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Lavorare - Jan 7, 2009

Baby in ufficio?

Baby in ufficio?

Secondo il New York Times, crescono le società che permettono alle mamme di portare in ufficio il proprio bambino.
E’ di qualche giorno fa l’articolo dedicato a questo nuovo trend. I casi citati raccontano di imprenditrici che hanno conciliato l’impegno lavorativo creando delle vere e proprie “stanze da gioco” accanto al loro ufficio per poter ospitare i loro figli.

Bambini che tutte le mattine vanno in ufficio. Letteralmente.

I pareri sono contrastanti e ugualmente evidenti: da un lato, soprattutto nei primi mesi di vita, i vantaggi della vicinanza sono indiscutibili, dall’altro non sempre i luoghi di lavoro sono adatti per ospitare un bambino.

Le critiche più significative sottolineano l’elemento di disturbo che un bambino può generare in un ufficio e l’impossibilità per il genitore di dedicarsi completamente al lavoro.

Nonostante questo, il fenomeno si conferma in crescita. C’è da dire che negli Stati Uniti le neomamme hanno diritto a tre mesi di maternità, anche se non pagata. Le aziende sembrano quindi disponibili a questo tipo di soluzioni pur di garantirsi la presenza in ufficio.

Una società di Indianapolis, ad esempio, ha ideato un vero e proprio programma Bring your baby to Work per bambini dalle 6 settimane ai 6 mesi: l’azienda paga l’80 per cento dello stipendio quando il bambino è in ufficio. In questo modo, secondo i responsabili del progetto, i genitori non si sentono in colpa nel dedicare attenzioni ai figli durante le ore di lavoro.

Del resto, alcuni psicologi contattati per il servizio sottolineano i benefici della presenza in ufficio anche per i bambini, che non avrebbero bisogno in realtà di attenzione continua esclusivamente dedicata a loro.

Potrebbe esistere un programma Bring your baby to work in Italia? Sicuramente molte aziende piccole e molti liberi professionisti si organizzano in maniera analoga senza tanto clamore. E certamente la normativa sulla maternità in Italia è più vantaggiosa di quella statunitense.
Però, se fosse possibile, perché no? Vista la carenza di servizi, soprattutto per la fascia 0-3 anni, ogni possibilità in più è un’opportunità da non trascurare…

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