La letterina che scriverebbero le mamme che lavorano a Babbo Natale non ha niente di magico o utopico, anzi. In molti (troppi) Paesi dell’Unione Europea è già realtà da anni. E non parliamo solo di Svezia e Danimarca
1.Tempo
Per conciliare le esigenze di famiglia e carriera un milione di donne italiane, circa il 36, 8 per cento delle mamme che lavorano, desidererebbe bilanciare diversamente l’impegno fuori casa con la cura dei figli. Tra le difficoltà da non dimenticare, gli orari dei servizi come trasporti, uffici pubblici e negozi che non facilitano una gestione ottimale della propria giornata.
2. Part-time
Solo una donna su 4 in Italia ha un contratto per il tempo parziale, contro le 3 su quattro dei Paesi Bassi e più di due donne su 5 in Gran Bretagna, Germania e Belgio. Nel nostro Paese non esiste l’obbligo di concedere il tempo parziale, che pure è una scelta strategica per le mamme, e quindi per le donne comprese nella fascia 35-44 anni.
3. Asili nido
Il dato è sconfortante: su cento bambini compresi nella fascia d’età 0-3 anni, in Italia solo 6 hanno un posto al nido. Entro il 2010, secondo quanto auspicato dalla Comunità Europea la copertura dovrebbe garantire il 33 per cento. Le liste d’attesa sono un altro punto dolente: nei capoluoghi di provincia, il 26 per cento dei richiedenti rimane in lista d’attesa, nonostante il numero degli asili comunali sia in modesta ma costante crescita. In Danimarca il posto è garantito al 58 per cento dei richiedenti ma già in Francia le cose funzionano decisamente meglio: si parla infatti del 39 per cento di richieste soddisfatte.
4. Aiuto dal papà
Un papà italiano dedica circa 45 minuti al giorno ai figli: una crescita confortante ma c’è ancora tanta strada da fare…
5. Politiche per le famiglie
E’ un tema trasversale che va dai tassi agevolati all’ampliamento dei servizi, dalle misure fiscali ai congedi parentali… E’ sul tavolo di ogni governo ma i risultati concreti tardano ad arrivare…
6. Aiuto dopo il parto
Non si parla solo di offrire sostegno alle “situazioni a rischio”, quella fascia di mamme che rischia di incorrere nella depressione post-partum. La necessità è quella di guidare le neomamme attraverso tutto il primo anno di vita del bambino, periodo delicatissimo e denso di momenti “strategici”. E non solo da un punto di vista strettamente sanitario (in questo senso, ambulatori e consultori garantiscono una copertura sufficiente): il sogno è, come in Francia e Germania, l’ostetrica a domicilio per “partire” al meglio.
7. Pari opportunità
Ogni mamma lo sa: il rientro al lavoro dopo il lavoro è quasi sempre occasione di discriminazione. Un dato illuminante ci viene da ll’indagine ISTAT dedicata alla maternità: il 18,4 per cento delle mamme lavoratrici all’inizio della gravidanza non lavorano più entro il terzo anno di vita del bambino. E di queste, il 12,4 per cento si è licenziata per la difficoltà di conciliare le necessità del nuovo ruolo con il lavoro.







February 18th, 2009
la sola cosa che so è che a roma ci vogliono prenotazioni incredibilmente anticipate per il nido dei bambini, la mia azienda non è per niente elastica sugli orari e tutto è molto difficle…ma anche molto bello!forza supermamme!