola Dubini, professore associato della Bocconi di cui presiede il centro di ricerca Ask (Art, Science and Knowledge), è il docente che conduce la ricerca sulle mamme e il web.
Quanti sono i blog e quando sono nati?
“In Italia sono circa 3.500. Il grosso è nato tra il 2007 e il 2008″.
Come sono queste mamme?
“I nostri risultati sono ancora parziali, ma possiamo dire che, di solito, hanno tra i 30 e i 45 anni, uno o due figli e molta disponibilità a cooperare tra loro, hanno necessità di far rete. Sono rappresentati un po’ tutti i ceti e, spesso, dai blog viene fuori un rapporto un po’ dilaniato con il lavoro. Il tema del rapporto tra famiglia e lavoro è molto forte”.
Che futuro hanno i blog?
“Non si può dire che forma prenderanno. Di certo è un fenomeno in espansione che ha un potenziale di crescita molto forte, anche solo per un fatto numerico: le mamme in Italia sono 17 milioni”.

1 Commenti a questo post

  1. laura Says:

    Babyccino è uno dei miei preferiti in assoluto!

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